PERMANENT | Slang Solo Show in Chicago

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A un mese dal mio rientro, trovo finalmente il tempo per raccontarvi qualcosa del mio viaggio nella città patria del Blues, della Motown, di Al Capone, di quello che un tempo fu il proibizionismo, del contrabbando di alcolici, del capitalismo americano e del Presidente Obama, insomma di Chicago. Ci sarebbero moltissime cose bellissime di cui vi potrei parlare, dagli spettacolari grattaceli del Loop, che si affacciano sul Lago Michigan come il John Hancok Center dal quale mi sono gustata la spettacolare vista dall’alto della città, alle numerose opere mozzafiato di arte pubblica contemporanea, che si trovano in giro per la city come il Cloud Gate di Anish Kapoor al Millenium Park; fino agli affascinanti sobborghi multietnici, come Wiker Park, Ukrainian Village, Bucktown e West Loop in cui si trovano tante gallerie, negozi e locali che offrono al cittadino come al turista una ricca scelta culturale da vivere, guardare e rimanerne a bocca aperta, da assaporare, da conoscere ed esperire. Ciò su cui invece mi vorrei soffermare è forse qualcosa di meno “in” oppure più marginale (per me no) rispetto a tutto quello che ho visto e fatto o che si può vedere e fare in questa magnifica città.

Inizio col dirvi che il Venerdì sera a Chicago è giorno sacro per le inaugurazioni di mostre e gli open studios, e uno dei luoghi per eccellenza è il quartiere messicano di Pilsen, in cui è concentrata una buona parte del distretto culturale e galleristico della città e dove edifici come quello nelle foto qui sotto prendono fuoco animandosi di galleristi, opere d’arte, artisti che dialogano con un pubblico attento, curioso e interessato.

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Andando ad ovest nel cuore di West Pilsen, in una zona un po’ buia e silenziosa, la nostra attenzione è catturata però dalla musica rap e funk proveniente dall’interno di un capannone industriale (in mattoncini rossi american style) e dal brusio di voci, di slang, di yo e quant’altro che ammiravano e discutevano le opere di uno dei graffiti writer di Chicago che da oltre trent’anni è attivo nella sua città e non solo, esposte all’interno. E io mi dico, guarda un po’ dove ci hanno portato i nostri amici! Ero super gasata perché ci trovavamo proprio all’inaugurazione di Permanent, la personale di Slang alla 15th & West gallery!

“I like to think of the process as giving birth/creation to something permanent“.

Aggirarsi per le mega sale e vedere i suoi stupendi bozzetti colorati su carta datata ’70 e ’80, gli sketchs, le opere su carta, su tela e in legno, che raccontano la sua città, il suo vissuto in essa, la sua esperienza urbana attraverso elementi semplici, decodificabili, dettagli riconoscibili, è stata veramente un’esperienza importante e bella che tutti quelli che studiano questa disciplina dovrebbero fare spesso.

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www.slangism.com

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