Pirelli Annual Report 2014 | Il pneumatico reinterpretato dalla Street Art internazionale

La nota azienda di pneumatici Pirelli ha sempre dimostrato di stare al passo coi tempi, mantenendo il proprio marchio vivo attraverso la realizzazione di progetti innovativi in stretto rapporto con le attuali discipline artistiche più in fermento.

Dal 1872 e per tutto il corso del Novecento fino a questi anni del Duemila, Pirelli ha mantenuto aperto un dialogo con l’arte, affidando ad essa il racconto del suo prodotto al di là della sua funzione, fino ad arrivare alla progettazione grafica della presentazione del Bilancio annuo dell’azienda, trasformando un testo così importante, che ragguaglia su un prodotto industriale, tutt’altro che coinvolgente, in qualcosa che producesse nuovo senso culturale. Con questa nuova veste il pneumatico, fiore all’occhiello per tecnologia e innovazione, decontestualizzato e reinterpretato da creativi della pittura, dell’illustrazione, del fumetto e del design, è diventato produttore di significati nuovi, portando a molti riconoscimenti che si sono susseguiti negli anni, non ultimo il “Certificate of Typographic Excellence” assegnato a New York dal Type Directors Club per l’edizione 2012 quando il progetto di comunicazione del Bilancio fu affidato a Liza Donnelly, cartoonist del New Yorker.

Partendo dal presupposto che…

È proprio nella strada, e nella necessità di mobilità delle persone, che le gomme trovano il loro senso.

se stiamo parlando di produzione di nuovi sensi, allora non dobbiamo stupirci della scelta operata per l’ultima edizione del proprio Bilancio. Su quale altra disciplina attualmente in fermento poteva ricadere se non sulla Street Art, che come il pneumatico Pirelli, combatte la propria battaglia quotidiana sulla strada dove trova il proprio senso di appartenenza?

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L’azienda si è avvalsa stavolta della competenza e professionalità di Christian Omodeo, figura di spicco nel panorama internazionale di questa espressione artistica, che ha curato tutte le fasi di sviluppo del progetto proponendo tre giovani e stimati urban artist internazionali, l’argentina Marina Zumi, il tedesco Dome e il russo Alexey Luka, che per una decina di giorni hanno lavorato all’interno dell’Hangar Bicocca di Milano. Ognuno, col proprio stile e la propria visione, ha saputo produrre davvero un nuovo senso intorno al pneumatico più conosciuto al mondo, e questo ce lo hanno dimostrato proprio le loro opere esposte al pubblico soltanto per tre giorni lo scorso febbraio.

Nell’opera della Zumi infatti ritroveremo quell’atmosfera surreale ed eterea, cara all’artista, di un mondo in cui il pneumatico diviene la Luna che guida gli uomini verso il superamento dei propri limiti.

“Le mie opere esprimono una riflessione sul tempo presente e sul mondo moderno attraverso delle figure animali che incarnano delle virtù umane. La figura del cervo rappresenta uno spirito saggio, che sa mantenere calma e buon senso anche di fronte alle avversità.”

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Passando poi a Dome, che opera una delle sue bellissime e delicate metafore monocromatiche, con la messa in scena del sentimento della Passione, indispensabile all’innovazione e al progresso, che ha contraddistinto l’azienda Pirelli in tutti questi anni.

“Le silhouette di due esseri umani, ispirate al teatro d’ombre, s’incontrano su un palco a scacchiera. Un uomo, col viso coperto da una maschera d’alce, spinge una carriola con dentro una rosa verso la donna che ama. È la prova che l’amore e la passione portano l’uomo a oltrepassare i limiti del convenzionale e a esplorare nuovi percorsi, anche quando questi sembrano pieni di ostacoli.”

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Per finire con Luka che, con la sua peculiare visione geometrica, ha sintetizzato quel multiculturalismo urbano reso affascinante qui dalla composizione costruita per inter_sezioni cromatiche di contrasto in cui il pneumatico spicca proprio perché elemento fondamentale nella vita urbana.

“Sono state le forme geometriche dell’architettura di Mosca, la città in cui sono nato e cresciuto, a ispirarmi il ricorso ai codici dell’astrazione e la voglia di combinarli con quell’universo formale biologico – piante, esseri umani – che popola gli spazi urbani. Questo mix costituisce il linguaggio narrativo che declino, di volta in volta, nei luoghi dove dipingo.”

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Tre grandi opere pittoriche di forte impatto, che colgono appieno lo spirito che anima l’azienda Pirelli, successivamente assemblate in un’installazione a piramide collocata all’interno dell’Hangar Bicocca. Un luogo, oggi deputato all’arte contemporanea, con un background storico non indifferente se si pensa alle grandi fabbriche che prima ospitava, come la stessa Pirelli, il cui progetto di Bilancio 2014 ha trovato giusta continuazione concettuale con esso. Alla presentazione sono intervenuti oltre a Marco Tronchetti Provera, Presidente e Ceo di Pirelli e Antonio Calabrò, Senior Advisor Cultura di Pirelli, anche il critico d’arte Achille Bonito Oliva e Christian Omodeo curatore del progetto.

Momento della presentazione del Bilancio 2014 con Alexey Luka, Marina Zumi, il critico d’arte Achille Bonito Oliva, Christian Omodeo curatore del progetto e Dome

Momento della presentazione del Bilancio 2014 con Luka, Zumi, il critico d’arte Achille Bonito Oliva, Christian Omodeo curatore del progetto e Dome

Un esempio questo, secondo me, di come si può fare comunicazione della propria cultura d’impresa, affidandosi alla curatela di un esperto che ha saputo realizzare un connubio sinergico e sano tra la Street Art e un’azienda come Pirelli, valorizzando entrambe le parti in gioco nel rispetto sia del prodotto in questione che le personalità artistiche coinvolte nella reinterpretazione dello stesso, facendo adeguata divulgazione della conoscenza di questa disciplina attraverso del materiale documentativo fruibile.

http://www.pirelli.com https://www.facebook.com/PirelliItalia

http://legrandjeu.fr/

Christian Krämer aka DOME

Nato nel 1975, l’illustratore e street artist DOME vive e crea le sue opere a Karlsruhe. Affascinato dall’arte urbana, nel 1994 scopre la vernice spray come strumento di espressione artistica e comincia a dipingere muri. Il suo stile è caratterizzato da uno sguardo surrealista sulla condizione umana: ama rappresentare singole parti del corpo estrapolate dal contesto e nel 2011 ha messo a punto un sistema di “costruzione modulare” per comporre le sue opere di elementi ripetuti, rappresentati con la sola variazione di una rotazione di 45 gradi. Questo metodo offre la libertà – concetto fondamentale nella cultura della Street Art – di modificare rapidamente parte di una composizione senza ricominciare da zero. DOME si serve di penne, inchiostro di china e acrilico per dare vita alle sue figure. Le sue opere invitano l’osservatore a esplorare pensieri ed emozioni suscitati da immagini surreali, ispirate all’architettura barocca, con motivi floreali, elementi architettonici e altari ad arricchire lo sfondo. Spesso i soggetti popolano paesaggi, palchi e piattaforme e sono accompagnati da cartelli scritti in un font creato appositamente dall’artista.

Alexey Luka

Nato nel 1983 e residente a Mosca, Alexey Luka è tra i giovani artisti e illustratori russi più innovativi. Dopo l’esordio come graffitista, si è formato al Moscow Architectural Institute e ha cominciato a sviluppare un nuovo linguaggio di Street Art più vicino alla tradizione dell’avanguardia russa e meno improntato alla critica della società dei consumi e alla cultura pop, filoni tipicamente occidentali. Influenzato da artisti come El Lissiztky e Vassily Kandinsky, Alexey Luka porta avanti una ricerca artistica ispirata al dialogo con l’architettura urbana, nella quale inserisce dipinti e installazioni caratterizzate da curve e linee colorate. La sua tecnica, perfezionata lavorando in strada, si basa sull’analisi digitale delle forme che vanno a comporre realizzazioni tridimensionali in legno e altri materiali. Luka vanta un forte legame biografico e artistico con Mosca e nel 2010 ha raggiunto la fama internazionale grazie al boom della rete che ha investito la Russia: oggi le sue opere, geometriche e frammentate come puzzle, fanno parte del paesaggio urbano di numerose città del mondo. Oltre a partecipare a mostre collettive allestite in prestigiose gallerie di arte urbana, come la Openspace a Parigi, la Mini Galerie ad Amsterdam e la 1 AMSF a San Francisco, di recente ha realizzato le sue prime personali: Long tomorrow, organizzata alla Pechersky Gallery di Mosca, e Late e Still Life, tenutasi alla Enjoyted di Lione.

Marina Zumi

Nata nel 1983 in Argentina e da lungo tempo residente a San Paolo, in Brasile, dove crea le sue opere, Marina Zumi è entrata subito in contatto con la scena della Street Art ed è stata una delle prime partecipanti al gruppo formativo sperimentale Expression Sessions di Buenos Aires. Una delle poche donne a portare la sua arte per le strade di San Paolo, ha uno stile coloristico e femminile, influenzato dalla sua formazione come stilista. I suoi graffiti, un’oasi di serenità nel traffico e nel trambusto della città, sono pervasi da un’elegante magia. Le sue creazioni in studio sono invece improntate a una maggiore concretezza: incorporando nelle sue opere fili dorati, argentati e neri, si avvicina alle teorie dell’arte concreta, ispirandosi alla natura, all’universo, alla geometria sacra, alla teoria dei quanti e alla vita quotidiana. Marina Zumi punta a liberare il flusso di energia, simbolo del legame esistente tra tutti gli esseri viventi e rappresentato da un motivo ricorrente di sette linee, con un’intenzione centrale e risonanze parallele, tre positive e tre negative. Attualmente di base a San Paolo, l’artista argentina continua a sviluppare percorsi autonomi e collettivi nelle strade e nelle gallerie di tutto il mondo. L’evoluzione dai graffiti degli esordi alla produzione attuale è stata un personalissimo percorso di crescita e arricchimento del tutto indipendente.

Christian Omodeo

Nato a Roma nel 1976, Christian Omodeo è critico d’arte e direttore artistico e vive a Parigi. Dopo gli studi di Storia dell’Arte in Italia, dal 2005 al 2010 ha lavorato all’Institut National d’Histoire de l’Art e nel 2011 ha conseguito il Ph.D alla Université Paris-Sorbonne, ricevendo il Prix Nicole. Dal 2010 al 2013 ha insegnato Arte contemporanea alla Université de Picardie-Jules Verne d’Amiens, collaborando contestualmente con il Musée Fesch di Ajaccio. Noto come uno dei principali esperti dell’arte di età napoleonica, nel 2012 ha creato Le Grand Jeu, agenzia specializzata in arte urbana, per dedicarsi esclusivamente ai nuovi linguaggi dell’arte, che studia sin dal 2008. Curatore della prima edizione del festival romano Outdoor nel 2010 e tra i promotori del progetto Tour Paris 13 nel 2013, ha organizzato mostre, workshop e conferenze in tutta Europa. Con i suoi ultimi libri – “C215. Un maître du pochoir”, “Crossboarding. An Italian Paper History of Graffiti Writing & Street Art” e “Dominique ERO Philbert. Urban Mystical Expressions”, pubblicati nel 2014 – si è affermato come uno dei critici d’arte urbana attualmente più quotati, oltre che come uno dei pochissimi storici di graffiti writing in Europa.

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