Leggere l’erosione scolpita nel metallo. Arnaldo Pomodoro al Duomo di Pisa

Se la scorsa settimana vi ho catapultato nei fantastici luoghi rinascimentali del Forte Belvedere di Firenze parlandovi della grande mostra dello scultore inglese Antony Gormley, questa settimana voglio condurvi alla scoperta di un’altra grande monografica dedicata a un altro grande scultore, stavolta italiano, consacrato dalla critica come artista tra i più significativi del panorama contemporaneo internazionale, Arnaldo Pomodoro.

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Alcune tra le più importanti opere del Maestro infatti si riuniscono in “Continuità e Innovazione” storica con l’arte e l’architettura che caratterizzano un altrettanto importante sito storico-artistico come il Duomo di Pisa. Grazie alla regia dell’architetto Alberto Bartalini, questo inaspettato dialogo lo possiamo percepire dalla enorme scultura che accoglie il pubblico di Piazza dei Miracoli, il Giroscopio posto in relazione con il paesaggio circostante, la Torre del Diotisalvi e la Cattedrale, ma soprattutto dalla relazione che si crea all’interno dei luoghi espositivi tra le sculture del Maestro e la selezione di gessi di altri due grandi scultori del XIII sec., Nicola e Giovanni Pisano.

Palazzo dell'Opera del Duomo Pisa

I due leggii in gesso di Nicola e Giovanni in dialogo con la scultura di Arnaldo Pomodoro in una delle sale del Palazzo dell’Opera del Duomo Pisa

Arnaldo Pomodoro - Stele I, II, III, bronzo, 2001 Museo delle Sinopie pisa

Arnaldo Pomodoro – Stele I, II, III, bronzo, 2001

“La scultura è – come dice Hegel – una presa di un proprio spazio ed ha senso se riesce a trasformare il luogo in cui è esposta. […] La scultura, in particolare, con gli sviluppi dell’astrattismo e del costruttivismo può tornare all’aperto in modo nuovo e riprendere il dialogo attivo con il pubblico, senza alcuna monumentalità celebrativa.”

Bartalini si è avvalso poi di un comitato scientifico di tutto rispetto composto da personalità quali Antonio Paolucci, Gillo Dorfles e Ilario Luperini, a cui è affidato lo studio e lo sviluppo critico di tutto il percorso espositivo, regalandoci tre magnifici testi che accompagnano il visitatore nelle tre sezioni in cui è suddivisa la mostra.

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Partendo dal Palazzo dell’Opera del Duomo, nel quale si snoda tutto il racconto scultoreo del Maestro dagli anni Cinquanta ad oggi, andando dai primi rilievi in argento, piombo e cemento, della serie degli Orizzonti, delle Tavole, alle Cronache, ai Papiri degli anni Settanta e Ottanta, fino ad arrivare alle sculture più recenti, i Continuum x, vediamo nascere nell’espressione repentina del gesto e svilupparsi poi in una ragionata sistemazione dei segni la determinata e peculiare architettura di tutta la “scrittura” dell’artista. Il percorso qui termina con una buona parte dedicata agli studi e ai disegni dei progetti architetturali, come quello del 1973 per il nuovo cimitero di Urbino, purtroppo mai realizzato.

Sfera 1964, Palazzo dell'Opera del Duomo

Sfera 1964, Palazzo dell’Opera del Duomo

Si prosegue poi al Museo delle Sinopie in cui scopriamo le dure fenditure che squarciano ed erodono le linee perfette e pulite della sfera, del parallelepipedo, del cubo, della piramide e del cilindro destabilizzandone l’equilibrio delle forme solide. Esemplari sono la serie di Sfere, numerate progressivamente, corrotte nella loro sicura continuità geometrica; Colpo d’ala, attorno al quale compiendo un giro a 360° stupisce la prospettiva che assume la fenditura a seconda del punto di vista assunto; La ruota, scavata nel suo cuore bronzeo; per terminare con l’imponente perfezione corrosa della Colonna del viaggiatore, nella quale possiamo ammirare appieno la poetica del segno sviluppata dall’artista in tutti questi anni. Opere che hanno caratterizzato tutta la sua ricerca degli anni ’60 facendolo conoscere a livello internazionale.

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Ogni volta che mi trovo davanti a un opera di Pomodoro in giro per il mondo, ritorno con la mente al pensiero neoplatonico michelangiolesco, dell’artista che trae fuori ciò che già giace nella materia. Ed ecco che ai miei occhi le erosioni di cui parlo non devono leggersi come prodotte dalla casualità del gesto che vuole imitare la natura, ma di un gesto condotto dalla volontà di riportare alla luce una complessa architettura di segni nascosta nella pienezza delle forme geometriche.  Come congegni meccanici provenienti da un altro pianeta, giunti sulla terra per immergersi nel paesaggio o nel tessuto urbano diventando passaggi attraverso cui guardare o mezzi di collegamento tra questa dimensione terrena e l’altra ignota. 

Fino al 31 Gennaio 2016 per maggiori info qui: http://www.opapisa.it/

http://www.arnaldopomodoro.it/

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