Indossare un’esperienza con le opere di Paola Anziché al Pavillon social Kunstverein

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Pensare di poter indossare l’esperienza del mondo circostante. Tradurre su tessuto tutto ciò che ha colpito i nostri cinque sensi. I colori, le consistenze, i suoni di una metropoli come di un giardino botanico. Collage di elementi diversi, anche naturali, soprattutto, assemblati per ritrarre il corpo vivo di una città. La ricerca di Paola Anziché, artista il cui lavoro l’ha portata in viaggio verso terre molto lontane e diverse, si concentra perciò sulla sperimentazione estetica delle fibre tessili sulle quali riporta questi collages per restituire con le mani quello che ha visto e poterlo ricordare indossandone l’esperienza. Da questa idea e intenzione l’artista porta in mostra due lavori in dialogo tra loro, le Maschere da corpo, che nascono dopo un viaggio di lavoro in Brasile. La maschera essendo un oggetto che fa parte della cultura di questo paese, e non solo, viene reinterpretata dall’artista in modo nuovo portandola all’interno di uno spazio espositivo. Ed è in questo modo infatti che si rivelano entrambi i lati, non solo quello con cui ci rivestiamo il corpo dei segni/texture delle città esperite, per diventare parte del paesaggio (urbano) e mimetizzarci in esso, ma anche quello dietro cui ci nascondiamo; allo stesso tempo colui che può spiare chi entra nello spazio può essere a sua volta spiato. 

Proseguendo poi con altri tipi di opere, sempre attraverso l’uso della fotografia e la stampa su tessuti di consistenza e fattura diverse, questa nuova idea di metamorfosi proposta dall’artista prende una forma diversa. Nell’intreccio per esempio, come nella serie di opere Yurta, realizzate in fibre vegetali; o nell’opera Intrecci e trame, nella quale l’artista è riuscita ad “intrecciare” materiali diversi, quali sughero, paglia, rami, normalmente utilizzati per fare cesti da trasporto, che in realtà non sarebbe possibile mescolare per la diversa modalità d’intreccio di ognuno. Comune denominatore e fattore che più incuriosisce e colpisce di queste serie di opere è il concetto secondo il quale tutte possono essere indossate ed esperite; nelle ultime due serie, infatti, grazie alla forma che viene data all’intreccio, ogni opera diviene una dimora-tetto con la quale performare nello spazio assumendo così di volta in volta posizioni e prospettive visive diverse.

Infine arriviamo a opere come i Maggi dove l’artista affronta il concetto di mimesi, partendo dal “Ramo d’oro” di James Frazer e ispirata dalle rappresentazioni popolari del nord Italia, rielabora materiali diversi come tessuti e metalli poveri per l’imitazione degli intrecciati di arbusti, fibre e colori, propri di quegli oggetti che i contadini appendevano nelle loro case a Maggio per proclamare il buon raccolto. 

Il percorso si chiude con due opere che mostrano quanto il lavoro di questa artista non si limiti soltanto al “vedere” ma anche ad “ascoltare” con le mani. E già perché Paola Anziché con le sue sculture musicali vuole riportarci alla dimensione sonora degli ambienti, delle credenze popolari e dei riti che lei stessa ha esperito in prima persona. Prima con Il Giardino di Euterpe, facente parte di un gruppo di sculture nate da un progetto per la coltivazione di un certo tipo di zucca, la canna da fiume e il Bamboo per la futura realizzazione di strumenti musicali autoprodotti; poi con Voci II scultura composta da varie tipi di zucche utilizzate nei riti afro-brasiliani con cui si richiamano gli spiriti. Ognuna diviene un portale attraverso cui entrare in contatto con i suoni di culture lontane.

L’artista diviene mediatrice della sua stessa esperienza e la restituisce per mezzo di opere pensate per essere esperite, vissute dal pubblico invitato all’interazione, in un luogo come il Pavillon social Kunstverein nel cuore del centro storico di Lucca, che favorisce questo tipo di approccio.

http://www.paolanziche.net/

La mostra rimarrà visibile fino alla fine di Settembre.

Pavillon social Kunstverein

Via Mordini 64, Lucca – Aperto tutti i sabati dalle 16 alle 18.30 info@pavillonsocial.com | www.pavillonsocial.com

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