Archivi categoria: Street Art Attack

Guerrilla SPAM @ (ac)Cenni di (con)TempORAneo 2014 – di Alessandra Ioalé per Street Art Attack

SPAM Trionfo dell'Apparenza_Panoramica_Ph. Chiara Calanca

Street Art Attack torna nuovamente a parlare del lavoro di SPAM e della sua Guerrilla, portata ormai sui muri di parecchie città italiane e straniere, contro tutto ciò che è falso ma i media ci spacciano per vero; contro tutto ciò che è effimera imitazione ma la nostra società ne fa suo baluardo di mera apparenza sotto cui sopravvivere senza porci domande, che rivelano verità scomode. La Guerrilla messa in scena in un lungo ciclo di opere con le quali SPAM si distingue nel panorama artistico dell’arte urbana, per un uso colto delle citazioni classiche e moderne dell’arte “agghindate” da un’ archeologia di simboli appartenenti invece alla sfera del nostro quotidiano contemporaneo, su cui ogni volta si costruisce la metafora critica racchiusa nella composizione, giocata sul bianco e nero, come fosse uscita da una matrice xilografica.

SPAM_Trionfo dell'Apparenza_Particolare_Ph. Chiara CalancaLeggete l’intero articolo QUI su Street Art Attack

Hybrids – Ibridazioni di stili nella personale di Corn79 – Intervista di Alessandra Ioalé per Street Art Attack

Corn79+Etnik the wall out of the 1AM Gallery

Corn79+Etnik the wall out of the 1AM Gallery

Oggi dedico la mia attenzione alla scena italiana con l’intervista a un altro dei più attivi, produttivi e originali interpreti del post-graffitismo, Corn79. Writer e artista che vive e lavora a Torino ma si fa conoscere nel panorama internazionale, distinguendosi per uno stile geometrico astratto, ricercato e peculiare nelle costruzioni compositive, con cui dà corpo a visioni personali. La sua prima personale allo Studio D’Ars di Milano, che inaugura il prossimo 10 Giugno, sarà l’occasione per presentare al pubblico il bellissimo progetto Hybrids, al quale sta lavorando da molto tempo e col quale porta su tela lo stesso concetto di collaborazione che normalmente i writers portano su muro, con la differenza che “le opere sono vere e proprie ibridazioni tra gli stili dei due artisti coinvolti”. Un confronto acceso e positivo con se stesso e, allo stesso tempo, tra artisti legati da reciproca stima, che fa emergere e mostra le qualità tecnico-espressive e le potenzialità estetico-formali del linguaggio artistico di Corn79.

Corn79

Corn79

Alessandra: Oggi Corn79 è conosciuto come uno dei più singolari e attivi interpreti del post-graffitismo italiano. Come ti sei approcciato al writing e come ti sei mosso nella scena italiana?

Corn79: L’approccio al writing è nato in maniera casuale, vedendo alcune tag in giro per le strade di Imperia nell’estate del 1996. Fino a quel momento non mi ero mai fermato a pensare a cosa si potesse celare dietro i graffiti e non li avevo mai veramente presi in considerazione. Da quel punto in avanti una lunga serie di eventi più o meno casuali e fortuiti hanno portato a modificare la mia vita in maniera radicale, nel bene o nel male dal 1996 i graffiti sono entrati nel mio quotidiano e mai ne usciranno. Fondamentale nel mio percorso è stato conoscere Fijodor, Sushi (Non smetterò mai di pensarti amico mio), Odio e gli altri ragazzi con cui fondammo l’ADC, la nostra crew storica che mi ha formato sia in campo artistico che personale. Altro tassello importante, a cavallo tra la fine dei Novanta e l’inizio degli anni Duemila, è stata l’Others crew e l’inizio di un’intensa attività legata alla mia città: Torino. Ho sempre frequentato molti personaggi della scena italiana ed internazionale, anche se penso di aver viaggiato poco rispetto a molti altri. C’è sempre stato un legame forte con la scena toscana, probabilmente per affinità caratteriali coi ragazzi di zona.

Corn79+MRFijodor+DMS+Zed1 Catania 2014

Corn79+MRFijodor+DMS+Zed1 Catania 2014

Leggete l’intera intervista QUI su Street Art Attack

THOMAS CANTO | Parallax immersion – di Alessandra Ioalè per Street Art Attack

Residenza artistica Les Bains - Photo Courtesy Magda Danysz Gallery-Stephane Bisseuil 2014

Residenza artistica Les Bains – Photo Courtesy Magda Danysz Gallery-Stephane Bisseuil 2014

Grazie a un piacevole scambio di mails che in questi due mesi sono riuscita a intrattenere con l’apprezzato e conosciuto graffiti e street artist francese, Thomas Canto, ho avuto il piacere di scrivere questo articolo e di conoscere un po’ più a fondo la figura e l’opera eclettica dell’artista, ad oggi impegnato con il suo ambizioso progetto “Gravité B“, serie di installazioni il cui nome coincide con quello della sua prima retrospettiva pubblicata da Le Voyageur Editions nel 2012, e per il quale ha portato a termine la sua ultima fatica, “Parallax immersion” di cui vi parlerò oggi.  Canto entra in contatto col mondo del writing agli inizi degli anni Novanta, scoprendo i primi graffiti sui muri del suo quartiere; inizia a conoscere i writers della sua città e a seguirne le tracce usando il nome di Sperone e successivamente Dense. L’artista, rispondendo a qualche mia domanda, racconta come questa disciplina sia poi la base di sviluppo di quella che oggi è la sua peculiare e straordinaria produzione artistica: 

it is through graffiti that I learn about the colours and the gestures that will permeate in some of my later pieces. My work on letters started according to the codes of graffiti artists like Futura 2000, Lokiss, Mode 2 and other American graffiti legends. Quickly developing interest for other tools and techniques, I was soon to deviate, switching from spray-can to brushes, from wall to canvas whilst keeping urban themes drawn from graffiti. My first walls are only the beginnings which will lead to his work on canvas, the “name” will give room to a deeper study of calligraphy, the oversized shapes of the tags will mutate in vortexes and abstract universes and the walls will turn into infinite cities.

Parallax immersion 2014

Thoma Canto Parallax immersion 2014

La successiva fondazione e direzione della Galleria N2O – la prima galleria specializzata in street-art e graffiti a Lione –  gli permette di continuare a sviluppare il suo lavoro, stabilendo connessioni con artisti di diversa provenienza, e di intraprendere numerose collaborazioni (Marko 93, Doze Segreto Lab, Brusk). Importante nel suo percorso sarà l’incontro con Dare, al cui lavoro ha guardato per anni, che lo inviterà alla Carhartt Gallery a Weil Am Rhein (Germania) – il più grande spazio dedicato all’arte urbana in Europa – dove sarà proprio Gunther Sachs ad acquistare alcune delle sue prime tele. 

Recluse when working on canvas, I also really enjoys group and outdoor collective work, which enable him to confront and mix my ideas. I had thus twice collaborated on a collective piece with Speedy Graphito, YZ, Popof amongst others for a non-profit making organisation. Now, outdoor creations needs a lot of preparation because of their complexity, but I still love to do some anytime. Outdoor will always be the biggest open museum where every artist can exhibit.

Ciò che oggi Thomas Canto realizza è una delle più affascinanti trasposizioni su tela, quella della sua visione personale dell’ambiente in cui vive; una visione astratta e duplicata nell’intreccio disordinato degli impasti della sua vita all’interno della metropoli urbana. Attualmente l’artista sta compiendo un ulteriore passo, il passaggio dalla tela allo spazio tridimensionale dell’installazione; le composizioni diventano strutture immerse in scatole di plexiglass 3D dove i fili di nylon e vernice s’intersecano perfettamente per dar forma concreta alla sua visione architettonica della metropoli.

Continua a leggere QUI l’intero articolo con il video dell’installazione pubblicato su Street Art Attack. Enjoy It!

Interview with Binho Ribeiro by Alessandra Ioalé for Street Art Attack

Immagine Copertina_Binho @ Art Rua 2013 Rio De Janeiro

During these last weeks I had the pleasure to interview Binho Ribeiro, one of the first Brazilian graffiti pioneers based in Sao Paolo, who is famous for his colored imaginary series of characters. He usually travels a lot and he has painted in several cities all around the world, such as during his last participation at Wynwood Walls in Miami and at Meeting of styles in Latin America.
We spoke of different kind of topics within this interview, in which he also retraced his experiences as a curator of the International Biennial of Graffiti Fine Art, where the Italian artist Etnik was invited in the last edition (here is the interview to the artist by Giada Pellicari), and of the Museu Aberto de Arte Urbana (MAAU), which is an important urban art project in Sao Paolo.
If you want to see his artworks by yourselves you should go to the Amazing Day Art Exhibition, which opens on the 11th of this month at Locate di Triulzi (MI), where he will be one of the artists exhibiting.

Alessandra: You started as a graffiti-writer in the 1984, becoming one of the first important old school ones from Sao Paulo. Can you tell us about the scene of your city?
Binho: At that time there wasn`t a graffiti scene. The artists came up as few ones, the crews were taking shape and some walls started being painted by them. Today Sao Paulo counts around five thousand graffiti writers.

Binho @ Wall Therapy 2013 Rochester NY

Binho @ Wall Therapy 2013 Rochester NY

A: You are both a curator and a graffiti artist. Can you tell us something about your style? Where do you get inspiration from?
B: As an artist I have my classic graffiti tags, characters, scenarios, wild style and some screens from this traditional work. I also developed one conceptual line, where I made use of figurate animals with color and peculiar style. This line of the work is the proposal that I use when I`m exhibiting inside galleries and museums.
My inspiration comes from the Brazilian colors, animals that transmit life, movement and positive energy. Acting as a curator I explored my experience of thirty years in this cultural area in Brazil, Latin America and other territories around the world. The connection with artists and cultural producers gave to me the possibility in order to identify the style, the concepts and artists behave from many places around the world. Therefore I turn my trusteeship unique and authentic.

Binho Characters 2014

Binho Characters 2014

A: You are also the curator of the International Biennial GFA at the MUBE museum. How the Biennial Fine Art Graffiti has started in Sao Paulo city?
B: Trough an invitation from the Museu Brasileiro de Esculturas MUBE (Brazilian Museum of Esculpture) to develop a project that would bring the urban art inside a museum, I realized the opportunity of doing something that was different from other cases. With the success of the first exhibitions, we started the project of creating a biennial by turning the posterior exhibitions into something bigger and more embracing.
It started in 2009 and since from the first biennial, we kept running other exhibitions, all of them with outcomes characterized by great results within media and public. Then the second biennial came with great success and the number of visitors estimated in fifty five thousand people in a month. Now we are working on the third biennial that should open on the first semester of 2015.

Binho @ GFA Los Angeles

Binho @ GFA Los Angeles

Read all article HERE on Street Art Attack

http://www.binhoribeiro.com.br
http://www.flickr.com/photos/binhone

Pics by Binho

A Major Minority: The OtherContemporary Urban Art – San Francisco – review di Alessandra Ioalè

Does Superstition

Does Superstition

Lo scorso venerdì 14 marzo, presso la 1AM Gallery di San Francisco, ha inaugurato A Major Minority, una delle più importanti e ambiziose collettive a livello internazionale, non solo perché comprende più di oltre 100 artisti, provenienti da circa 18 paesi diversi di cui circa una decina italiani, ma perché ha la volontà di fare un’indagine su ciò che Poesia, uno dei maggiori graffiti artist con base a San Francisco, nonché curatore della mostra, definisce Othercontemporary Urban Art: un campione internazionale di opere d’arte che rivelano il carattere generale dell’Urban Art e del suo rapporto con il pubblico e il mondo dell’arte contemporanea.
Il curatore spiega in risposta ad una domanda che gli ho posto: The idea was to invite a large sample of artists from around the world based on a new generation of painters. Most have history in Urban/Graffiti art and I wanted to showcase the range and depth of todays painters. I did not choose the artists based on a style or aesthetic, Instead I wanted to include many mediums and different styles of art.

Inaugurazione @ 1AM Gallery

Inaugurazione @ 1AM Gallery

Secondo Poesia, l’arte urbana è diventata un movimento artistico OtherContemporary, riprendendo il termine coniato da Stefano Antonelli, perché al di fuori del mondo dell’arte contemporanea e della critica. Prendendo una vasta campionatura di urban artist più conosciuti al mondo, Poesia mira a svelare il vero carattere di questa forma d’arte nata al di fuori della teoria e sulla base delle sue interazioni con il pubblico, così come con il paesaggio urbano che la ospita e in cui si mostra in tutte le sue sfaccettature espressive.

Inaugurazione @ 1AM Gallery

Inaugurazione @ 1AM Gallery

A Major Minority cerca di illustrare l’attuale sviluppo di questa forma visiva come la naturale evoluzione della forma d’arte originale dei Graffiti, che si manifesta alla fine degli anni Sessanta e, successivamente, quando il termine “Graffiti” comincia ad essere utilizzato fortemente dai mass media, passa attraverso molte e progressive mutazioni fino ad oggi, dove “traditional graffiti merges with street art and becomes what the public has coined Urban Art.”* In un bellissimo parallelismo col Cubismo, Poesia spiega l’excursus delle tre fasi di sviluppo estetico-formale dei Graffiti dalle originarie tag, realizzate con marker e rozzi strumenti, al Wildstyle e alla decostruzione completa del lettering, fino alla terza fase, quella ibrida e astratta dei Graffiti, definita dal curatore come “an implosion of synthesis, an inclusion of all other art historical aesthetic forms, as well as any other kind of visual expression from pop culture, outsider art, illustration, advertising, and anything else that an artist may be attracted to.”* E proprio in questa fase si colloca Graffuturism, con il quale s’identifica non soltanto un gruppo di artisti di spicco nel panorama contemporaneo, dal quale parte anche la selezione degli artisti presenti in mostra, ma un vero movimento fondato nel 2010 dallo stesso Poesia.

Inaugurazione @ 1AM Gallery

Inaugurazione @ 1AM Gallery

Il carattere complesso di Othercontemporary Urban Art, nelle sue più evidenti e articolate sfaccettature e sotto-generi, si traduce grazie ad un percorso espositivo omogeneo studiato ad hoc dal curatore, sviluppandosi in un andamento che racconta l’ampio continuum di approcci ed estetiche che ricadono sotto la competenza di questa forma d’arte, dal geometrico al figurativo, passando per l’astratto e arrivando a toccare anche la fotografia. Lo spettatore s’immerge così in un viaggio, progressivo e lineare, alla volta della conoscenza di ogni singolo artista, di cui sono esposte dalle tre alle cinque opere in formato A4.

 

Continua a leggere QUI l’intero articolo pubblicato su Street Art Attack.. Enjoy It!

*Ho scritto questo articolo anche sulla base del Manifesto di dichiarazione scritto a due mani da Ekg e Poesia, che potrete leggere interamente qui. Una lettura di questo saggio è molto importante secondo me, in quanto pone in evidenza molte questioni importanti tra le quali quella dell’uso appropriato o meno della terminologia di riferimento, della mancanza di analisi critica del movimento Urban Art e delle discipline ad esso annesse, facendo una piccola analisi dello stato attuale delle cose. Questioni che, ultimamente, anche in Italia abbiamo sentito l’esigenza di affrontare più volte e risolvere.

Le geometrie terrestri di Giulio Vesprini | Intervista di Alessandra Ioalé per Street Art Attack

Pubblicata il 18 e il 25 Febbraio 2014 su Street Art Attack
Sono entrata in contatto con l’opera di Giulio Vesprini pochi mesi fa, in occasione della collettiva MINI MAXI Urban Art al GAMC di Viareggio. Come affermai in un mio articolo al tempo, curiosa e originale è la sua geologica visione di forme naturali, che si riappropriano degli spazi urbani in degrado. Una visione che ha radici lontane.
Le sue prime esperienze adolescenziali sono all’interno del mondo del Writing, che lo vedono partecipare a una delle storiche convention italiane, il JUICE96 di Ancona, proseguendo poi verso quelle accademiche, dove si approccia per la prima volta alla grafica incisoria e digitale. Arriva poi a mutare e a concludere con gli studi alla Facoltà di Architettura, che segnano in lui il passaggio verso una ricerca cromatica e formale dall’essenziale ed “ermetica” geometria, stabilendo un nuovo rapporto con la natura.
 
Alessandra: La tua poetica vede la luce nei tuoi disegni e prende forma in installazioni polimateriche. A Treviso (Martellago) ti è stata dedicata una personale presso Formato Aperto a cura dell’Ass. Interstizio, nella quale hai esposto alcune delle tue illustrazioni e hai creato una bellissima installazione. Come sei riuscito a concepire il passaggio dalla bidimensionalità del disegno alla terza dimensione installativa?
 
Giulio: Ho accettato con molto entusiasmo l’invito dei ragazzi di Interstizio. Il loro è davvero un progetto che parte dal basso e arriva molto in alto perché c’è un’idea, non autoreferenziale e fine a se stessa, ma concreta e dedicata all’arte. Il collettivo Interstizio ha voluto fortemente una mia installazione, e va detto che è stata ufficialmente la mia prima personale. Ho esposto alcune delle mie illustrazioni con temi più naturali, credo che siano i bozzetti di opere più grandi, come la serie delle pietre lunari su muro o delle installazioni a terra. Sono concepiti come disegni preparatori ma hanno comunque l’autonomia per essere esposti da soli, in particolare le pietre ed i cerchi. 
SPAZIO-TERRA#1, 2013

SPAZIO-TERRA#1, 2013

Il passaggio dalla bidimensionalità alla terza dimensione, se così si può dire, è dovuto principalmente al fatto che negli ultimi anni preferisco opere più grandi a un dipinto su tela, così passo dal micro al macro senza via di mezzo. Anche le scuole fatte, come la facoltà di architettura, hanno molto a che fare con questi ripetuti passaggi di scala. Sono stato influenzato anche da uno dei miei libri preferiti: Flatlandia.
SPAZIO-TERRA #3, 2013

SPAZIO-TERRA #3, 2013

A: Tutto questo tu lo porti anche su muro e lo scorso 2013 ti ha visto molte volte invitato a Roma, in particolar modo per realizzare opere murali all’interno del MAAM. Mi vuoi parlare di questa esperienza?
G: Sì Roma mi ha letteralmente adottato in questi ultimi due anni. Sono piacevolmente colpito da questo nuovo fermento che sta rendendo Roma una degna capitale. Il MAAM e URBAN AREA, del collettivo Adna, ed altri progetti sparsi per la città, sono realtà attive molto forti nel territorio, la prima, ad esempio, riesce perfettamente nell’integrazione tra Street Art e diversi ceti sociali, riuscendo a rendere anche educativi i vari interventi che i numerosi artisti hanno lasciato sui muri di una città nella città. All’interno del MAAM ci sono due mie opere, l’ultima fatta per il progetto Rebirth Day di Michelangelo Pistoletto, l’altra invece un omaggio alla luna, quest’ultima con lo spazio ed il missile legano un po’ con tutta la filosofia del MaamMetropoliz. Ricordo che il 23 giugno scorso, il giorno del supermoon, il giorno della superluna che è la coincidenza di una luna piena con la minore distanza tra Terra e Luna, ho realizzato una pietra lunare molto grande frutto di una ricerca iniziata cinque anni fa, tuttora attiva.
Cerchio G12, 2013

Cerchio G12, 2013

Il secondo, è un collettivo impegnato nel recupero di spazi in disuso, come il cine-teatro Volturno, ora vetrina di bellissime opere d’arte ed installazioni. Sono state bellissime esperienze, sia come uomo che come artista. Un grazie particolare a Mirko e Giorgio per i loro inviti.

Cerchio G07, 2013

Cerchio G07, 2013

A: Parlami di questa tua ricerca iniziata cinque anni fa e che ha per soggetto la pietra lunare.
G: Questi disegni sono arrivati in un momento di passaggio tra il figurativo più ”pop”, a cui ero legato fin dagli anni accademici, e un segno che si concentrasse più sulla forma.
Ero stato invitato al fuori salone del 2009 per Digital Is Human, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci a Milano; girando per le stanze ho visto esposto il piccolissimo frammento lunare, donato all’Italia dagli Stati Uniti dopo la missione dell’Apollo 17 sulla luna. Questa storia mi ha affascinato perché parlava di pace, di fratellanza tra stati attraverso la cultura e la scienza e non attraverso la politica. Quasi tutti i musei del mondo hanno un frammento di pietra lunare, donato da quella missione. L’idea che la Luna, un satellite esterno al nostro pianeta, possa creare un sorta di unione tra stati terrestri, aveva un non so che di romantico. Diversi artisti in quel periodo iniziavano una nuova fase di ricerca grafico-pittorica, mostrando un’attenzione più rivolta alla natura che all’uomo stesso. Anche per me quello è stato un anno di forti cambiamenti. Ho ripreso a studiare i maestri del passato vicini alla Land Art ed alle installazioni video, ma soprattutto ho ricominciato la mia primissima ricerca, concentrata sulla forma, il colore e le geometrie, che mettevo spesso dentro ai miei video, quadri ed incisioni. Decisiva è stata la visita nel 2002 a Documenta 11 la mostra quinquennale d’arte contemporanea che si tiene a Kassel in Germania, dove letteralmente impressionato da grandi artisti, ho capito subito che la mia inclinazione artistica sia più ermetica e meno lampante. Credo comunque che ogni percorso fatto fino ad ora sia stato determinante per la mia attuale ricerca.
PIETRA LUNARE#5, 2013

PIETRA LUNARE#5, 2013

A: Per il progetto In|attesa, all’interno di Memorie Urbane, sei stato invitato a intervenire su una pensilina della fermata dell’autobus. In questa occasione hai realizzato invece qualcosa che apparentemente si distacca, sia per tema che per soluzione formale, dalla tua poetica. Me ne vuoi parlare?
G: Dunque con quell’opera ho finalmente sottolineato il mio approccio all’arte. Ho raggiunto questa consapevolezza dopo qualche esperienza non riuscita perfettamente. Il punto fondamentale, è che bisogna avere una lettura a 360° durante un intervento di arte urbana. Non bisogna forzare la mano e ostinarsi a lasciare tracce solo per dire ci sono stato anche io. I cerchi, le pietre o altre forme portate avanti fino ad oggi, lì avrebbero avuto pessima resa, con la presunzione e l’egoismo di chi non legge il territorio, lo spazio intorno. Dipingere sul vetro non è semplicissimo, per le mie opere, dove il rigore e la pulizia la fanno da padrone, non sarebbe stato un supporto giusto; per questo la scelta è caduta su un intervento da artista e non da urban artist. Un artista che in base alla situazione muta il suo intervento a favore dell’arte e non dell’io.
Così avevo in mente alcuni desk dei computer e videogiochi degli anni passati; ho scelto MS-DOS perché era il sistema operativo che faceva partire il pc, quella pensilina fa partire le persone, le fa fermare e soprattutto è uno start al progetto In|attesa. Il curatore ne è stato molto soddisfatto, e questa pensilina ha ricevuto focus molto importanti, non ultimi gli articoli dei giornali che hanno parlato della triste affissione di locandine sopra al pezzo da parte di fazioni politiche locali. Fortunatamente è stata restaurata e gode a tutt’oggi di un ampio consenso.
MS-DOS-IN ATTESA 2013

MS-DOS-IN ATTESA 2013

A: Infine hai curato, all’interno del Futura Festival a Civitanova Marche, These Walls For The Future, la sezione dedicata alla street art performance. Un progetto di arte pubblica, che ha coinvolto un bel gruppo di artisti. Mi parli del progetto? L’idea da cui nasce, il suo sviluppo e le collaborazioni.
G: Futura Festival è un evento importante per la città di Civitanova Marche. Abbraccia a tutto tondo le arti e le filosofie; l’edizione passata ha aperto le porte anche alla disciplina della street art. Sono stato contattato direttamente dal comune, e dopo una serie di accordi sono stato nominato responsabile del progetto These Walls For The Future. Ho accettato l’invito perché è la prima volta che un’amministrazione rende partecipi artisti locali, coinvolgendoli in un progetto molto grande.
Aris e Giuglio Vesprini, PIETRA LUNARE #6, 2013

Aris e Giuglio Vesprini, PIETRA LUNARE #6, 2013

Con Futura Festival poteva quindi andare avanti anche il mio progetto: Vedo A Colori. Quest’ idea che curo da cinque anni, cerca di recuperare tutti i muri del porto, sia commerciale che turistico. Ad oggi sono arrivati oltre quindi artisti, diciotto muri recuperati e altrettanti arriveranno, perché proprio in questi giorni ho saputo che Vedo A Colori ha vinto un bando con fondi europei per il recupero dei porti dell’Adriatico. Mi onora sapere che un mio progetto possa far vincere alla mia città dei finanziamenti europei e che con essi potrò concludere il duro lavoro dei cinque anni passati. Saranno tredici gli artisti coinvolti, per novecento metri quadrati di muro. Il fatto è che ad oggi ho già ricevuto decine di mail di ragazzi che verrebbero comunque a dipingere, anche senza rimborsi, questo mi rende davvero orgoglioso del buon lavoro fatto finora. Vorrei dedicare alla città la più grande area portuale colorata in Italia, questo grazie alla qualità degli artisti che invito e con cui condivido una bella amicizia. Farò un libro finale con tutta la storia di questi anni. Questa raccolta di foto sarà donata alle principali biblioteche italiane e data ad ogni singolo artista. Credo che sia stato un bel progetto di recupero urbano e di partecipazione cittadina, condiviso a larga maggioranza da tutti.
Cerchio G09, 2013

Cerchio G09, 2013

A: Progetti per questo 2014?
G: Riuscire ad organizzarmi per una bella personale, finire Vedo A Colori al porto e due interventi importanti a Roma di cui non svelo ancora niente….stay tuned!
Cerchio G10, 2013

Cerchio G10, 2013

A: Un consiglio d’autore.
G: Lavorare duro, anche nei momenti più bui, crearsi delle belle amicizie e collaborazioni artistiche, ti fanno crescere molto. Lasciare andare le chiacchiere che nell’arte sono come nella politica, becere…. Affidarsi a curatori seri e non a improvvisati, e studiare molto il passato, senza la presunzione di essere inventori di un qualcosa, ma fare sempre e comunque ricerca.
PIETRA LUNARE#8, 2013

PIETRA LUNARE#8, 2013

Frontier – The line of style: Il libro | Presentazione al MAMBo di Bologna – Report di Alessandra Ioalè

foto 4

Lo scorso Giovedì 13 febbraio presso il MAMBo di Bologna si è tenuta la presentazione del libro “Frontier – the line of style”, terzo step del più ampio progetto curatoriale Frontier – La linea dello stile, per la valorizzazione artistica e l’approfondimento teorico e critico del writing e della street art. Progetto che nel 2012, con il supporto del Comune di Bologna e il contributo della Regione Emilia-Romagna, ha portato a Bologna tredici artisti di livello internazionale, tra i più rappresentativi di queste due discipline, quali: PhaseIIDaimDoesM-CityHonetRustyCuoghi CorselloDadoJoysEtnikEronHitnes e Andreco. Ognuno intervenendo, con opere site specific, su muri di grandi dimensioni e di forte impatto visivo appartenenti all’edilizia residenziale pubblica.
 
I curatori dell’intero progetto, Fabiola Naldi e Claudio Musso, sono davvero orgogliosi di presentare questo volume, di cui si evince forte e chiaro il carattere transdisciplinare dalle parole di Fabiola Naldi, che tiene a sottolineare il “carattere didattico e divulgativo del testo”. Esso contempla infatti tutta una serie di voci “appartenenti sia alle metodologie affrontate, sia alle dinamiche delle realtà stesse dei due movimenti, sia del writing che della street art.” Spiegando che “il testo parte da molto lontano, nel senso che non può non partire dalle Avanguardie di inizio ‘900, non può non partire da tutto un humus che appartiene principalmente al territorio italiano.” Il libro, continua, “è “schizofrenico”, come le due discipline, nel senso che […] il corpo iconografico appartiene a Frontier, ma non sempre i testi parlano di Frontier, possono parlare di molto altro. Si prendono la responsabilità di analizzare e approfondire delle tematiche che sono state molto poco approfondite.” Dal saggio di Jane Rendell, sulla sua critical spatial practice come metodo per la comprensione di progetti come Frontier, che hanno un approccio critico sia con gli spazi in cui intervengono che con le discipline coinvolte; a quello di Christian Omodeo, sul fallimento della politica odierna di controllo del writing, che visto come sintomo di un nuovo diritto alla libertà di espressione visuale nello spazio urbano, può diventare strumento per rivedere la connotazione visiva delle città di oggi e per il giusto inquadramento giuridico del movimento stesso. Inoltre viene presentata la ricerca di Claire Calogirou, che, basata sui primi Graffitisti in Europa, propone un’analisi antropologica del movimento, contestualizzando quella che è la collezione di Graffiti del MuCEM di Marsiglia, all’interno del quale si è svolta la ricerca; passando poi al saggio di Andrea Brighenti, che propone un’analisi sociologica delle motivazioni alla base del movimento del writing e della street art, spiegando il cambiamento di percezione di entrambi, nel momento in cui vengono assunti nei circuiti di valorizzazione differenziati e differenzianti; a quello di Dado, che presenta la sua tesi sulla disciplina del writing in tutta la sua complessità, un’arte con cui, attraverso la continua ricerca dello stile del segno del proprio nome, si comunica se stessi, l’individualità di un uomo, del writer; ed altri saggi ancora. La curatrice spiega che il lavoro svolto è stato quello da critico e storico dell’arte, e parte dalla necessità di operare una storicizzazione di un movimento come quello del writing (che fra quattro anni ne fa cinquanta di anni), affermando che, alla maggior parte dei libri pubblicati a livello internazionale, dichiaratamente iconografici, manca qualcosa di fondamentale: la riflessione.
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“Una riflessione fatta con una metodologia ben precisa, quella che noi abbiamo adottato per il progetto Frontier, quella della fenomenologia e, in qualche modo, quella legata all’osservazione della generazione; di come le generazioni nel mondo del writing e della street art, con le dovute differenze anagrafiche, si erano in qualche modo evolute indipendentemente dal sistema dell’arte, creando un sistema artistico, iconografico visivo totalitario, totalizzante, e impossibile da arrestare.” Una riflessione che, come dice la Naldi, è stata possibile elaborare nel tempo insieme ad alcuni artisti come Dado, Joys, Cuoghi Corsello, punti di riferimento ed amici per la curatrice. Ed è per ciò che da un lato, nel libro si affronta, con un approccio storico, una ricostruzione partendo dalla scena newyorkese degli anni Settanta fino ad arrivare ai giorni nostri, volendo fare un po’ d’ordine. Dall’altro invece ci si immerge nella parte più tecnica, più pratica e artistica, definita la terza parte di Frontier, incarnata nella figura di Dado, “uno dei punti di riferimento della nostra città, insieme all’altro grande capostipite, Rusty, e ancora Cuoghi Corsello ed altri.” Proprio partendo dalle loro figure, i curatori hanno voluto rendere omaggio alla città di Bologna, la prima città in Italia in cui inoltre è stata realizzata una retrospettiva, “grazie alla grande lungimiranza di un critico che aveva già detto che loro erano la nuova scena pittorica”, Francesca Alinovi, che “aveva già assaporato e sentito nell’aria che qualcosa stava cambiando” e che alla sua riflessione teorico-critica, hanno reso omaggio con la conferenza internazionale kon-FRONTIERt, ospitata anch’essa dal MAMBo lo scorso febbraio 2013, i cui contributi sono raccolti in questo volume.
 
“Ciò che a me interessa” continua la curatrice, “è capire come mai certe realtà, in qualche modo si sono innestate in questa enorme disciplina che è il writing, e che in qualche modo si è modificata, nel corso del tempo, diventando anche in alcuni casi street art. A me interessa dire […] che la street art nasce per una semplificazione iconografica e visiva inevitabile degli ultimi vent’anni. E proprio in quei decenni, in cui la street art in qualche modo abbassava i livelli visivi, e tentava una raffigurazione della città e della società, anche in maniera denunciatoria e critica, i writers si complicavano l’esistenza, e facevano un passaggio completamente inverso. Andavano nella complicazione della lettera, nella complicazione dello stile, diventando sempre più incomprensibili e quindi attaccabili. Questo è il motivo per cui molte volte il writing viene affiancato al concetto di vandalismo “grafico”.
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Un grande progetto insomma, che si costituisce di tre parti complementari e indipendenti: quella operativa di realizzazione delle opere murali; quella operativa di costruzione e mantenimento del sito web in continuo aggiornamento con nuovi percorsi, progetti collaterali e approfondimenti; ed infine quella teorica, che questo libro concretizza. Il duplice compendio per tutto quello di cui Fabiola Naldi ha tracciato in questa sede le coordinate, ma anche, come tiene a precisare Claudio Musso, un riconoscimento al lavoro di questi artisti, “che non sono soltanto street artist, ma artisti a tutto tondo, il cui approccio e i cui attacchi nello spazio pubblico, e il loro interagire nella socialità, hanno sì un elemento di forza, nel momento in cui agiscono su muro all’aperto, ma sono anche dei grandissimi amanuensi; conoscitori delle tecniche pittoriche, che realizzano lavori che molto spesso vanno al di là dell’intervento su muro, attraverso tecniche delle più varie, dall’incisione fino all’aerografo, e ad altre tecniche molto più avanzate.” Rendere merito anche a queste qualità, a cui prima, secondo il curatore, non era stato dato il giusto peso, è quindi un altro punto a favore di questo libro. Non rimane adesso che aspettare la prossima edizione di Frontier, a cui con nostro grande piacere stanno già lavorando.