Cristina Gardumi e il palcoscenico dell’arte | Conversazioni d’autore

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Cristina Gardumi Performance “Me_chicken” – Photo by Rincen Caravacci

Oggi voglio presentare una nostra cara e stimata artista, che ha scelto proprio Pisa come luogo in cui tornare dopo ogni sua avventura artistica, sto parlando di Cristina Gardumi, artista visiva e attrice teatrale di cui si è conclusa da poco la mostra personale “Soap Operas” al Cineclub Arsenale di Pisa, che ho avuto il piacere di conoscere negli ultimi due anni in cui abbiamo collaborato. Attraverso le sue parole conosceremo le esperienze che hanno segnato la sua ricerca artistica facendola crescere sia come donna che come artista. Dai suoi studi in Accademia di Belle Arti di Verona e quella Nazionale di Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma, ai premi vinti nel 2011 e 2012 fino alla sua prima residenza in Marocco e alla sua esperienza con il mercato dell’arte, Cristina Gardumi ci racconta il peculiare punto di vista di un’artista a tutto tondo; le paure, le emozioni, le aspettative e le riflessioni che l’hanno accompagnata in un percorso di aperto confronto e positivo scambio col complicato mondo dell’arte.

Dalle tue due ultime conquiste quella del Premio Celeste 2011 prima e il prestigioso Premio Laguna 2012 poi, come è cresciuta Cristina Gardumi? Voglio dire.. come si è sviluppata la tua ricerca artistica? Ha subito qualche piccolo cambiamento o una grande svolta? Queste esperienze hanno influenzato il tuo lavoro successivo? Se sì, come?

Vincere sembra un traguardo, ma non lo è mai. Anzi, è piuttosto un inizio, e per alcuni una fine! Per quanto mi riguarda immaginavo ingenuamente che la mia vita avrebbe subito uno scossone rivoluzionario, contatti a iosa, miriadi di nuove esperienze. In concreto il Premio Celeste mi ha portato una certa breve visibilità e una galleria, la Dino Morra Arte Contemporanea a Napoli, giovane, ma già ben quotata. Il Premio Laguna ha permesso che questa visibilità continuasse ancora un po’. Entrambi mi hanno fornito i contributi economici sufficienti per dedicarmi completamente (o quasi) al mio percorso fino ad ora. Ma soprattutto mi hanno dato il bisogno di dare ancora di più, di superarmi sempre, come se fossi in gara con me stessa. Una voce dentro di me mi dice: “Non ti fermare ora o sei perduta”. L’ironia è che alcuni pensano che io sia lenta!

Mi hai parlato delle tue esperienze con le gallerie, vorrei sapere quanto reputi sia importante che un’artista instauri un legame con una galleria?

Sto ancora cercando di decifrare il complicatissimo “Art World”, con tutto ciò che gli gravita attorno: collezionisti, gallerie, art advisor, critici, curatori… Credo che il rapporto con il mercato sia importante, ma molto insidioso. Come il bosco di cappuccetto rosso. I lupi però sono tanti e invece di andare dalla nonna forse è meglio cercare direttamente il cacciatore! A parte le metafore l’importante è avere ben presente che la cosa più importante è il proprio percorso, e non il valore che altri danno ad esso. Non affidarsi mai completamente a qualcuno, ma tenere aperte diverse possibilità, ascoltare tutti i consigli e filtrarli. L’operazione più difficile per me resta ancora questa.

Infatti parliamo della tua ricerca artistica. Noto certi riferimenti tratti dalle tue esperienze di attrice nell’impostazione compositiva di alcune tue opere e anche negli atteggiamenti dei tuoi personaggi. L’essere un’artista visiva e allo stesso tempo un’attrice è un elemento secondo me a cui non si deve prescindere nell’analisi della tua opera. Esiste un’influenza reciproca? Se sì quanto è importante?

La mia ricerca, in particolare in questo momento, procede sempre più nella direzione di una compenetrazione effettiva e concreta tra gesto/voce e immagine. Anche se una cosa non esclude mai l’altra, nemmeno nei miei lavori precedenti. La prossemica, la composizione dello spazio e l’espressività dei personaggi che disegno io credo debba tantissimo al teatro. È solo dopo il diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Verona che mi sono dedicata alla recitazione, credendo fermamente che questo avrebbe arricchito il mio linguaggio artistico. Stranamente per almeno due anni in Accademia d’Arte Drammatica non ho toccato il pennello. Avevo bisogno di concentrarmi unicamente sulla parola e il corpo. Ma dentro di me non ho mai smesso di lavorare: appena ho ripreso mi sono accorta di avere talmente tanto da dire e di avere una tale necessità di farlo da non riuscire più a smettere. Senza contare che uno dei fili conduttori principali del mio lavoro è il concetto di comunicazione, sia sul piano dei soggetti che rappresento, quindi dell’immagine in sé, che rispetto al rapporto “opera-fruitore”, e anche “opera-creatore”. Una delle mie più grandi paure è non riuscire a comunicare ciò che intendo, essere fraintesa. Appena ho ricominciato a dipingere, mi sono accorta che le forme astratte su cui lavoravo durante Belle Arti non mi appartenevano più, anzi mi sembravano vaghe, decorative, poco dirette. Ho preferito cercare un alfabeto nuovo, immediato e apparentemente elementare come questo mio attuale, che unisce illustrazione e pittura, e con il quale sento di poter dire le mie verità (per quanto fastidiose o scomode) in modo accessibile, e a tratti persino seduttivo. Mi rendo conto che molti non riescono a cogliere il senso vero delle mie “storie”, si fermano alla superficie. L’ironia è la chiave.

"good wife" 2013

“good wife” 2013

"Adults don't exist " 2013

“Adults don’t exist ” Installazione 300×200 cm, dettaglio 2013

 

Notebook 6 - Dettaglio 1

Notebook 6 – Dettaglio 1

Per molti ha spiccato il tema della sessualità. Ma vorrei che tu mi parlassi anche degli altri temi che tratti e che magari prediligi e perché.

La sessualità infatti è un tema che emerge accidentalmente, una conseguenza. Mi spiego: Io disegno di getto. I miei Books e i Notebooks nascono sotto i miei occhi senza che io sappia dove sto andando o perché. Solo dopo mi soffermo sull’insieme e trovo il filo che pure ho seguito per arrivare alla fine. Ho fiducia nel fatto che nulla è casuale. Seguo umilmente il sentiero già tracciato dal lavoro scrittori come Ray Bradbury o registi come Lynch che della casualità “fatale” e della libera associazione mentale hanno fatto i loro strumenti. Eppure noto che ci sono temi che nel mio lavoro affiorano sempre: la mancanza, ad esempio, o la scoperta di sé, del proprio corpo, ma non limitata all’infanzia. I miei personaggi, forse data la loro natura contaminata (dall’animale o dall’oggetto), si esplorano di continuo, si misurano persino, seguendo diverse modalità. Se poi misurino il loro Fuori o il loro Dentro non sta a me dirlo. Il mood che domina spesso è quello dell’attesa impaziente del loro Big One, del giorno in cui tutto ci apparirà chiaro finalmente. Da qui l’ansia di colmare un vuoto che forse in realtà non c’è, o meglio si riduce semplicemente a fame e desiderio, due sensi puri, bestiali, e lontani da sclerotiche intellettualizzazioni. 

Notebook 7. "About darkness" 2013

Notebook 7. “About darkness” 2013

 

Notebook 7 - Dettaglio 7

Notebook 7 – Dettaglio 7

Notebook 7- Dettaglio 5

Notebook 7- Dettaglio 5

Notebook 7 Dettaglio 8

Notebook 7 Dettaglio 8

Non parli quasi mai della tua residenza in Marocco, a Ifitry. Ti va di raccontarci questa esperienza?

Ifitry è sulla costa atlantica a Nord di Essaouira in Marocco. È un posto assolutamente unico dal punto di vista del paesaggio e della natura: chilometri e chilometri di spiaggia deserti tranne che per i pescatori del villaggio vicino. Vento e oceano che ti parlano, continuamente. Ma soprattutto una struttura realizzata appositamente per ospitare artisti da ogni parte del mondo, creata per favorire il confronto e lo scambio, e mettere nelle condizioni ideali per creare. È stata la mia prima esperienza di residenza e mi sono innamorata del luogo e delle persone, artisti e non, che ho trovato. Forse quello che mi è mancato è stata la possibilità di spostarmi, il tempo di esplorare meglio la realtà nuova che avevo intorno. Ma consiglio Ifitry a qualunque artista desideri ritirarsi e dedicarsi a creare. Un consiglio: fatevi almeno tre settimane di full immersion. http://www.cac-essaouira.com/

L’importanza del confronto con artisti stranieri e con ricerche artistiche differenti dalle tue. Come vivi il confronto? E come affronti le influenze esterne?

Credo che ci sia un tempo per ogni cosa. Ho periodi in cui il contatto col mondo esterno lo evito perché ho bisogno di ritirarmi e concentrarmi solo sul lavoro. Ma una volta conclusa questa fase io stessa cerco il confronto. Confrontarsi con altri artisti è importante e utilissimo, una cosa che ho imparato fin dai tempi dell’Accademia di Belle Arti, dove ti trovi ogni giorno di fronte ai progressi dei tuoi compagni e il dialogo è costante. A Ifitry ho trovato tanti linguaggi diversi negli artisti marocchini e francesi che alloggiavano lì nello stesso periodo. Erano tutti più maturi e quotati. È stato emozionante sentirmi trattata da pari, con grande rispetto e stima. L’umiltà è una virtù preziosa che aiuta a crescere.

Il tuo lavoro e la tua passione per l’arte ti ha sempre portata in giro per l’Italia e anche fuori ma hai scelto Pisa come porto franco in cui approdare dopo ogni avventura artistica sia come pittrice che come attrice. Per quale motivo?

Mi viene da risponderti: – Perché è l’unica città che ho trovato in cui il fiume scorre al contrario! – . Se ci fai caso, non so per quale miracolo della corrente subacquea, anche se siamo vicini al mare, l’acqua dell’Arno in questo punto del suo corso sembra cambiare idea e fermarsi per un po’. A volte assomiglia più a un lago che a un fiume! Scherzi a parte, fin dalle prime volte che venivo a Pisa a trovare la famiglia di Paolo (il mio compagno) mi sono sentita attratta. La cosa che mi affascinava in particolare era il modo in cui la natura e la città si intrecciano, per cui capita che a dieci minuti dal centro si affaccino tra le abitazioni campi lasciati perennemente incolti, in cui la vita selvatica di piante e animali sopravvive, anche se tecnicamente ci troviamo “in città”. Dopo anni trascorsi a Roma, un posto simile mi sembrava in qualche modo “magico”, senza contare che mi ricorda la mia terra, il Basso Lago di Garda con tutta la sua natura, campi, boschi e montagne vicine. Vivere qui mi aiuta a trovare pace, appunto perché non è semplice gestire due impulsi creativi forti e apparentemente in contrasto come dipingere e recitare.

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“Ade” 2013

Dicci alcune anteprime dei tuoi impegni di fine anno.

A dicembre parteciperò alla mostra dei finalisti del Celeste Prize 2013 a Roma, mentre a Milano sto organizzando una residenza d’artista in spazi alternativi, un’idea nuova che porto avanti con un amico curatore: abitare un’area ristretto come un bilocale o un appartamento e rielaborarlo, trasformandolo in spazio espositivo e performativo temporaneo totale, con la possibilità per il pubblico di visitare l’artista e chi lo ospita durante tutto il processo… Stiamo ancora ultimando il progetto per cui non posso addentrarmi troppo nei dettagli. Inoltre sto continuando a lavorare con il video, e ho in vista alcune nuove collaborazioni che mi permetteranno di unire musiche originali alle mie immagini in movimento.

Un consiglio d’autore.

Quando fate un dolce non dimenticate mai un pizzico di sale.

www.cristiagardumi.com

Potrete seguire il blog di Cristina Gardumi sul sito “Pisa è Cultura http://cultura.comune.pisa.it

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