from Stokholm with Love | Part 2: Moderna Museet

Se la scorsa settimana vi ho introdotto alla mia esperienza a Stoccolma parlandovi del Fotografiska, uno dei più grandi e importanti centri museali per la fotografia contemporanea, oggi vi parlerò invece del Moderna Museet, il museo d’arte contemporanea della capitale svedese fondato nel 1958. Oggi, nella sua nuova veste firmata Rafael Moneo e aperta al pubblico nel 2004, è un gioiello incastonato sulla piccola collina dell’isola di Skeppsholmen che ho potuto visitare usufruendo dell’entrata gratuita del Venerdì! La sua collezione permanente spazia da Picasso e Braque a Dushamp e Man Ray, da Salvador Dalì a Lioubov Popova, Vladimir Tatlin, Max Ernst per concludersi con Andy Warhol, le sculture di Niki de Saint Phall in giardino, Pollok, Caroleen Schneemann, On Kawara e molti altri ancora. Parallelamente il Museo organizza anche mostre temporanee di alto livello qualitativo ospitando personali e collettive che ogni volta aprono uno squarcio sullo stato attuale della ricerca artistica o forniscono letture diverse ed alternative sulla storia dell’arte contemporanea internazionale.

"After Babel" Moderna Museet

“After Babel” Moderna Museet

La prima che mi ha colpita è After Babel a cura di Daniel Birnbaum e Ann-Sofi Noring una grande mostra collettiva in cui il comun denominatore degli artisti coinvolti è quello di costruire ponti tra le tante lingue che fanno parte dell’arte contemporanea e i continenti, creando un’arte che prende sostentamento da queste traduzioni e salta tra le lingue.

"After Babel" Moderna Museet

Paul Chan, The body of Oh hO (truetype font), 2008 in “After Babel” Moderna Museet

Ci sono momenti nella storia dell’uomo in cui si attua una trasformazione resa evidente a tutti attraverso una serie di eventi che interagiscono tra loro. L’anno 1989 segna una di queste trasformazioni. Nel 1989 ha inizio una rivoluzione che porterà a un nuovo ordine mondiale, a noi comprensibile solo se consideriamo tutti gli eventi politici accaduti nel mondo e che hanno introdotto l’umanità in quella che noi definiamo era globale, in cui nessuna preoccupazione è stata più locale. La caduta del muro di Berlino non era solo un problema tedesco o europeo, il massacro degli studenti manifestanti guidati in piazza Tiananmen a Pechino ha avuto conseguenze ben oltre i confini della Cina. E così via. Questi eventi, che hanno reso il 1989 un anno particolarmente drammatico, hanno influenzato il clima politico di tutto il globo. Per il mondo dell’arte, il 1989 ha segnato un momento di espansione, ci si avventura verso un nuovo tipo di mostra che va al di là dell’eurocentrismo. Ma soprattutto il 1989 è l’anno in cui il fisico Tim Berners-Lee formula il primo progetto per l’interconnessione di un sistema di documenti in una rete in tutto il mondo tramite collegamenti ipertestuali; una nuova idea che cambierà radicalmente la vita sociale mondiale, ben presto nota con la sigla WWW., rivoluzionando la distribuzione del sapere di arte, letteratura e musica in tutto il mondo.

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Sono state date molte interpretazioni alla questione sul nuovo ordine mondiale, ma quella che gli artisti hanno dato è stata una delle loro più grandi sfide affrontate scegliendo di considerare l’umanità globale non come composta da persone raggruppate in civiltà ben definite, ma un grande insieme in cui ogni individuo è visto come un microcosmo infinitamente ricco, ognuno modellato dalle idee, sogni e fantasie proprie, rifiutando la catalogazione in categorie già pronte.

Installation view. After Babel – Poetry will be made by all. Moderna Museet, 2015 © Photo: Åsa Lundén/Moderna Museet

Installation view. After Babel – Moderna Museet, 2015 © Photo: Åsa Lundén/Moderna Museet

"After Babel" Moderna Museet

Installation view. “After Babel” Moderna Museet

Da questo presupposto sono state create moltissime opere, alcune delle quali sono all’interno di questa mostra in cui vediamo collocata al centro dell’enorme spazio espositivo una torre in cui si esprime tutto il concetto sviluppato da Simon Denny in collaborazione con Alessandro Bava. Una Torre di Babele la cui struttura rende tangibile e percorribile un’idea alla quale fa capo un mix di molte opere diverse di autori esponenti delle avanguardie storiche ed autori contemporanei, esposte alle pareti della Torre tappezzate di slogan degli anni ’60 spruzzate a spray come i graffiti di oggi. In un’epoca in cui la poesia è scritta e prodotta “on demand”, la Torre fulcro della mostra, diventa un luogo per la lettura, la discussione e la conversazione, attorno alla quale si raggruppano poi le opere degli altri artisti coinvolti, George Adéagbo, Etel Adnan, Kader Attia, Yael Bartana, Paul Chan, Rivane Neuenschwander, Michelangelo Pistoletto e Haegue Yang. After Babel funge da hub per questa costruzione di ponti tra lingue, tradizioni e continenti in cui le opere poliedriche degli artisti creano nuovi significati e aperture su un mondo più vasto.

"Fantasma" Adrian Villar Rojas Moderna Museet

Dalla serie Pedazos de las personas que amamos – La torta 2007 in “Fantasma” Adrian Villar Rojas Moderna Museet

Successivamente sconfinando per così dire nelle altre sale, mi sono ritrovata davanti all’installazione di Adrian Villar Rojas, “Fantasma” che da il titolo a tutta la sua personale curata da Lena Essling. Per la prima volta in mostra in Scandinavia, l’artista argentino è conosciuto per le sue opere site-specific costruite in loco grazie a un team nomade di artisti ed artigiani. Installazioni monumentali, realizzate in argilla cruda o altri materiali organici, come il muschio o la frutta, a cui integra oggetti prelevati dalla cultura quotidiana moderna come computers, sneakers, posate o tablet, che già alla nascita hanno una radicale ed intrinseca conclusione: germogliano, cambiano e si disintegrano. Sono la rappresentazione di mondi a noi sconosciuti in cui tutto si catalizza intorno al concetto di Tempo, per cui tutta la materia reagisce e cambia, essenziale nell’intera ricerca di Villar Rojas. 

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Infatti scrive la curatrice, “undoes the notion of the finished, completed work. His objects embark on a movement towards dissolution the moment they are created, yet can be seen as something entirely new in every phase. Another kind of alchemical process is also at play here, transforming the simple materials into precious objects“.

Fantasma riguarda vari aspetti della memoria e dell’assenza ripercorsi e mostrati in un ambiente museale particolare dai caratteri distintivi di un mausoleo, con le sue dimensioni surreali e la luce artificiale, con camere sigillate e vicoli ciechi, sia spaziali che ideologici, in cui vi è immersa una collezione di oggetti rari in metamorfosi. Al centro dell’esposizione c’è un’esplorazione della memoria circostante, in cui ogni opera può essere intesa come un dispositivo di registrazione, una traccia delle sue esperienze, ma anche la sua scomparsa. Come dar torto a un artista che vede i propri progetti artistici scomparire, distruggersi, ridotti soltanto a ricordo attraverso la loro documentazione. 

"Fantasma" Adrian Villar Rojas Moderna Museet

“Fantasma” Adrian Villar Rojas Moderna Museet

La mostra si apre con due monumenti: il David di Michelangelo a Firenze e il monumento di Colombo a Buenos Aires recentemente demolito, posti in uno spazio negativo. Poi una torta posta in una grande teca sigillata e illuminata, una delle poche opere chiave recuperate nella produzione dell’artista risalente ad una sua prima installazione, è un monumento personale di tipo diverso ma inevitabilmente nello stato di declino. Poi improvvisamente mi ritrovo davanti a grande piano rialzato che domina tutta la galleria più grande; come su un podio, che sfida la visione dello spettatore, una coreografia di oggetti rari, quasi impossibili da classificare, coinvolti in un percorso verso la dissoluzione del processo alchemico nelle cui diverse fasi qualcosa di completamente nuovo si crea trasformando i materiali semplici in oggetti preziosi.

Più informazioni quì -> http://www.modernamuseet.se/

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