Quando il messaggio determina il medium. Trasversalità nella pratica di Tatiana Villani | Conversazioni d’autore

Questa settimana lo spazio riservato alle interviste con giovani autori ed artisti di spicco nel panorama attuale dell’arte, è dedicato all’artista Tatiana Villani, di origini salentine, che da alcuni anni vive e lavora a Viareggio sviluppando una propria ed originale pratica artistica. Al centro della sua ricerca vi è l’evoluzione psicologica dell’uomo in rapporto al cambiamento del contesto socio-culturale di riferimento, indagando quelli che sono i sintomi e le trasformazioni a cui esso è sottoposto nel corso del tempo. La sua poliedrica produzione di opere si concentra sulla trasposizione esterna, di uno spazio reale ed espositivo, di ogni aspetto di questa evoluzione, avvalendosi ogni volta di medium diversi come la fotografia, il video, la parola e il testo, e sperimentandone sempre di nuovi. La grande flessibilità e capacità di approccio multidisciplinare di Tatiana Villani, in funzione del messaggio, ha suscitato in me grande curiosità e forte interesse verso il suo lavoro, 

Parlami dei tuoi inizi all’Accademia di Belle Arti nel ’97-’98 e del tuo lavoro sulla materia e sulla simbologia nella pratica artistica per un’arte come strumento di comunicazione e relazione.

Quando ho iniziato l’accademia ero completamente a digiuno di arte, avevo fatto piccole cose come autodidatta e il mio percorso scolastico precedete era in tutt’altra direzione. Ho sentito il bisogno di partire dall’inizio, da materiali semplicissimi e da simboli molto sintetici, per molti anni ho solo dipinto.

"Nascere" 63x42cm

“Nascere” 63x42cm

Qual’è stata e da dove scaturisce l’esigenza che ti ha fatto decidere nel 2000 – 2001 a specializzarti in Arte terapia e quindi a diventare arte-terapeuta?

Dopo diversi anni di ricerca sui simboli, la materia e il senso che ci può essere nel fare arte, ho allargato il campo e ho cercato di trovare ponti- collegamenti tra l’opera e la società in cui vivevo. Due realtà in particolare hanno attratto la mia attenzione: il teatro, nelle sue forme performative e politicizzate, e le applicazioni sociali del medium artistico, grazie all’arteterapia.

"Composizione paura" 140x150cm

“Composizione paura” 140x150cm

E’ come se l’arte sia un mezzo attraverso cui arrivare a un obiettivo comune al tuo essere arte terapeuta e artista. L’una complementare all’altra. Vorrei sapere il tuo punto di vista e qual’è l’obiettivo.

Nei primi periodi di formazione, pratica e sperimentazione di questi tre mondi (arte, sociale e teatro) ho cercato di tenerli distinti, paralleli. Queste realtà dialogavano e si alimentavano solo nella mia testa e in ognuna riversavano le esperienze dell’altra, ma senza contaminarle dal punto di vista linguistico. La pittura era pittura, il rapporto terapeutico si svolgeva nel setting, e il teatro nella sua cornice. I confini, col tempo, sono diventati più labili e la contiguità ha portato la contaminazione.

Qual’è il mio obiettivo… direi la ricerca di senso, mi sforzo con qualunque strumento di affrontare domande e di rendere questo percorso visibile.

Come funzionano tra loro le tue opere? Sono concatenate tra loro, e ognuna rappresenta la logica conseguenza della precedente, o sono indipendenti tra loro?

Le opere sono sempre collegate tra loro, secondo traiettorie non sempre lineari, la mia ricerca ricorda la costruzione di una rete, di una ragnatela. I fili con cui la tesso sono vari: i materiali, i concetti, le pratiche. Si alternano e si concatenano, possono sembrare singolari solo finché non si allarga sufficientemente il campo di visione e si scorge di nuovo la struttura, la rete..

"Amnesia" - foto dell'installazione site-specific

“Amnesia” – foto dell’installazione site-specific

Sono opere totalmente diverse dal punto di vista estetico, compositivo ma soprattutto dal punto di vista dei mezzi espressivi. Ce ne sono alcune di cui ci vuoi parlare?

Come dicevo prima ci sono vari elementi di contatto, in particolare quest’idea di struttura, a questo proposito vorrei illustrare due progetti emblematici: Immaginario e Sewing or sowing.

Immaginario è un archivio elastico di lemmi composti da collage le cui immagini sono raccolte da riviste di varie nazionalità e di varie culture, una specie di dizionario dell’immaginario collettivo proposto dai media, che diventa realtà spaziale e con cui il fruitore può interagire.

Immaginario

Immaginario – Installazione

Sewing or sowing è un progetto che ho realizzato in Rajasthan, in India, per la fondazione indiana Kamanart, che si occupa di arte contemporanea in contesti rurali. In questo caso ho unito le tre competenze (sociale, teatro e arte) producendo una lunga performance relazionale con le persone del luogo.

L’idea di base è quella di sostenere una famiglia in particolare, i Patel, che rappresenta un esempio virtuoso in rapporto al difficile vissuto locale rispetto alle questioni di genere, in quanto la figlia, nonostante le modeste condizioni economiche, non è stata obbligata al matrimonio in giovane età e gli è stato anche concesso di studiare all’università.

Ho lavorato con le ragazze del paese per quindici giorni a ricamare una lunga striscia su cui era scritta la storia dei Patel,  poi ho costruito un’istallazione temporanea all’interno della loro casa creando un corto circuito tra pubblico e privato. L’opera materialmente è un agglomerato di oggetti significativi per la famiglia legati insieme con un filo dorato e con la fascia ricamata che testimonia la loro storia.

Sewing or sowing

Sewing or sowing – Installazione

Di tutti i medium utilizzati per esprimere ogni volta la tua visione qual’è stato per te quello che:

– riutilizzeresti

– ti ha affascinato nella pratica

– ti ha sorpreso nella riuscita finale dell’opera

– non ti ha soddisfatta

-Di solito la sperimentazione con i materiali mi dà sempre grandi soddisfazioni, non fosse altro che per il viaggio che mi consente ogni volta, ma col passare del tempo sono diventata sempre più sensibile ai materiali tossici per cui ora li evito o cerco di utilizzarli con maggiore cura.

-Mi affascina molto lavorare con materiali cangianti che interagiscono con la luce e con le diverse ambientazioni, adoro i materiali plastici e le resine. Recentemente ho lavorato tanto con la paraffina, scolpirla mi produce un vero e proprio piacere fisico.

-La sorpresa e la meraviglia sono la base di tutte le mie sperimentazioni, direi quindi che mi sorprendo sempre, nel bene e nel male.

-Il materiale che ho sempre trovato ostico e che a tutt’oggi non mi ha dato soddisfazioni è l’acquarello, ma non escludo che sarà così anche in futuro.

In ciò hanno avuto una certa influenza anche le residenze che hai fatto sia in Italia che all’estero. Esperienze molto diverse tra loro. Me ne vorresti parlare brevemente e dirmi qual’è stata quella che più ti ha segnato nella pratica e nella tua ricerca artistica?

L’ esperienza più lunga e che ha dato una sterzata decisa alla mia ricerca è stato il trasferimento a Berlino, dove collaboravo con uno spazio che fra le vari attività proponeva delle residenze artistiche. Quindi il contatto con le residenze è partito dall’offrirne prima che esserne ospite. Da qui ho deciso di cercare concorsi che di volta in volta corrispondessero alla mia ricerca.

Le residenze sono state per me molto importanti sia dal punto di vista formativo, che umano e motivazionale. Quando nel 2011 vinsi Default, la residenza dell’associazione Ramdom (Visiting professor: Andrea Lissoni, Julia Draganovic,, Alfredo Cramerotti, Pietro Gaglianò, Lewis Biggs, Celine Condorelli e molti altri), scoprii una nuova frontiera. La residenza si occupava di riqualificazione urbana, non era una residenza di produzione, ma un’occasione per scambiarsi delle visioni. Un tempo prezioso in cui ho conosciuto utili collaboratori e colleghi interessanti.

Altro progetto importante, la residenza a Zagabria, in cui ho presentato “Metaproject” per una galleria che si occupa di arte effimera. Sono rientrata in Italia innamorata della città e della sua gente e con la mia prima esperienza in una performance relazionale di lunga durata. Per questo progetto ho lavorato per strada per sei giorni, seduta alla mia macchina da cucire ricamavo i desideri, i sogni e gli incubi dei passanti, in una serie di relazioni uno a uno che duravano un paio d’ore. Poche settimane dopo sono partita per la residenza indiana..

Metaproject

Metaproject

Cosa comporta questo modus operandi nel procedere con lo sviluppo della tua ricerca?

Non posso generalizzare, direi che ogni progetto a modo suo apporta stimoli diversi, a volte è il materiale che mi aiuta a generare nuove idee, e a volte è l’idea e la situazione che genera nuove tecniche.

Parlami dell’ultimo progetto a cui stai lavorando.

Sto ultimando il progetto Logos per la casa editrice Atypo. Logos è un libro d’artista composta da grandi lastre di cera scolpite, che ricordano le stele antiche, e a prima vista sembrano rappresentare simboli pre-scrittura. Pensandole come reperti archeologici, dal punto di vista linguistico si evidenzia la vicinanza tra i moderni logo e i lontanissimi petroglifi, mentre da quello del medium opererò una traduzione delle lastre scolpite a lastre stampate 3D con l’uso di un’apposita stampante prodotta dal gruppo romano Unterwelt.

A questo indirizzo www.tatianavillani.com/logos si possono trovare molte informazioni, anche se il lavoro è ancora in progress e verrà riaggiornato e ampliato entro gennaio.

Logos mi ha permesso di unire in un unico progetto tanti campi di interesse, l’oggetto relazionale, la scultura, il disegno, la relazione con il pubblico, la tecnologia, una nuova visione sull’idea di comunità. Una sfida intensa che è valsa la pena accettare.

Logos - Un passaggio del procedimento di stampa

Logos – Un passaggio del procedimento di stampa

I tuoi progetti futuri?

A breve ci sarà una mia personale a Carrara e sul futuro non vorrei dire di più per scaramanzia.

Un consiglio d’autore.

Se dovessi dare un consiglio a un neofita gli direi di non restringere lo sguardo solo al suo lavoro e nel suo studio, ma di guardare con curiosità anche al mondo che lo dovrà ospitare.

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2 pensieri su “Quando il messaggio determina il medium. Trasversalità nella pratica di Tatiana Villani | Conversazioni d’autore

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