Etnik/Explosion

Installazione site-specific

A cura di Alessandra Ioalé

dal 2 al 31 luglio 2012

 

Firenze, Libreria Brac

Via de’ Vagellai 18r

 

Orari: da lunedì a sabato 11.30-24; domenica chiuso

Installazione site-specific ideata dall’artista Etnik per la libreria La Brac di Firenze. L’installazione è la realizzazione tridimensionale di una delle sue metafore critiche sugli agglomerati urbani, che caratterizzano le grigie periferie cittadine, elaborando il concetto di “gabbia urbana” in cui l’uomo è intrappolato.

Cubo_ExplosionMasse geometriche s’intersecano violentemente su piani opposti e punti di vista spiazzanti per rappresentare un cemento sempre più costrittivo e un equilibrio sempre più precario nella vita quotidiana di ognuno di noi. Costellazioni di linee sospese e fluttuanti in uno spazio indefinito in cui possiamo riconoscervi spaccati di linee metropolitane intrecciate ai profili delle grandi costruzioni di periferia, caratterizzati della massiccia presenza industriale; o l’intersezione di sagome di classiche costruzioni storiche, quali campanili e abitazioni rurali, alle tipiche dei cantieri edili. È l’elaborazione del concetto di “gabbia urbana” in cui l’uomo è intrappolato, attraverso l’esplorazione dell’incastro architettonico delle diverse strutture fortemente caratterizzanti le aree urbane periferiche. Cosa succede se una di queste micro-costellazioni conquistasse la terza dimensione, librandosi realmente nello spazio? In una sorta di dialogo, che Etnik intesse con gli spazi della libreria La Brac, luogo deputato al ristoro e alla lettura, l’opera site-specific “Explosion” ci permette di scoprire le suggestioni e le emozioni provocate ai giovani avventori, intenti a leggere o a gustarsi un buon pasto, che ne divengono osservatori dal basso. Il nucleo attorno a cui si sviluppa tutta l’installazione, studiata e realizzata ad hoc per lo spazio, è la scultura “Cubo”, da cui si sprigiona tutta una serie di elementi. Come nel sistema solare, Cubo rappresenta il pianeta attorno a cui ruotano, come satelliti, frammenti di specchio che, da angolature differenti, ne rimandano continuamente l’immagine riflessa, e parallelepipedi che, come piccole parti del tutto, ne ripropongono in sé alcuni elementi caratteristici ingranditi, portando alla luce ciò che costituisce e realizza l’incastro urbano.

Dopo vent’anni passati a dipingere spazi urbani di periferia e a cercarne di nuovi, Etnik inizia a riflettere molto sul concetto di “città”, scorgendone un nuovo punto di vista, assai diverso dal resto della cittadinanza, fino a farne soggetto principale di studio, aprendosi così al disegno, alla pittura e alla scultura in generale. Parallelamente alla creazione di murales infatti, Etnik porta avanti una personale ricerca artistica che nel 2003 vede la luce sotto il nome di “Città prospettiche”, di cui la scultura “Cubo” ne è la traduzione tridimensionale. Nel caso specifico, il concetto di città come “gabbia urbana” subisce un processo interpretativo diverso, sia nella trasposizione scultorea che in quella installativa, trovando maggior spettacolarità e arditezza. Non a caso l’installazione reca in sé due livelli interpretativi complementari: il primo risiede nel gioco ridondante di rimandi d’immagini riflesse e di particolari ingranditi della struttura, operando un’analisi ancora più profonda del punto di vista dell’artista sulla città e le parti di cui si compone; un secondo livello di lettura è da riconoscersi nel concetto di città nella città, dove il piccolo agglomerato urbano, “Cubo”, è inglobato nella magica atmosfera della piccola realtà della libreria, un’oasi ricavata a sua volta proprio nel cuore della città di Firenze in cui l’artista mette in atto la sua ironica e personale critica dietro cui si sottende il rapporto conflittuale che intrattiene con la città stessa, accentuando così la carica concettuale del messaggio primario dell’opera.

Alessandra Ioalé – Storica dell’arte

 

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