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Andreco Emissions

“EMISSIONS” | Andreco per CHEAP Bologna | Video

Emissions” è il progetto site specific di poster art studiato dall’artista bolognese Andreco per il CHEAP Festival di Bologna a Maggio 2016. L’opera rappresenta la seconda tappa del progetto itinerante chiamato “Climate“, inaugurato a Parigi in concomitanza con COP21, attraverso il quale l’artista indaga i cambiamenti climatici e le principali cause dell’inquinamento antropico. Emission è stato studiato non a caso per i 250 m² di superficie del muro di cinta dell’Autostazione di Bologna, una tra le zone di maggior passaggio veicolare della città.

Il video mostra lo sviluppo narrativo dell’opera, che procede per simboli e si evolve su due filoni tematici che si intersecano, identificabili nel doppio binomio supporto/tecnica: da un lato la pittura su muro, dall’altro i poster affissi sui 43 billboard. L’artista racconta la storia delle emissioni la cui intensità si intensifica cartellone dopo cartellone, poster dopo poster. La lettura corretta dell’opera si ha partendo da Viale Masini, angolo Via Capo di Lucca, andando nella direzione della stazione dei treni. I primi due blocchi di parete, scandita dalle colonne portanti della pensilina, sono occupati da una nebulosa ascendente che fa riferimento agli inquinanti presenti nei gas di scarico prodotti dal traffico veicolare. Nel terzo blocco, il focus è invece posto sugli inquinanti che generano l’effetto serra. Successivamente, l’attenzione si sposta sull’inquinamento nel ciclo delle acque. Nei blocchi seguenti, appaiono funzioni che fanno riferimento alla percentuale di COin atmosfera, le curve mostrano in maniera simbolica il superamento del limite consigliato per limitare i cambiamenti climatici di 350 ppm (parti per milione) di CO2. A seguire altre funzioni fanno riferimento all’innalzamento delle temperature, le funzioni diventano quasi disegni astratti e da queste ultime si origina infine un ramo che prende progressivamente fuoco: le conseguenze dei cambiamenti climatici nel disegno si esprimono infatti da un lato negli allagamenti e dall’altro negli incendi.

Per un approfondimento sull’intervento artistico e vedere altre immagini, leggete l’articolo su URBANLIVES.IT 

Foto credits Cheap Festival

 

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100-persianas

Barcellona custodisce una tag in un puzzle di 100 Persianas by MVIN | Video

 

Negli ultimi mesi, l’artista che si fa chiamare “vandalist” MVIN restando nell’anonimato, ha dipinto a spray nella completa illegalità (indossando un giubbotto giallo all’apparenza ufficiale per non dare nell’occhio alle forze dell’ordine) ben 100 saracinesche/serrande chiuse in giro per Barcellona. Nel loro insieme questi 100 pezzi ricostruiscono la tag dell’artista/writer.  E’ la tag più elaborata e grande al mondo mai realizzata, possibile da leggere soltanto ricostruendo il puzzle di fotografie delle 100 serrande postate sul profilo del progetto 100 Persianas. Altrimenti per chi si trovasse nella capitale catalana, può munirsi di buone scarpe da tennis e andare in giro a scoprire i pezzi e fotografarli attraverso la mappa che si trova postata qui (fonte della notizia) -> http://www.techinsider.io/mvin-artist-creates-giant-mural-in-spain-2016-6

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Videointervista a Chris “DAZE” Ellis per NOW and LATER @ Avantgarden Gallery Milan

Videointervista a cura di Francesca Holsenn e Alessandra Ioalé, realizzata in occasione della prima personale milanese di Chris “DAZE” Ellis ad AVANTGARDEN GALLERY 

Montaggio video Davide Barbafiera

Testo critico della mostra di Alessandra Ioalé e Francesca Holsenn —> http://wp.me/P39IgZ-aZ  

NOW and LATER rimarrà aperta fino al 15 maggio 2016 presso Avantgarden Gallery, via Cadolini 29, Milano.

Photo courtesy by Avantgarden Gallery

 

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“Wisława Szymborska, si dà il caso che io sia qui” di Alice Milani | Recap della presentazione e mostra al Lanteri

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Wisława Szymborska, si dà il caso che io sia qui è la biografia a fumetti di Wisława Szymborska (Kornik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1 febbraio 2012), Premio Nobel per la letteratura nel 1996, realizzata dalla giovane fumettista e illustratrice pisana Alice Milani per BeccoGiallo Editore, la quale lo scorso 14 aprile è stata ospite del Cinema Caffé Lanteri di Pisa per presentare il libro ed esporre le tavole originali per il decimo e ultimo appuntamento della serie Fumetti&PopCorn.

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Persona molto riservata, Wisława Szymborska rilasciava raramente interviste e preferiva non commentare le proprie poesie. Chi l’ha conosciuta la descrive come una donna minuta, dai modi delicati, l’indole allegra e facile allo scherzo. Aveva una vera e propria passione per le scimmie, inviava cartoline a collage agli amici e si divertiva a comporre limerick. Nel libro Alice Milani mette in scena alcuni fra i tanti episodi della lunga vita della poetessa affiancandoli ai suoi versi. Si va dal periodo in cui Wisława visse nella Casa dei Letterati, durante il regime comunista, all’epoca del disgelo post-sovietico, agli anni in cui, assieme al compagno Kornel Filipowicz, simpatizzava con Solidarnosc, fino alla serata di gala del Nobel. Il lettore si immerge nei colori pastosi dell’ambientazione. Wisława si muove tra palazzoni grigiastri della Polonia socialista, salvo poi diventare il personaggio di uno dei collages che sta componendo. “Consiglierei le sue poesie perché arrivano dirette, perché hanno una semplicità incredibile” dice di lei Roberto Saviano, che l’ha fatta scoprire al grande pubblico in Italia. In effetti le sue poesie dal tono leggermente ironico riescono a descrivere situazioni di vita quotidiana, in genere evitate perché banali, smontando quello che tendiamo a dare per scontato e facendocele vedere sotto una luce nuova. La sua poesia ha la facoltà di restituirci la capacità di stupirci.

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Alice Milani (Pisa, 1986) ha studiato pittura all’Accademia Albertina di Torino e si è specializzata in incisione all’ENSAV La Cambre di Bruxelles. Fa parte dal 2010 del collettivo di disegnatori La Trama, per il quale contribuisce ai progetti Coppie Miste #1, #2 e #3. Ha pubblicato storie brevi su Lo straniero, delebile e Turkey Comics. Wisława Szymborska, Si dà il caso che io sia qui, edito da BeccoGiallo, è il suo primo romanzo a fumetti. http://alicemilani.org/

Ringraziamo Valerio Stivé di Fumettologica per la moderazione e Maurizio Vaccaro di Radiocicletta per la diretta streaming e il podcast dell’evento ascoltabile al link di seguito.

Mostra di tavole originali dal 14 al 25 aprile 2016

Cinema Caffè Lanteri

Via San Michele degli Scalzi 46, Pisa

www.cinemalanteri.com | info@cinemalanteri.com

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Conversation Pieces | Körperland – Letture, riflessioni, approfondimenti | Galleria Passaggi

Tatiana Villani in dialogo con Claudia Bruno e Sandra Burchi.
Coordinano Alessandra Ioalè e Silvana Vassallo

Venerdì’ 8 aprile, alle ore 18.30, nell’ambito della mostra di Tatiana Villani Körperland, la galleria Passaggi è lieta di ospitare un incontro con l’artista in dialogo con Claudia Bruno (giornalista e scrittrice) e Sandra Burchi (ricercatrice e sociologa); coordinano Alessandra Ioalè (curatrice della mostra) e  Silvana Vassallo (direttrice della galleria Passaggi).
Durante l’incontro saranno approfonditi alcuni motivi ispiratori del progetto espositivo, al centro del quale predomina il tema corpo e della sua percezione. L’incontro è strutturato in maniera dialogica, in un’alternanza di letture e riflessioni che affrontano varie declinazioni dell’imaginario corporeo: come paesaggio, come territorio liminale di confine tra l’interno e l’esterno, come entità organica soggetta a processi di metamorfosi e trasformazione.
L’iniziativa fa parte di Conversation pieces un ciclo di approfondimenti su tematiche relative all’arte e alla cultura contemporanea ideato dalla Galleria Passaggi e dall’Associazione Multiversum Arte.

Sandra Burchi, sociologa e ricercatrice, fa parte della redazione di Iaph Italia e collabora con la rivista DWF. Ha curato con Teresa Di Martino il volume “Come un paesaggio. Pensieri e pratiche tra lavoro e non lavoro”, Iacobelli Editore, Roma, 2013. Nel 2014 ha pubblicato il libro “Ripartire da casa. Lavori e reti dallo spazio domestico” (Franco Angeli).

Claudia Bruno, si è laureata nel 2009 con una tesi dedicata alle narrative femministe sulla natura a cui è stato assegnato il premio cultura ecofemminista “Laura Conti”. Dal 2015 è nella redazione diinGenere.it. Suoi saggi e interventi sono inclusi in raccolte di Viella, Bloomsbury, Iacobelli, Toletta edizioni, IaphItalia, DWF, LabDonnae. È autrice di raccontcomparsi su riviste letterarie. Suspremutesenzazucchero.it dispensa favole al limone e altre brevità. 

Partecipa all’evento Facebook 

 

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“Now and Later” | DAZE Solo Show @ Avantgarden Gallery Milan

Avantgarden Gallery

presenta:
“Now and Later”
mostra personale di DAZE,
uno dei maestri del movimento dei graffiti.

Opening : 31 Marzo 2016 – h18.30
1 Aprile – 19 Maggio 2016

Avantgarden Gallery presenta “Now and Later”, per la prima volta a Milano la personale di Chris Ellis, noto con la tag Daze e riconosciuto come uno dei maestri del movimento dei graffiti.
Daze ha iniziato come writer nella New York degli anni ’70, ha aderito allo storico gruppo di artisti che si ritrovava nel South Bronx, poi è diventato membro della Cya (Crazy Young Artist). I suoi graffiti hanno connotato il territorio urbano di quegli anni, dai muri ai treni ai vagoni delle metropolitane.
Le opere di Daze sono come fotoromanzi comici, animati da figure inquietanti e ironiche. L’artista, ispirandosi ai sobborghi alienanti e poveri della sua città, ha ritratto prostitute, poliziotti, artisti e musicisti che popolavano le strade della New York di quegli anni.
In seguito ha esteso la sua visione artistica oltre “la strada” e ha iniziato a dipingere; negli anni novanta troviamo le sue opere nelle gallerie di tutto il mondo.
Un motivo ricorrente nelle opere di Daze è l’occhio umano, rappresentato con una pittura gestuale e libera, svolge un ruolo diverso in ogni opera. In alcuni casi suggerisce uno stato onirico della mente, dove tutto può essere immaginato, in altri casi è un simbolo che permette di scrutare il passato o le possibilità del futuro.
In mostra troveremo quadri realizzati da una stratificazione di immagini tratte dal lessico personale di Daze, frammenti di lettere che riportano ai primi anni di pittura metropolitana e alla sua capacità di fondere il lettering con l’immagine che rappresenta una sorta di firma dell’artista. Le opere di Daze sono nei musei di tutto il mondo e nelle più importanti collezioni private e pubbliche, tra cui: The Whitney Museum, New York; Smithsonian National Museum For African American History and Culture, Washington DC; Museum of Modern Art, New York; The Brooklyn Museum, New York. Non solo, la sua figura artistica compare in due film di riferimento per quanto riguarda la cultura hip hop e la corrente dei graffiti: “Wild Style” (1983), diretto da Charlie Ahearn e “Style Wars” (1981), diretto da Henry Chalfont and Tony Silvers. Daze è menzionato anche in bestsellers che raccontano le origini della street art e approfondiscono le figure che l’hanno generata, tra questi: “Subway Art” by Henry Chalfant and Martha Cooper, 1984; “Spray Can Art” by Henry Chalfant and James Prigoff, 1987; “Subway Graffiti” by Thomas Christ, 1983; “Wild Style”, Tokyo, Japan, 1983.

Dopo la mostra personale a Palazzo Pepoli a Bologna e questa tappa milanese, presenterà il suo libro…

AVANTGARDEN GALLERY

http://www.avantgardengallery.com
da martedì a venerdì dalle 14:00 alle 19:00 Sabato dalle 15:00 alle 19:00

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“Un train peut en cacher un autre” di Riky Kiwy | Presentazione del libro e mostra fotografica al Sanantonio42

Sanantonio42 ospita il fotografo Riky Kiwy e la sua mostra fotografica sul movimento Train Writing, e presenta il libro “Un train peut en cacher un autre“, che raccoglie più di 180 foto (a colori e in bianco e nero) e 6 storie in italiano incentrate sul writing.

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Il fotografo ci descrive il fenomeno del graffiti-writing catturando gli attimi e i momenti che caratterizzano questa scena. Non si tratta di fotografie che immortalano pezzi compiuti, ma soprattutto i depositi dei treni, i tunnel della metropolitana, gli hangar, le stazioni ferroviarie e i luoghi che descrivono le azioni che caratterizzano questa passione, trasmettendo l’atmosfera più emozionante di questa cultura che trova da sempre le sue radici nel substrato urbano.

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La mostra avrà inizio alle ore 15,30 fino alle 21 di sabato 5 Marzo, e dalle 18,30 sarà possibile incontrare l’autore che ci racconterà il suo libro.

L’ingresso GRATUITO

BIO

Riky Kiwy è un fotografo italiano nato agli inizi degli anni 80. Vive e lavora in Francia dal 2011.
Ha vissuto per alcuni anni a Milano dove ha studiato fotografia. Il suo interesse per la fotografia prende forma durante i primi anni del 2000. Nello stesso periodo si interessa al “trainwriting” e comincia a documentarlo. Appassionato per il bianco & nero e la fotografia analogica tradizionale, inizia a scattare immagini dei “trainbomber” che conosce, cercando di creare dei cliché forti caratterizzati dall’utilizzo di neri decisi. Dal quel momento prende vita un reportage che senza rendersi conto porterà avanti per anni. In seguito il suo lavoro si concentra più sul colore, sempre restando fedele alla pellicola.

Anche se il suo maggior interesse è incentrato sul trainwriting, Riky Kiwy documenta con passione i suoi viaggi con immagini di architettura e street photography. Nel 2014 presenta la sua prima mostra personale in Francia a Lione e l’anno successivo la sua prima edizione intitolata “Un train peut en cacher un autre”.

http://rikykiwy.tumblr.com/
http://rikykiwy.bigcartel.com/

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L'unica voce (bassa)

L’unica voce di Tiziano Angri | Recap della presentazione del libro e della mostra al Cinema Caffé Lanteri

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Lo scorso Venerdì 4 marzo al Cinema Caffè Lanteri di Pisa per il suo ottavo appuntamento della serie Fumetti&PopCorn, ha ospitato la presentazione del nuovo libro a fumetti “L’unica voce” di Tiziano Angri per la casa editrice Coconino Press. L’incontro moderato da Valerio Stivè di Fumettologica, è stato accompagnato dall’inaugurazione della mostra delle tavole originali tratte dal libro che rimarrà visibile al pubblico fino al 18 marzo.

L’unica voce è un’opera che parla dell’identità di genere, dell’emarginazione e delle difficoltà a cui spesso vanno incontro i ragazzi in contesti “difficili”, anch’essi ai margini, quelli della provincia italiana. Il libro racconta infatti la storia di Yuri che soffre fin da bambino di un disturbo che lo ha reso insofferente alla voce umana. Attraverso bizzarri rituali cerca il silenzio, la guarigione e la pace. Poi c’è Irene, che in realtà è un ragazzo intrappolato in un corpo che non gli appartiene. Si prostituisce per pagarsi l’operazione che completerà la sua metamorfosi. Si sono già incontrati, Yuri e Irene, in un tempo mai davvero passato. E si incontreranno ancora, in un paesaggio di rovine nel cuore della provincia italiana, per scoprire il legame misterioso che unisce le loro vite. Tiziano Angri racconta con tratto originale e sicuro, deformato e pop, la storia poetica e inquietante di due ragazzi “fuori posto”. Un graphic novel affascinante e toccante, sui fantasmi dell’infanzia che continuano a camminarci accanto. Un’opera necessaria e densa che rivela un nuovo grande autore italiano, già dotato di impressionante maturità nel segno e nel racconto.

Tiziano Angri ha pubblicato Le 5 fasi (con il collettivo Dummy) per le edizioni BDLe Fiabe Frattaglie vol.1 per Grrrzetic editore. Negli ultimi anni ha collaborato con varie riviste e antologie, tra le quali Puck!DelebileLucha Libre e Il Male. Nel 2013 ha vinto il Premio Micheluzzi al Napoli Comicon. Ad oggi vive e lavora tra le colline veronesi.

Radiocicletta, media partner dell’evento, ha realizzato il podcast della serata che potrete ascoltare a questo link:

 

Mostra di tavole originali dal 4 al 18 marzo 2016

Cinema Caffè Lanteri

Via San Michele degli Scalzi 46, Pisa

www.cinemalanteri.com | info@cinemalanteri.com

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Giulio-Vesprini-Promise-Terni

“Promise” new wall by Giulio Vesprini for WöW Urban Art Project | Video

PROMISE, a street art intervention by artist Giulio Vesprini. The work has been created between the 5th and the 7th of February in “Piazza della Pace”, a multicultural working-class neighborhood in Terni, Umbria. The launch of the graffiti is schedule for Sunday the 21th of February at 4.30pm. It will be a collective celebration together with the artist himself and the community of Piazza della Pace. The artistic project comes to light thanks to the “Associazione Culturale Primavere Urbane” with the support of Terni Council, Ater, Asm spa and the cultural proposal of Valentino of Terni. “Primavere Urbane” chooses Piazza della Pace and the artist Giulio Vesprini as starting points for “WOW- URBAN ART PROJECT”.
“WoW” is the need to rediscover an own identity through astonishment. The urban fabric of our cities asks to be questioned and interpreted; in the streets, in the neighborhoods lurk micro worlds of realities which ask to be lived and watched. Art is the only means through which time and space can communicate, creating an urban pattern made by different and dynamic variables. “WoW” is a proposal, an attempt of interpretation, but also an empty wall where everyone is asked to impress those signs which in future will disseminate the story of our present. “WoW” has in fact come to life with an artwork named PROMISE, the promise that artist Giulio Vesprini makes to the city of Terni, a wish of continuity and aggregation aiming to transform Piazza della Pace in an outdoor work of art. The objective is to create a “piazza work of art”, made up by the exchange by inhabitants and artists: A place of identities and memories to take care of and from which restarting: Giulio Vesprini’s PROMISE embodies all this.
Born in Civitanova Marche in 1980, artist Giulio Vesprini defines himself an arch-graphic. Since 2007 he exhibits in national and international art galleries, always maintaining a close link with Urban Art. Since 2009 he curates “Vedo A Colori” an urban regeneration project set in Civitanova Marche. Artist Giulio Vesprini describes his project in Piazza della Pace as “An artwork characterized by two main compositions: A graphic source which encounters the gradual deformation of the theme of the circle and a source with botanical elements applied on top as a collage. This second source represents the revenge of nature over the excessive use of cement; Nature regains its own spaces. The graphic line gives equilibrium to the structure, highlights active urban movements and gives life and voice to an otherwise anonymous house. Stepping back from the graffiti you can see a heart, not as graphic synthesis, but as an organ. The artwork is signed with a progressive number and a keyword which in this case is PROMISE. There are several references connected to this name: the “promise festival” of Terni which starts exactly when the artwork is completed (7th February) and a street art promise made to the Terni people, a gift which talks about identity through colors”.

Video by LUCIO Desiati

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Tavola 15_MP5 CHANGES

CHANGES | MP5 per GRRRZ Comic Art Books

In occasione dell’inaugurazione della personale di MP5, “OF CHANGES”, alla Galleria Wunderkammern di Roma, sarà presentato domani in anteprima assoluta il suo nuovo libro d’artista, CHANGES, realizzato per la collana L’Invention Collective della casa editrice GRRRZ Comic Art Books. CHANGES è il complesso progetto di una delle autrici italiane più amate e conosciute a livello europeo, qui nella veste di illustratrice di sessantaquattro tavole, racchiuse in un cofanetto in edizione limitata, impreziosito dall’aggiunta di una serigrafia d’artista, liberamente ispirate al testo dell’I-ching, o Libro dei Mutamenti, il più antico manoscritto cinese sulla filosofia del cambiamento, conosciuto in Occidente come testo oracolare per la pratica divinatoria.

Da sempre è desiderio dell’uomo poter stabilire, individuare o contemplare, anche solo per un momento, quello presente in cui s’interroga l’oracolo, la traiettoria dei mutamenti che sottendono l’equilibrio energetico del caos e procedere più accorto sul sentiero incerto del proprio destino. Così come la vita di ogni uomo ha origine e termine nel cambiamento, anche la vita intrinseca alla poetica di un artista ha bisogno sempre di mutare per raggiungere piena maturazione.

Il titolo scelto per questa nuova avventura editoriale di MP5 pare quindi essere non solo indicativo del tema a cui ruota attorno tutta l’opera, ma suggerisce anche che qualcosa di nuovo è avvenuto nel percorso di ricerca dell’artista. I CHANGES di MP5 arrivano al cuore e all’occhio di chi le osserva come fucilate in bianco e nero per impatto e significato mettendo a segno un cambiamento necessario, naturale, consapevole cominciato su muro e oggi impresso sulla carta in accordo armonico con tutto il suo lavoro precedente.

In queste sessantaquattro tavole molti stilemi della sua poetica, sviluppati in anni di duro e continuo lavoro su muro, carta e tela, assumono un carattere nuovo, più deciso, concreto. Codici di un linguaggio figurativo che possiede, e ha sempre posseduto direi, in nuce una forza ed energia espressive capaci di attivare quella volontà di mutamento che permette di approdare a un nuovo livello di maturazione. Perciò se da una prima figurazione costruita in rapporto simbiotico con un’ambientazione convulsiva e caotica, in cui il nero era la fonte di creazione/azione, oggi l’autrice arriva a concentrare tutta la carica espressiva ed emozionale del suo linguaggio sulla figura umana che si staglia ora su di uno sfondo completamente bianco. Una figurazione generata nel segno di un bicromatismo tagliente, ora scevro da qualsiasi superficialità descrittiva lasciando spazio solo all’essenziale umano. Ora il nero è relegato alla sola funzione di contorno per contenere quella fluidità bianca delle masse corporee, delle consistenze materiche; il solco che fa emergere l’impronta del mutamento sulla carta bianca o diviene metafora dell’ignoto, dell’incerto da affrontare con umiltà e coraggio dell’anima sincera.

Un libro insomma che sancisce una svolta, un cambiamento di traiettoria di quell’inconfondibile binomio cromatico, compositivo e concettuale di MP5, che mostra il carattere potente della sua poetica anche sul bianco immacolato della carta. Come un dono l’autrice, non solo ci regala una ricca e personale narrazione visiva di uno dei libri oracolari più affascinanti e studiati al mondo, ma rivela ad ognuno le possibili traiettorie di mutamento del suo lavoro, che noi sapremo cogliere ed interpretare a seconda del nostro background esperienziale e di conoscenza della sua opera.

Chi voglia imbattersi nella temuta bellezza del caos mischi le carte e stia a guardare, consapevole però di non poter riportare le cose all’ordine di principio.

Fino al 20 febbraio il volume è in preordine nella libreria online della GRRRZ Comic Art Books in 66 copie con sconto early birds a questo link -> http://www.grrrz.com/prodotto/mp5-changes/

MP5GRRRZ Comic Art Books | Wunderkammern

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“ALL YOU CAN EAT”. Si serva chi può! | Le Grand Jeu

 

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“Questo Viso non è Vacuo Vessillo di Vanità, ma semplice Vestigia della Vox populi, ora Vuota, ora Vana.”
V per Vendetta

Qualche settimana fa, per alcuni giorni, la scritta “ALL YOU CAN EAT” (mangia tutto ciò che vuoi) è comparsa sul pannello autostradale di benvenuto alle cave di marmo di Carrara in Toscana. Lo sfregio, firmato provocatoriamente Banksy e a caratteri grandi e rossi stagliati sullo sfondo degli antichi pontili, è apparso nel fulcro novecentesco del mercato delle cave, in quella complessa struttura di ferrovie che serviva a trasportare il marmo estratto dalle cave fino al mare e che incarna, oggi, l’abbattimento sistematico della montagna.

di Alessandra Ioalè

Sorgente: “ALL YOU CAN EAT”. Si serva chi può! | Le Grand Jeu

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KÖRPERLAND | Personale di Tatiana Villani alla Galleria Passaggi di Pisa

Tatiana Villani KÖRPERLAND
a cura di Alessandra Ioalè
Inaugurazione Sabato 20 Febbraio ore 18.00
20 Febbraio – 16 Aprile

La Galleria Passaggi ha il piacere di presentare Körperland, personale di Tatiana Villani a cura di Alessandra Ioalé.
Körperland è un progetto in progress che Tatiana Villani porta avanti da diversi anni, incentrato sull’elaborazione di un immaginario corporeo dove confluiscono tracce di vissuto personale, riflessioni più generali sul nomadismo identitario come condizione della contemporaneità, ricerche teorico-sperimentali sulla forma e sulla materia.E’ un progetto iniziato nel 2009, in un periodo in cui l’artista viveva e lavorava in Germania, di cui è rimasta traccia nel titolo Körperland (terra dei corpi): corpo come “territorio” da esplorare; come “paesaggio mutevole” che si trasforma in relazione a come ci percepiamo e a come viviamo; corpo come “dimora” dell’io, involucro e confine dell’identità personale, quanto mai fragile al giorno d’oggi, nell’epoca della “modernità liquida” che caratterizza i nostri assetti sociali.
Nella sua pratica artistica Tatiana Villani si avvale di diversi mezzi (pittura, fotografia, installazione, video) per trattare tematiche inerenti all’arte relazionale, alla condizione socio-politica dell’uomo contemporaneo e al suo rapporto con l’ambiente. In Körperland queste tematiche sono filtrate attraverso un linguaggio più intimo e personale, che rende visibile l’intreccio cartografico di esperienze vissute, atmosfere esplorate, costruito per suggestioni e sensazioni generate dall’incontro del proprio sé con l’altro e con il mondo.


Le opere presenti in mostra – in parte inedite, in parte realizzate precedentemente – compongono una nuova geografia di corpi che, come dichiara l’artista, “restano nudi, sradicati dalla frenesia di inseguire bisogni e desideri, soli, unici terreni solcabili”. Ibridati nella materia scultorea e cristallizzati nell’immagine fotografica essi acquistano un nuovo senso nella loro moltiplicazione, sovrapposizione o cancellazione compositiva. Dal paesaggio delineato emergono due anime: una terrestre, più cupa, grezza e minimale, costituita da grandi immagini fotografiche di “terre madri” raffiguranti dettagli di corpi femminili non omologati, segnati da imperfezioni e cicatrici, oltre che da sculture di “creature embrionali” informi, perturbanti nella loro ambivalente potenzialità; l’altra acquatica, più estetizzante, intima, domestica, che evoca atmosfere borghesi e porta a galla immagini provenienti da secoli di sedimentazione nell’arte visiva.
Le due anime di Körperland si dispiegano nello spazio espositivo secondo una logica fisico-emozionale a loro intrinseca, al contempo enigmatica e dialogica, sollevando domande più che suggerendo risposte in chi le osserva.


In occasione della mostra è stato realizzato un catalogo con testi critici di Alessandra Ioalè e di Matteo Innocenti che sarà presentato il giorno dell’inaugurazione.
www.tatianavillani.com


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Tatiana Villani KÖRPERLAND
Curated by Alessandra Ioalé
Galleria Passaggi, via Garofani 14 – Pisa
20 February – 16 April
Opening Saturday 20 February, 6.00 p.m.

Passaggi Gallery is pleased to present Tatiana Villani’s solo exhibition Körperland curated by Alessandra Ioalè.
Körperland is an ongoing project Tatiana Villani has been carrying out for several years. It focuses on the development of a bodily imagery embracing traces of personal experience, general reflections on identity as a condition of contemporary nomadism, theoretical and experimental research on form and matter.

The project started in 2009, when the artist was living and working in Germany, an experience whose traces remained in the title Körperland (land of bodies): the body as a “territory” to be explored; as a “varying landscape” that changes in relation to how we perceive ourselves and how we live; the body as the “home” of the self, both shell and border of personal identity, that nowadays is more than ever vulnerable, owing to the liquid modernity characterizing our social structures.

In her artistic practice Tatiana Villani makes use of different media (painting, photography, installation, video) to introduce issues concerning relational art and men’s relationship to sociopolitical and environmental conditions. In Körperland, these issues are filtered through a more intimate and personal language, which reveals the cartographic twist of lifetime experiences, of explored atmospheres, intertwined through suggestions and sensations originated by the encounter with other people and with the world.

The works in the exhibition – part of which are new an part were made previously – make up a new geography of bodies that, as the artist says, “remain naked, uprooted by the rush to chase needs and desires, the only territories we are able to plough through”. Hybridized in sculptural material and crystallized in the photographic image, they take on a new meaning in their multiplication, overlapping or cancellation. From the landscape so outlined two souls emerge: one is terrestrial, darker, raw and minimal, consisting of large photographic images of “earth mother” depicting details of female bodies not conformed, marked, as they are, by imperfections and scars, as well as sculptures of shapeless “embryonic creatures”, uncanny in their ambivalent potential; the other soul is aquatic, more refine, intimate, domestic, evoking memories of bourgeois atmospheres that bring up images deposited in centuries of visual art.

The two souls of Körperland unfold in the exhibition space according to their inherent logic, both physical and emotional, at the same time explicative and enigmatic, raising more questions than answers in the viewer.

A catalog has been produced exclusively for this exhibition containing essays by Alessandra Ioalè and Matteo Innocenti. It will be presented on the opening day.

Biography
Born in Bergamo in 1974, Tatiana Villani grew up in the province of Lecce, which she leaved to continue her studies at the Academy of Fine Arts in Florence. From 2007 to 2011, she lived in Berlin where, among other activities, she worked with the international project Happenstudio, Platform for contemporary art.
It is precisely in these years that the artist began to make use of different media (painting, photography, installation, video) to treat issues related to relational art, the social and political condition of world population and relationship with the environment. Her work ranges from visual art to theatrical performance and art therapy applied to various social issues.
Since 2011, she has been involved in numerous projects, including: artist residence Sowing Seeds at Kamanart Foundation (Jodhpur, India, 2012-13), where she made the performance Sewing or Sowing; participation, as artist and supervisor, in the project PNEUMAtic circUS, curated by Vittore Baroni, within the festival Transmediale, Museum Haus der Kulturen der Welt, (Berlin 2013); participation in Maker Faire (Rome 2013), with the project Logos, in collaboration with the Hacker space Unterwelt; participation as a performer in Parade through Macau, Latin City (Macao, China 2013); presentation of the video The First Time, in collaboration with Luca Leggero, during the presentation of BAU magazine number 11, at Museo Luigi Pecci in Prato (2014); participation in Vancouver Biennale (2014/2016) with the project I Have a Dream. Solo exhibitions were dedicated to her work, such as Metaproject, at Hallway-gallery LiberSPACE in Zagreb, or the double solo exhibition at Paola Raffo Contemporary Art Gallery in Pietrasanta, curated by Gaia Querci. She also participated in several group exhibitions including: Atypo Call. 01 at Studio Gennai Contemporary Art Gallery in Pisa in 2014; Darwin Day 2012: falsi miti, curated by Manrica Rotili, University of Tor Vergata, Rome in 2012; Electro Bau, Contenitore di Cultura Contemporanea, Viareggio 2012; Beingeverywhere, Berlin, Germany 2012; The Wall (archives) # 4. Archiviazioni, curated by Pietro Gaglianò, Lecce 2011; Masterclass Default Lecce, residence at Ramdom 2011.
www.tatianavillani.com

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“Non smettere di disegnare” di Giacomo Becherini + Mostra delle tavole originali di Giovanni Timpano al Cinema Caffé Lanteri | Recap

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Per il settimo appuntamento della serie Fumetti&PopCorn, Giovedì 18 Febbraio il Cinema Caffè Lanteri ha ospitato la proiezione del documentario “Non smettere di disegnare” di Giacomo Becherini. Dopo esser stato presentato al Lucca Comics 2015 e ospitato a Villa Trossi Uberti a Livorno, questo bel progetto arriva in prima assoluta a Pisa accompagnato dalla mostra di tavole originali del fumettista pisano Giovanni P. Timpano, uno degli autori protagonisti nonché ispiratori del progetto. Nato infatti circa un anno e mezzo fa, dall’amicizia tra Becherini e Giovanni Paolo Timpano, disegnatore di molti fumetti per case di produzione americane come Image Comics o Dynamite, il documentario ha la volontà di provare a raccontare il processo creativo del disegnatore. L’idea è quella di cercare le storie e le ricerche dei vari disegnatori per arrivare a quella linea, quel segno. Grande ispirazione a questo lavoro è arrivata dal territorio, perché in pochi chilometri si possono incontrare autori davvero interessanti e conosciuti nel panorama non solo nazionale, e che sono poi diventati i protagonisti del racconto: Daniele Caluri, Alberto Pagliaro, Giovanni P. Timpano, Stefano Casini, Francesco Ripoli, Maddalena Carrai, Tuono Pettinato, Cristina Gardumi. Tutti disegnatori diversissimi tra loro e, come scrive Becherini, “da ogni incontro è uscita una certa intimità, che ha portato a riflettere su aspetti del lavoro di disegnatore quasi inaspettati. Ognuno ha raccontato la sua esperienza, i suoi limiti e i suoi scopi di fronte alla pagina bianca” dando una sua versione dell’atto creativo. Una diversità d’approccio al lavoro che si evince dalle immagini. Il titolo del documentario trova la sua spiegazione proprio nelle parole dell’autore che spiega “sono partito parlando con un bimbo di 10 anni, amante del disegno, perché ognuno di noi da piccolo inizia a comunicare tramite il disegno, ma ad un certo punto si crea una rottura che poi ci rende incapaci di tornare a disegnare con una certa manualità. Solo alcune persone continuano a sfruttare questo mezzo.”

Non smettere di disegnare è un’indagine sul segno, ossia ciò che caratterizza il disegno. La ricerca in questo documentario sta nello scoprire quale percorso artistico si celi dietro ogni linea e ogni sfumatura, cercando di capire perché fino ad oggi il disegno, come ad esempio nei fumetti, sia un’arte non ancora considerata all’altezza di altre, ad esempio cinema o letteratura. Per questa indagine alcuni professionisti della costa che va da Pisa a Cecina hanno aperto i loro studi e mostrato il processo creativo e pratico del disegno. Il documentario avanza tramite le interviste, che risultano essere delle chiacchierate con i disegnatori mescolate al loro lavoro, cercando di mostrare da vicinissimo l’atto del segno della matita sul foglio. Ci sono vari momenti più astratti dove si cerca di mettere in risalto le differenze negli approcci al lavoro. L’incipit invece è un ragazzino di nove anni che parla del suo amore per il disegno e del fatto che non vuole smettere di disegnare per paura di perderne la capacità.

La mostra di 13 tavole originali realizzate da Giovanni P. Timpano sono tratte da due serie a fumetti distinte e si caratterizzano per uno stile leggermente diverso. La prima serie è tratta dalla sua run su The Shadow dall’aprile 2013 a dicembre 2015, riferibile al genere pulp/thriller per la Dynamite Comics, il cui personaggio protagonista è conosciuto in Italia come L’Uomo Ombra, da cui è stato tratto il film del ’94. La seconda serie, a cui sta lavorando ora, ascrivibile al genere di fantascienza post-apocalittica, ha una linea più chiara, con particolare riferimento a Moebius e a Geof Darrow, ed è tratta da Eclipse, miniserie di 4 numeri edita dalla Image Comics, sotto l’etichetta Top Cow, che uscirà in estate.

The Shadow edita dalla Dynamite comics e tradotta in Italia dalla Panini Comics. Il protagonista nasce da programmi radiofonici e libri pulp degli anni ’30 e Orson Welles prestò la voce a The Shadow stesso tali trasmissioni. Narra le vicende di Kent Allard, ex aviatore della Prima Guerra mondiale che, una volta girato il mondo per acquisire poteri e conoscenze dell’occulto, decide di combattere il crimine armato delle sue pistole e di una schiera di agenti al suo servizio Dagli anni ’30 in poi sono stati realizzati decine di libri, film, fumetti su quello che è considerato uno dei padri dei supereroi americani e fonte di ispirazione per la creazione di Batman stesso. La serie della Dynamite che va avanti da molti anni e vanta di autori come Garth Ennis, Alex Ross, John Cassaday, Matt Wagner, Howard Chaykin e molti altri.

Eclipse edita dalla Image/Top Cow e scritta da Zachary Kaplan. Narra le vicende di una New York post Eruzione Solare, un evento di tale impatto che ha costretto quel poco che è rimasto della specie umana a vivere sotto terra, al riparo da questo sole capace di ucciderti se esposto ad esso. Segue le vicende di Bax, un tecnico che con la sua tuta protettiva si ritroverà a proteggere la figlia del suo migliore amico, nonché capo, minacciata da un singolare assassino, qualcuno che sembra capace di resistere ai raggi solari e quindi in grado di muoversi liberamente per New York, giorno e notte.

Ringraziamo Radiocicletta media partner dell’evento, che ha realizzato il podcast della presentazione ascoltabile al link di seguito.

Giacomo Becherini studia Storia del Cinema presso l’Università di Pisa seguendo i corsi di studio di Cinema Musica e Teatro. Nel 2009 comincia la produzione creativa vincendo un importante premio e una somma di denaro per il terzo premio ricevuto al concorso letterario “ D come donna, U come uomo” con un racconto breve. Nel 2010 gira il cortometraggio La Morte bianca, sulle morti nei luoghi di lavoro, con la quale partecipa a numerosi Festival, venendo premiato con la medaglia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nella primavera 2012 riceve il secondo premio al Festival Creatività è Salute di Firenze promosso da ASL e Cesvot, con il documentario Schermi, sul progetto A.l.i.s.e.i. che cerca di sensibilizzare gli studenti delle scuole sul rapporto con i vari mezzi di comunicazione. Nell’estate 2012 lavora nel reparto fotografia del film di Pietro Reggiani Non scomparire, per la fotografia di Luca Coassin, girato tra Roma e Trento. Nell’autunno 2013 realizza due cortometraggi: Il Taumaturgo finalista al Festival di Cuneo e Il Tema di Sveva che vince il concorso “Tre minuti per la parità” promosso da Formagenere a Massa. A fine 2013 partecipa al primo episodio di “Week-end d’autore” format Tv di Toscana Ffilm Commission per la regia di Francesco Falaschi, con l’intervista al grandissimo direttore d’orchestra Zubin Metha. Nel 2014 gira il documentario Inequilibrio sul festival di teatro e danza omonimo e il breve docu-film sullo sportivo strongman Francesco Gioia. Ultimo lavoro completato è Non smettere di disegnare, documentario sul segno e l’arte del disegno. In lavorazione due cortometraggi, uno danzato e uno di finzione, che occuperanno l’intero 2016. Dal 2013 è il direttore della parte creativa e comunicativa de L’Etrusca Ciclostorica. Come libero professionista realizza spot e video per aziende.

Giovanni P. Timpano è un disegnatore di fumetti che lavora per il mercato americano da circa 7 anni. Ha iniziato con The Phantom (conosciuto in Italia come L’uomo Mascherato) per la Moonstone e Grimm FairyTales per la Zenescope. Tra le sue altre pubblicazioni ci sono i G.I.Joe per la IDW, Hellraiser per la Boom, e una lunga run di The Shadow (L’Uomo Ombra in Italia) per la Dynamite. Per la History Channel e la Discovery Channel ha realizzato gli albi educativi Mankind e Megalodon. Recentemente ha anche riscritto le origini del gruppo JusticeInc. con lo scrittore Michael Uslan, produttore di tutti i film di Batman da Tim Burton in poi. Attualmente lavora su Eclipse, miniserie di fantascienza per la Image/Top Cow. Vive e lavora a Pisa. 

 

Mostra di tavole originali di Giovanni Timpano

Dal 18 al 29 Febbraio

 

Cinema Caffè Lanteri
Via San Michele degli Scalzi 46, Pisa

www.cinemalanteri.com | caffe@cinemalanteri.com

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Viaggio a Tokyo

Vincenzo Filosa presenta “Viaggio a Tokyo” al Cinema Caffé Lanteri | Pisa

Cinema Caffè Lanteri
Presenta

Viaggio a Tokyo
di

Vincenzo Filosa
Modera Valerio Stivé

Incontro con l’autore Venerdì 5 Febbraio ore 20
Finissage della mostra di LRNZ

Venerdì 5 Febbraio il Cinema Caffè Lanteri, per il sesto appuntamento della serie Fumetti&PopCorn, ha il piacere di avere come ospite il fumettista e traduttore dal giapponese Vincenzo Filosa ed il suo Viaggio a Tokyo, graphic novel di esordio edito da Canicola edizioni. Un romanzo a fumetti in cui l’autore raggiunge la sua maturità narrativa dopo il suo viaggio di studi a Tokyo, dove ha la possibilità di approfondire la sua passione per il manga e la tradizione artistica giapponese ed elabora un diverso approccio al segno e al ritmo narrativo. L’incontro, moderato da Valerio Stivé di Fumettologica, è realizzato in occasione della chiusura della mostra delle illustrazioni originali realizzate da LRNZ per l’edizione italiana de “La strana biblioteca” di Murakami (Einaudi).

Viaggio a Tokyo è un’avventura allucinata sulle orme dei grandi autori del fumetto gekiga Tsuge Tadao e suo fratello Yoshiharu. Viaggio a Tokyo è uno sguardo inedito e personale sulla grande città. Un diario sgangherato alla ricerca di un senso per una vita di rese e sconfitte. Un racconto onirico e grottesco delle abitudini dei suoi abitanti stranieri e giapponesi tra quartieri a luci rosse, foreste dei suicidi, karaoke, manga kissaten, love hotel, templi buddhisti e negozi di jeans. Un viaggio e un’educazione sentimentale in una grande metropoli e nell’immaginario del fumetto giapponese, tra grandi icone pop e autori meno celebrati. La storia di un paradiso trovato, rinnegato e perduto per sempre. Viaggio a Tokyo è stato realizzato con il contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, in collaborazione con Far East Film Festival di Udine. 

Come sempre ringraziamo Radiocicletta, media partner dell’evento, che realizzerà il podcast della presentazione.

Vincenzo Filosa nato a Crotone nel 1980, dopo le pubblicazioni underground su antologie come “Futuro Anteriore”, “Zero Tolleranza”, “Spaghetti”, “Crack Antologia”, “Deriva”, “Epoc”, “Lamette”, “Gilette”, fonda l’etichetta indipendente Ernest. Nel 2011 realizza per la rivista “Domus” un servizio a fumetti sull’architetto giapponese Shigeru Ban, che ha realizzato il progetto dell’auditorium provvisorio per il conservatorio Alfredo Casella dell’Aquila, a seguito del terremoto del 6 aprile 2009. Nel 2012 illustra la sua ZeroGuida di Roma, edita da Zero Edizioni e inoltre è tra gli invitati alla mostra Nuvole di Confine, Graphic Journalism L’arte del reportage a fumetti, inaugurata presso il Museo Internazionale dell’Umorismo dell’Arte di Tolentino e con un catalogo edito da Rizzoli Lizard. Filosa vive a Milano dove disegna e traduce grandi autori come Jiro Taniguchi e Shigeru Mizuki.

Canicola associazione culturale è nata a Bologna nel 2004. Attraverso un progetto editoriale di ricerca in ambito grafico e narrativo, esposizioni, workshop, presenza a festival, si occupa di fumetto contemporaneo e disegno. La produzione si concentra su una rivista a progetto e libri di autori italiani a cui si affianca la traduzione di autori inediti in Italia. Canicola fa rete culturale con le altre realtà internazionali affini e ha ricevuto per la sua attività diversi premi e riconoscimenti nazionali e all’estero.

www.canicola.net
facebook.com/canicolaedizioni
canicolaedizioni.tumblr.com

Viaggio a Tokyo
di
Vincenzo Filosa

Incontro con l’autore Venerdì 5 Febbraio ore 20

Cinema Caffè Lanteri
Via San Michele degli Scalzi 46, Pisa

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LRNZ presenta Golem e Astrogamma al Cinema Caffé Lanteri Pisa | Recap

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Venerdì 22 Gennaio il Cinema Caffè Lanteri è ripartito alla grande inaugurando il 2016 con il quinto appuntamento della serie Fumetti&PopCorn che ha visto la partecipazione di uno dei più importanti fumettisti e illustratori italiani di oggi, LRNZPer la prima volta a Pisa, l’autore romano, moderato dal duo Tuono PettinatoMaurizio Vaccaro, ha presentato i suoi due libri a fumetti, “Golem” e di ultima uscita “Astrogamma”, pubblicati per la casa editrice Bao Publishing

Apprezzatissimo illustratore e industrial designer, ex membro fondatore dei SuperAmici, LRNZ, nome d’arte di Lorenzo Ceccotti, ne ha fatta di strada da allora operando in molti campi dell’arte visuale, sempre alla ricerca della bellezza in tutte le cose e con un’enorme passione per i videogiochi, l’arte giapponese basata sugli archetipi grafici e il suo attuale, bellissimo lavoro: il fumetto

Per questa occasione LRNZ presenta al Cinema Caffè Lanteri  una selezione di tavole originali delle illustrazioni realizzate per l’edizione italiana del nuovo libro dello scrittore giapponese Murakami HarukiLa strana biblioteca” edito da Einaudi, visibile fino a Venerdì 5 Febbraio.

Golem è il primo romanzo grafico lungo di LRNZ, che come dice l’autore “parte da un pensiero di cui sono convinto e che avevo una certa urgenza di comunicare agli altri: l’idea che i sogni dei bambini siano il seme da cui nasce il futuro e che se i bambini sognano ad occhi aperti possono cambiare il mondo. Ci credo proprio e volevo dirlo a quante più persone possibile”. Ed è perciò che è sì una storia dall’impianto fantascientifico che ipotizza la fine del sistema capitalistico mondiale, ma è soprattutto una storia che parla dei bambini e dei loro sogni, e di quanto questi siano indispensabili per il futuro dell’umanità. Una satira sociale sugli estremi del capitalismo, parabola politica sulla fine delle economie mondiali, esperimento visuale di narrazione a fumetti senza limiti grafici, distopia sulla conquista del mondo da parte delle nanomacchine, Golem è tutto questo e molto di più, in 300 tavole a colori in cui vi sono nascosti elementi narrativi segreti, rilevabili solo con un’apposita App gratuita, che completano l’affresco socio-narrativo della storia con contenuti multimediali inediti realizzati appositamente e disseminati, nascosti nel web dall’autore.

Astrogamma, è una favola archetipica, dolorosa, violentissima e ricca di simbolismi universali sull’equilibrio eterno tra la vita e la morte, in cui LRNZ racconta, coadiuvato ai dialoghi da Alessandro Caroni, di come a volte siano gli organismi più piccoli e insignificanti a decidere il destino di un conflitto. Gli insetti stanno conquistando il mondo e l’umanità è spacciata. Solo un’estrema mutazione della razza potrebbe consentirle di sopravvivere, ma è possibile che sia già troppo tardi. La fase finale dell’invasione silenziosa, ambientata in una Roma futuristica, è vista attraverso gli occhi di tre ragazzi che ne sono più che testimoni. Nei ragazzi e nel loro cuore è scritto il destino dell’universo. Il volume ha una particolare copertina lenticolare e animata.

La strana biblioteca è il racconto di un ragazzo che viene chiuso nel sotterraneo di una biblioteca da un malvagio vecchietto e un misterioso uomo-pecora lo obbliga a imparare a memoria tre tomi sulla tassazione nell’Impero ottomano. Il bambino rischia di fare una fine terribile ma in suo soccorso accorre una bambina sconosciuta.

www.lrnz.it | www.baopublishing.it

Ringraziamo Radiocicletta media partner dell’evento, che ha prodotto il podcast della serata di presentazione ascoltabile al link di seguito.

Mostra di tavole originali dal 22 Gennaio al 5 Febbraio 2016

Cinema Caffè Lanteri

Via San Michele degli Scalzi 46, Pisa

www.cinemalanteri.com | info@cinemalanteri.com

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Press release • Ugo Gattoni - Sybille's bath-4

Sybille’s bath by Ugo Gattoni for Sold Art Gallery | Video

Artista e illustratore, Ugo Gattoni presenta Sybille’s bath, la sua prima acquaforte realizzata sotto la supervisione dello stampatore Vincent Brunet dopo un soggiorno lavorativo all’URDLA, print shop di Villeurbanne in Francia. Edita in dicembre 2015 da Sold Art Online Gallery, questa onirica composizione si caratterizza per alcuni riferimenti all’anatomia della sua ragazza Sybille, nonché alle prospettive di Escher. Il video documenta il processo creativo di questa surreale incisione e mostra il know-how dell’artigiano stampatore.

Acquaforte, 30 copie.
Firmata e numerata dall’artista.
Dimensioni: 25,98 x 19,68 pollici (66 x 50 cm).
Stampato su 300g / mq BFK rives carta velina con frange ai confini (100% cotone).
Il certificato di autenticità è firmato dal artista e l’editor. 

Disponibile solo su soldart.com

Ugo Gattoni è nato nel 1988 a Vitry-sur-Seine (Francia). Dopo aver ottenuto una laurea in graphic design nel 2010, si è dedicato al suo grande progetto personale. Per sei mesi ha lavorato su un affresco alto 10 m e lungo 1,2 m realizzato con la penna a sfera, a cui è stata dedicata una mostra dal titolo “Ultra Copains” alla Galerie Surprise. Il lavoro di Ugo Gattoni si è distinto grazie a questo progetto e al suo libro “Bicycle”, pubblicato nel 2012 da Nobrow in occasione delle Olimpiadi di Londra. Ha collaborato con grandi brand come Hermes, Rolex, Pierre Frey, Ruinart, Céline e il New York Times. Il punto di partenza dei suoi disegni è spesso una storia, che si sviluppa per tutto il progetto. Ugo Gattoni fa sempre molta attenzione ai numerosi dettagli nei suoi disegni. Egli usa la sua immaginazione per dare vita a scene surreali che miscelano parti anatomiche, nature morte, architettura. Oltre alla carta, Ugo è un’artista curioso che lavora con altre tecniche e su altri materiali, con un particolare interesse per l’artigianato.

Press release • Ugo Gattoni - Sybille's bath-5

Press release • Ugo Gattoni - Sybille's bath-6

Video by Neutre – Ben Rch
Musica: This Patch Of Sky – Heroes And Ghosts

Photo credits: Nicolas Royol – ROYX

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Kaos Temple project by OKUDA | Video

Il video mostra il work in progress dell’operazione che va a completare la trasformazione di una antica cattedrale abbandonata situata a Llenera in Astrurias (Spagna) in quella che è conosciuta inizialmente come Iglesia Skate dagli amanti dello skateboarding. Inizialmente riconvertita dal collettivo Church Brigade, a fine 2014 Okuda San Miguel entra in contatto con il luogo e vi immagina già quello che potrebbe essere il coronamento perfetto per la nuova Iglesia Skate. Ispirandosi alla sua iconica Kaos Star, l’artista ripensa questo spazio come un Kaos Temple. Con l’appoggio di Red Bull e dopo una campagna di crowdfunding attraverso Verkami, il 23 Novembre 2015 Okuda comincia a dipingere la chiesa e il 10 Dicembre 2015 viene nuovamente inaugurata con il nome di Kaos Temple, il nuovo tempio per l’arte urbana e lo skate. E’ l’intervento artistico più importante nella carriera dell’artista che ha portato l’arte urbana all’interno di un luogo caratteristico come quello di una chiesa. Un’intervento alternativo che ha fatto molto parlare promuovendo la possibilità di nuovi spazi per l’arte, soprattutto di questo tipo.

Oggi la chiesa è sempre aperta per gli skaters e gli amanti di questa nuova corrente artistica contemporanea. www.laiglesiaskate.com

Foto: Lucho Vidales | Video via Street Art News

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Dr. Pira al Lanteri con “Gatto Mondadory e i Puffi dell’Aldilà” | Recap

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Per il quarto appuntamento della serie Fumetti&PopCorn, il mitico Dr. Pira torna una seconda volta al Cinema Caffé Lanteri di Pisa per presentare “Gatto Mondadory e i Puffi dell’aldilà”, l’ultima avventura del Gatto più conosciuto dell’Universo del fumetto italiano. Salutiamo questo 2015 con una bellissima mostra delle tavole tratte dal libro, visibile fino al 10 Gennaio 2016.

“Il Re ha perso il suo Smartphone, e con esso i numeri di telefono di Vassalli, Valvassori e Valvassini. Il Regno cadrà nel Caos se qualcuno non lo ritroverà. Quel qualcuno, suo malgrado, è Gatto Mondadory, che da semplice fattorino sarà costretto a diventare un Eroe.”

La trilogia di Gatto Mondadory è la Saga Fantasy con la quale Dr. Pira rivela al pubblico il suo foltissimo mondo mitologico, fin’ora noto solo ai pochi che frequentavano la sua stessa setta ricreativa pagana, dall’inconfondibile tratto un po’ tremolante, grezzo e poco rifinito proprio del “fumetto disegnato male” di cui Pira ne è padrone indiscusso in quanto scelto, voluto e messo in relazione con un impianto narrativo scorrevole e chiaro, forte ed efficace che rivela un grande regista esterno ed interno alla vignetta. Il resto è storia. Dopo il Telefonino Fatato e la Terra dei Cugini, un Dottor Pira in stato di grazia ritorna per concludere la sua epica trilogia: riuscirà questa volta il Gatto più famoso del fumetto italiano e longobardo a sopravvivere? Perché è funestato da sogni inquietanti? Sono davvero soltanto sogni? E come arredare il suo nuovo appartamento? Un armadio infinito, una strana popolazione, una presenza femminile, la compagnia di Gatto riunita per un’ultima sovrumana sfida: il Regno è ancora in pericolo, però poi basta eh. Draghi! Mago Merlino! Telefonini magici! Gnomi in abbondanza! E in questo ultimo tomo, i Puffi! Tema difficile e controverso che è costato all’Autore minacce e rappresaglie da parte della Cospirazione che non vuole che si sappia la verità sugli esseri blu. Un libro unico, che rivela ai lettori la possibilità di un altro mondo, e soprattutto popolato da creature mistiche, apparizioni magiche in un piacevole clima di relax.

Pubblicato grazie alla coraggiosa collaborazione di Fumetti della Gleba, GRRRZ Comic Art Books e CORPOC, il volume è il primo ibrido editoriale tra autoproduzione e prodotto librario, il primo esempio di auto-edizione a tiratura unica in sontuosa Edizione Ottocentesca limitata con stampa OLOGRAFICA in copertina. Un’edizione di lusso per la più lunga avventura dell’iconico eroe creato dal genio di Dottor Pira quasi un lustro fa, un finale che il pubblico degli storici e archeologi aspettava per rispondere ad alcuni dei più oscuri misteri dell’umanità e della vita in generale.

http://gattomondadory.tumblr.com | www.fumettidellagleba.org | www.grrrz.com | www.corpoc.com

Di seguito il podcast della presentazione a cura di Maurizio Vaccaro (moderatore dell’incontro) di Radiocicletta media partner dell’evento.

Di seguito il reportage e l’intervista a Dr. Pira realizzato da Pisa InTv

Mostra di tavole originali dal 18 Dicembre 2015 al 10 Gennaio 2016

Cinema Caffè Lanteri

Via San Michele degli Scalzi 46, Pisa

www.cinemalanteri.com | info@cinemalanteri.com

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Sara Menetti - Bologna

BilBOlBul 2015. Un viaggio attraverso il fumetto d’autore

Ebbene sì, quest’anno mi sono decisa finalmente ad andare e perdermi nei meandri espositivi del BilBOlBul, il festival internazionale dedicato al fumetto d’autore, che ogni anno si svolge a Bologna dal 2007 a cura dell’Associazione culturale Hamelin. Come per le passate edizioni, un ricco programma non solo espositivo, ma anche di incontri con gli autori, workshop, e di proiezioni, accompagna il pubblico di qualsiasi età alla scoperta di questa affascinante e fresca disciplina, che nasce ibrida e sempre in evoluzione ponendosi aperta verso la sperimentazione di nuove forme di lettura/fruizione, di nuove tecnologie, di altri linguaggi artistici come il cinema d’animazione, assumendo quindi “forme sempre nuove e diverse, sia su supporto digitale che sul tradizionale supporto cartaceo”. 

Un programma che invita ad immergersi in quell’atmosfera magica di fermento creativo, a cui concorre certo la bellissima coreografia cittadina bolognese, in questo periodo avvolta dai profumi di castagne e pannocchie arrosto, agrumi e vin blulè, e da quell’aria natalizia che si respira sotto il portico monumentale della Chiesa dei Servi per la Festa di Santa Lucia, spandendosi poi per tutte le piazze, i vicoli, i passaggi e i portici storici, in cui sembrano nascondersi come pietre preziose le piccole e grandi nicchie della fermentazione fumettistica sorprendendoci appena ne varchiamo la soglia. Un festival la cui energia si concentra alla Biblioteca Salaborsa in Piazza Nettuno e coinvolge poi moltissimi spazi culturali, alternativi e istituzionali, gallerie, librerie, hotels, la Cinnoteca e il Cinema Lumiere.

Passeggiando (velocemente) quindi per la città e munita di guida ho cercato, nel breve tempo a disposizione e compatibilmente con gli orari degli spazi, di vedere la maggior parte delle mostre sparse, assaporando la magia generata dal dialogo intessuto nei diversi ambienti caratteristici dalle tavole originali o semplicemente la bellezza dei colori e dei tratti di quest’ultime messi in risalto da allestimenti minimali, e di cui vi parlerò brevemente attraverso le foto che sono riuscita a scattare.

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Per una pausa pranzo, caffé o cena consiglio fortemente il multispazio ristorante/pasticceria ZOO dove sembra paradossale ma possiamo goderci “In forma!”, la mostra dell’ultimo lavoro dell’illustratrice francese Anne-Margot Ramstein dedicato allo sport, proprio mentre mangiamo un buonissimo bagel o una deliziosa fetta di torta fatti in casa e rigorosamente bio! Una riflessione sulle relazioni che intercorrono tra corpo, movimento e spazio durante l’attività fisica, attraverso le forme e i colori che delineano la composizione dei corpi delle serie di figure sportive precise.

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All’Accademia di Belle Arti troviamo invece A tratti, la mostra principale del Festival dedicata al fumettista riminese classe ’71, Giacomo Nanni, ripercorrendo l’evoluzione stilistica di un autore sperimentatore del linguaggio del fumetto, dell’illustrazione e dell’animazione nel segno della sintesi formale e compositiva. Troviamo tante serie di tavole originali dai primi racconti pubblicati da Canicola e dopo Coconino come “Cronachette”, passando per lavori recenti come “Vince Taylor n’existe pas”, fino ad arrivare alle tavole esposte per la prima volta, dell’ultimo suo lavoro “Prima di Adamo” nuovamente per Canicola.

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Una intima e delicata esposizione quella delle tavole originali di “Wislawa Szymborska. Si da il caso che io sia qui”, il nuovo lavoro della fumettista toscana Alice Milani fresco di pubblicazione per BeccoGiallo, a Les Libellules. In queste piccole tavole, giustapposte a parete omaggiando quelli che erano i divertenti e surreali collages della poetessa premiata con il Nobel nel 1996, Milani sfodera tutto il suo estro compositivo e coloristico per coinvolgerci nel suo racconto biografico attraverso una narrazione per ambientazioni di vita pubblica e privata ricche di particolari descrittivi affascinanti. 

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Ma passiamo adesso a farci un giro illustrato di Bologna, Tokyo e Lisbona nelle pagine dei diari di viaggio di Sara Menetti, del collettivo Mammaiuto, esposte a formare un’ideale itinerario a parete per conoscere le persone, i luoghi e le usanze caratteristici di queste tre città affascinanti attraverso le esperienze catturate dall’occhio attento di questa giovane fumettista e illustratrice bolognese e ritrasmesse col ritratto fresco e rapido dello sketch. La mostra a cura di dell’associazione culturale Kunstrasse è visibile fino al 13 dicembre alla Mirò Art Gallery.

Sara Menetti - Bologna

Sara Menetti – Bologna

Sara Menetti - Lisboa

Sara Menetti – Lisboa

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Arriviamo poi alla strada che fa angolo con Strada Maggiore per incontrare lo Spazio & in cui sono esposte serie e serie di tavole e disegni originali dei tre autori di punta della Casa Editrice Breakdown Press di Londra, il fumettista francese Antoine Cossé conosciuto per il suo graphic novel “Mutiny Bay, l’inglese Joe Kessler, cartoonist e art director della Casa e autore di “Windowpane” e Richard Short conosciuto soprattutto per le sue strisce a fumetti sul gatto Klaus di cui è uscito “Klaus Magazine 1”. Tra le più importanti case editrici inglesi è anche tra le più in fermento del panorama indipendente britannico non solo producendo materiale di giovani e promettenti autori dallo stile innovativo e traducendo in inglese alcune tra le opere più importanti manga gekiga ancora inedite in occidente, ma anche organizzando il Safari Festival di Londra.

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Ho concluso il mio viaggio godendomi una super retrospettiva del grande Magnus, il maestro del fumetto scomparso nel 1996 celebrato alla Fondazione del monte di Bologna e Ravenna in “Magnus e l’altrove. Favole, Oriente, Leggende” con una serie di tavole originali tratte dalle sue opere meno conosciute. Dalle prime illustrazioni degli esordi alle tavole delle saghe “I briganti”, “Le femmine incantate” e delle serie come “Le 110 pillole” e molte altre ancora.

Magnus e l'altrove - Le 110 pillole

Magnus e l’altrove – Le 110 pillole

“Magnus ha attraversato (e spesso mescolato) il nero e il comico-grottesco, la spy-story e l’avventura, il giallo e la fantascienza, il fumetto giornalistico “di realtà” e la favola orientale, l’erotico e il pornografico, il folklore dell’Appennino emiliano e il western: una varietà impressionante di geografie e generi del racconto popolare, interpretato di volta in volta con altrettanta poliedricità di stili grafici. […] Cifra comune della vasta produzione di Magnus è la ricerca di un Altrove, la dimensione senza tempo dell’Avventura, dove portare il lettore con la potenza affabulatoria del disegno e del racconto (“Bisognerebbe – diceva l’autore – scrivere con il compasso e disegnare col vocabolario”). Sempre in bilico tra un minuzioso realismo e la deformazione ironica del segno grottesco, nei suoi fumetti Magnus fa convivere in una sintesi perfetta mondi a volte lontanissimi.”

E con uno dei miti del fumetto italiano chiudo questo mio recap.. e al prossimo BilBOlBul!

 

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La nascita di un’opera. BerlinoNowHere by Anna Capolupo | Video

Il video documentario NowHere ci catapulta nell’affascinante mondo creativo dell’artista di base a Firenze, Anna Capolupo, per scoprire la costruzione di tutto il suo linguaggio visivo, la via di sviluppo che prende ogni tecnica usata sulla tela e come su questa rivive la restituzione soggettiva dell’atmosfera sfuggevole in cui sono avvolti i caratteristici scorci urbani di Berlino. La realizzazione di in una delle opere all’interno della mostra personale BerlinoNowHere- inconscio metropolitano Vol.2 alla Burning Giraffe Gallery di Torino, visibile ancora fino a Sabato 28 Novembre.

Video realizzato da Irene Sonnati | Musiche di Gioacchino Turù e Vanessa V

http://www.bugartgallery.com

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Gigantografie e tavole originali di Francesco Guarnaccia

Bandierine. Tutta una storia di resistenze @ Cinema Caffé Lanteri | Recap

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Lo scorso Venerdì 13 Novembre il Cinema Caffè Lanteri di Pisa per il suo terzo appuntamento della serie Fumetti&PopCorn, ha ospitato la presentazione del libro a fumetti “Bandierine. Tutta una storia di resistenze” edito da Barta Edizioni.

Il libro nasce dall’incontro della proprietaria della fumetteria pisana Fumettando, nonché ideatrice del progetto e catalizzatrice delle forze messe in campo, Silvia Barsotti, l’editore Barta, il ricercatore di Storia Contemporanea, Stefano Gallo e uno dei più stimati autori di fumetti in Italia, Andrea Paggiaro aka Tuono Pettinato, per soddisfare l’esigenza di un pubblico sempre più attento e curioso verso la recente storia nazionale. Un libro corale di sette storie sulla Resistenza, meravigliosamente disegnate da Tuono Pettinato, che ne cura tutta la realizzazione, Lorenza De Luca, La Tram, Sakka, Fabio Ramiro Rossin, Emanuele Tonini ed Emanuele Messina, che si arricchisce di una storia in più, che ricollega tutte le altre, firmata da Francesco Guarnaccia. Come spiega Tuono Pettinato in un’intervista a Fumettologica, “volevamo che si creasse un dialogo tra due narrazioni, quella a episodi relativi a specifici eventi storicamente documentati o ispirati a racconti partigiani, e un’altra narrazione, contemporanea, che segue le vicende di uno studente liceale di oggi, intento a riflettere su quanto l’esperienza resistenziale sia ancora attuale e riguardi direttamente anche lui. Le singole storie percorrono l’intero panorama italiano, mostrando quanti soggetti diversi erano coinvolti in questa guerra di liberazione: giovani, anziani, preti, professori, donne e bambini. Tutti accomunati da essere persone ordinarie costrette dagli eventi ad affrontare imprese straordinarie.” Si crea così un ponte narrativo a fumetti che ricollega la vita di oggi a ciò che è successo nella Seconda Guerra Mondiale, e che Guarnaccia spiega che il suo protagonista, un “liceale scansafatiche, […] ignorando il suo istinto pigrone, si lancerà in una ricerca storica molto personale che lo porterà a scoprire l’importanza di ricordare quello che è successo nei momenti più oscuri della storia passata. Facendo un passo (passettino) indietro mi sono rivisto liceale e ho voluto raccontare l’innocente indifferenza degli studenti, che sono contenti di saltare scuola il 25 aprile ma non sanno perché, e l’importanza della memoria.”

Come di consueto ormai ha supporto dell’evento è stata organizzata una mostra con le tavole originali tratte dal libro di tre degli autori coinvolti, Tuono PettinatoEmanuele Messina Francesco Guarnaccia, che rimarrà visibile al pubblico fino al 29 Novembre.

Di seguito il podcast della presentazione realizzato da Maurizio Vaccaro di Radiocicletta, media partner dell’evento.

 

Bandierine. Tutta una storia di resistenze

Di Tuono Pettinato, Francesco Guarnaccia, Lorenza De Luca, La Tram, Sakka, Fabio Ramiro Rossin, Emanuele Tonini ed Emanuele Messina

Mostra di tavole originali dal 13 al 29 Novembre

 

Cinema Caffè Lanteri

Via San Michele degli Scalzi 46, Pisa

www.cinemalanteri.com | info@cinemalanteri.com

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SatOne

INSOMNIA new wall by SatOne in Mannheim (DE) | Video

Il nuovo video del murales realizzato in ottobre a Mannheim dall’artista tedesco Rafael Gerlach aka SatOne dal titolo “Insomnia” per il progetto Stadt.Wand.Kunst in collaborazione con Montana Cans. Attraverso il suo stile inconfondibile e rivoluzionario nell’ambito del post-graffitismo, che si costruisce per elementi geometrici astratti dalla realtà urbana definiti in una composizione cromatica studiata fin nelle minime sfumature, SatOne in dialogo con le architetture circostanti riesce a dare alla facciata cieca un nuovo senso, più visionario e d’impatto per scuotere e andare oltre l’ordinarietà visiva di un intero quartiere, in questo caso del distretto di Neckarstadt in cui è collocato il palazzo.

Photo by MONTANA-CANS / Manuel Wagner & Frank Bässler

Video by Christian Brand

SatOne: www.facebook.com/satone.satone.satone
Stadt.Wand.Kunst: www.stadt-wand-kunst.de

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L’Atlas for PERRIER INSPIRED BY STREET ART® | Video

Scopriamo il processo creativo e lavorativo in studio di uno degli artisti più rappresentativi del movimento street art francese, L’Atlas, scelto dalla Perrier per reinterpretare il design del packaging dello storico marchio, produttore di acqua minerale gasata in bottiglia, per questo 2015. Il video mostra tutte le fasi di realizzazione dell’opera, in relazione anche alla visione di alcuni dei più importanti interventi pubblici realizzati dall’artista negli ultimi sette anni, concepita per la nuova edizione limitata della PERRIER INSPIRED BY STREET ART®.

Video realizzato da BYNDR – http://byndr.tv

Per maggiori infos -> http://www.perrier.com |  http://latlas.org/

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Il segreto di Majorana di Silvia Rocchi e Francesca Riccioni al Lanteri | Recap

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Lo scorso Venerdì 16 ottobre al Cinema Caffè Lanteri di Pisa si è tenuto il secondo appuntamento della serie Fumetti&PopCorn, dedicata al fumetto e all’illustrazione, con due ospiti d’eccezione, Silvia Rocchi e Francesca Riccioni autrici del nuovo libro a fumetti “Il segreto di Majorana” edito da Rizzoli Lizard. Come di consueto all’incontro, moderato da Virginia Tonfoni di Alias de Il Manifesto, è dedicata un’esposizione esaustiva delle tavole originali tratte dal libro che rimarrà visibile al pubblico fino al 1 Novembre.

La mostra, allestita alle pareti del Caffé attraverso un sistema di fili di lana blu e rossi che richiama i colori propri del fumetto e concettualmente all’idea di struttura geometrica alla deriva nel caos della vita contingente, vuol mettere in risalto l’inconfondibile tratto pastoso, proprio della matita a cera, pieno di liricità e poesia, e dalla gamma cromatica ridotta a pochi semplici colori, ma efficaci a restituire certe atmosfere, di Silvia Rocchi che ci regala un’intensa biografia intima, disegnando quella che può essere la prospettiva di una scelta esistenziale, che – come nella tesi proposta da Leonardo Sciascia nel suo La scomparsa di Majorana – avrebbe portato Ettore Majorana, uno dei geni della fisica nucleare, a scomparire nel nulla nella primavera del 1938. Silvia Rocchi, già ospite lo scorso anno al Lanteri con un’altro ritratto biografico a fumetti su Tiziano Terzani, e Francesca Riccioni, che con Tuono Pettinato ha realizzato le biografie di Galileo Galilei e Alan Turing (anche quest’ultimo presentato al Lanteri) sempre per Rizzoli Lizard, dimostrano grande maestria e consapevolezza nell’affrontare il racconto a fumetti di un genere così complesso. In questo caso, affidando l’intreccio narrativo a due storie – quella di Ettore, appunto, e quella di due personaggi contemporanei, Leo e Amanda – si interrogano sulle dinamiche interiori di una risoluzione grave come quella di una scomparsa volontaria, scatenata da un conflitto insanabile tra i propri desideri e l’inalterabile realtà del quotidiano.

Grazie al valido supporto di Maurizio Vaccaro di Radiocicletta, media partner dell’evento, di seguito potrete ascoltare il podcast della serata di presentazione.

 

Mostra di tavole originali dal 16 Ottobre al 1 Novembre 2015

 Cinema Caffè Lanteri

Via San Michele degli Scalzi 46, Pisa

www.cinemalanteri.com | info@cinemalanteri.com

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HERAKUT for Street Heart Project Rome | Video

“Nei nostri momenti di bisogno ci affidiamo alle persone come famiglia, sarebbe bello se potessimo ricordarci di questi legami anche nei momenti di forza”. Herakut.

Il duo tedesco, Herakut, dopo la loro incredibile mostra a Roma, Santa Miseria, alla Galleria Varsi, realizzano questo muro strabiliante a Torpignattara per STREET HEART PROJECT, a cura di Marta Gargiulo, Massimo ScroccaMarco Gallotta. WWW.STREETHEARTPROJECT.COM

“In our moment of need we rely on the family of humans. I wished we could remember these family bonds in our moments strength” Herakut.

The german duo Herakut after their incredible show in Rome, Santa Miseria, at the Varsi gallery left this strabiliant wall in Torpignattara for STREET HEART PROJECT, curated by Marta Gargiulo, Massimo Scrocca and Marco Gallotta. WWW.STREETHEARTPROJECT.COM

VIDEO PRODUCTION
Blindeye Factory
MUSIC
Bob tha Funk – Dreamz
WWW.BLINDEYEFACTORY.COM

http://www.herakut.de

Cover article credits © BlindEye Factory

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Cappuccetto Rosso illustrato da Daria Palotti in mostra al Lanteri Pisa | Recap

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Cappuccetto Rosso | Testi di Matteo Nesti con illustrazioni di Daria Palotti

Mostra delle illustrazioni originali al Cinema Caffè Lanteri fino a Domenica 11 Ottobre

 

Da Venerdì 25 Settembre il Cinema Caffè Lanteri di Pisa è lieto di ospitare la mostra delle illustrazioni originali di Daria Palotti, tratte dal libro “Cappuccetto Rosso” edito dalla piccola casa editrice toscana Matithyah con testi di Matteo Nesti, fino all’11 Ottobre, inaugurando così la sua nuova stagione di incontri ed esposizioni sul fumetto e l’illustrazione.

Matteo Nesti e Daria Palotti, compagni nella vita e in questa occasione anche di lavoro, sono molto conosciuti e apprezzati nell’ambiente pisano e non solo, lui come educatore nelle scuole sempre a contatto con bambini ed adolescenti, lei come pittrice, scultrice e illustratrice che emerge in questi ultimi anni e si distingue per una forte influenza pop surrealist che caratterizza tutta la sua produzione. Insieme nel 2013 decidono di realizzare una loro reinterpretazione in chiave più moderna della famosa favola di Cappuccetto Rosso dei fratelli Grimm, un cult per grandi e piccini, “seguendo traiettorie di poetica visiva e verbale che vive d’intrecci, di apparenti parallelismi in cui il detto sembra percorrere sentieri altri, rispetto al visibile. Eppure non è così”, come spiega Luca Ganzerla nell’introduzione al libro. Infatti come spiega Nesti in una sua intervista “il Lupo nella mia rilettura non è un evento drammatico, ma un’esperienza emotivamente intensa e nuova, necessaria e ineludibile nella vita di una persona, che ha in sé il costruttivo e il distruttivo, ma che se affrontata interiormente in modo adeguato pone le basi di una crescita. Le versioni classiche offrono un monito e una censura, presentando il Lupo come un’entità negativa e configurando come soluzione la rimozione dalla propria strada di ogni possibile fonte di criticità.” I toni delle illustrazioni sono quelli del blu, che illuminano il buio del bosco, e del rosso, un colore quest’ultimo molto importante per l’artista, a cui fa ricorso sempre in tutte le sue opere perché, come scrive Arianna Papini, “il rosso per Daria è da sempre centrale, come il dramma, la paura e il coraggio, la forza femminile. Tutti temi ben presenti nel racconto della bambina nel bosco. […] Daria ci mostrerà con sincerità la storia della bimba con la mantellina rossa, fiaba cruenta e tenera, coraggiosa e infinita,e ci paleserà lo sguardo dolce e poi feroce del lupo, nello scambio di ruoli che da sempre affascina i bambini.”

Il primo incontro di una lunga e ricca programmazione che vedrà il susseguirsi di autori già noti ed emergenti, pisani e non, habitué del Lanteri e nuovi ospiti, poco conosciuti ai più ma da anni attivi e stimati nel panorama, raccontare e raccontarsi ma soprattutto esporre le proprie tavole originali, frutto di duro e intenso lavoro di matita o pennello, nelle quali vedere il tratto distintivo di ognuno.

Potrete ascoltare il podcast dell’incontro con gli autori realizzato da Maurizio Vaccaro per il suo programma webradio Crazy Mandei di Radiocicletta, media partner dell’evento.

Daria Palotti nasce il 3 marzo del 1977 a Pontedera. Diplomata all’Accademia delle Belle Arti di Firenze in Scenografia nel 2002 intreccia l’attività artistica con quella pedagogica, conducendo laboratori di pittura, modellazione di creta, cartapesta, teatro e arti circensi, parallelamente alla produzione di opere pittoriche, manifesti, scenografie e sculture in ceramica e marmo. Segue per diversi anni un percorso formativo da illustratrice che la porta alla pubblicazione di otto libri illustrati per bambini. Solo negli ultimi anni fa della pittura la sua attività principale esponendo in mostre personali e collettive. FB Page Daria Palotti

Matteo Nesti nasce nel 1976 sotto il segno dei Pesci. Ha passato i migliori anni della sua gioventù (e qualcuno della mezza età) dietro all’ingegneria dei computer e delle macchine. La relazione è finita senza rancori. Preferisce imparare ed insegnare a giocare. E le parole sono da sempre sue amiche.

Dal 25 Settembre all’11 Ottobre

Cinema Caffè Lanteri

Via San Michele degli Scalzi 46, Pisa

www.cinemalanteri.com | info@cinemalanteri.com

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copertina

from Stokholm with Love | Part 2: Moderna Museet

Se la scorsa settimana vi ho introdotto alla mia esperienza a Stoccolma parlandovi del Fotografiska, uno dei più grandi e importanti centri museali per la fotografia contemporanea, oggi vi parlerò invece del Moderna Museet, il museo d’arte contemporanea della capitale svedese fondato nel 1958. Oggi, nella sua nuova veste firmata Rafael Moneo e aperta al pubblico nel 2004, è un gioiello incastonato sulla piccola collina dell’isola di Skeppsholmen che ho potuto visitare usufruendo dell’entrata gratuita del Venerdì! La sua collezione permanente spazia da Picasso e Braque a Dushamp e Man Ray, da Salvador Dalì a Lioubov Popova, Vladimir Tatlin, Max Ernst per concludersi con Andy Warhol, le sculture di Niki de Saint Phall in giardino, Pollok, Caroleen Schneemann, On Kawara e molti altri ancora. Parallelamente il Museo organizza anche mostre temporanee di alto livello qualitativo ospitando personali e collettive che ogni volta aprono uno squarcio sullo stato attuale della ricerca artistica o forniscono letture diverse ed alternative sulla storia dell’arte contemporanea internazionale.

"After Babel" Moderna Museet

“After Babel” Moderna Museet

La prima che mi ha colpita è After Babel a cura di Daniel Birnbaum e Ann-Sofi Noring una grande mostra collettiva in cui il comun denominatore degli artisti coinvolti è quello di costruire ponti tra le tante lingue che fanno parte dell’arte contemporanea e i continenti, creando un’arte che prende sostentamento da queste traduzioni e salta tra le lingue.

"After Babel" Moderna Museet

Paul Chan, The body of Oh hO (truetype font), 2008 in “After Babel” Moderna Museet

Ci sono momenti nella storia dell’uomo in cui si attua una trasformazione resa evidente a tutti attraverso una serie di eventi che interagiscono tra loro. L’anno 1989 segna una di queste trasformazioni. Nel 1989 ha inizio una rivoluzione che porterà a un nuovo ordine mondiale, a noi comprensibile solo se consideriamo tutti gli eventi politici accaduti nel mondo e che hanno introdotto l’umanità in quella che noi definiamo era globale, in cui nessuna preoccupazione è stata più locale. La caduta del muro di Berlino non era solo un problema tedesco o europeo, il massacro degli studenti manifestanti guidati in piazza Tiananmen a Pechino ha avuto conseguenze ben oltre i confini della Cina. E così via. Questi eventi, che hanno reso il 1989 un anno particolarmente drammatico, hanno influenzato il clima politico di tutto il globo. Per il mondo dell’arte, il 1989 ha segnato un momento di espansione, ci si avventura verso un nuovo tipo di mostra che va al di là dell’eurocentrismo. Ma soprattutto il 1989 è l’anno in cui il fisico Tim Berners-Lee formula il primo progetto per l’interconnessione di un sistema di documenti in una rete in tutto il mondo tramite collegamenti ipertestuali; una nuova idea che cambierà radicalmente la vita sociale mondiale, ben presto nota con la sigla WWW., rivoluzionando la distribuzione del sapere di arte, letteratura e musica in tutto il mondo.

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Sono state date molte interpretazioni alla questione sul nuovo ordine mondiale, ma quella che gli artisti hanno dato è stata una delle loro più grandi sfide affrontate scegliendo di considerare l’umanità globale non come composta da persone raggruppate in civiltà ben definite, ma un grande insieme in cui ogni individuo è visto come un microcosmo infinitamente ricco, ognuno modellato dalle idee, sogni e fantasie proprie, rifiutando la catalogazione in categorie già pronte.

Installation view. After Babel – Poetry will be made by all. Moderna Museet, 2015 © Photo: Åsa Lundén/Moderna Museet

Installation view. After Babel – Moderna Museet, 2015 © Photo: Åsa Lundén/Moderna Museet

"After Babel" Moderna Museet

Installation view. “After Babel” Moderna Museet

Da questo presupposto sono state create moltissime opere, alcune delle quali sono all’interno di questa mostra in cui vediamo collocata al centro dell’enorme spazio espositivo una torre in cui si esprime tutto il concetto sviluppato da Simon Denny in collaborazione con Alessandro Bava. Una Torre di Babele la cui struttura rende tangibile e percorribile un’idea alla quale fa capo un mix di molte opere diverse di autori esponenti delle avanguardie storiche ed autori contemporanei, esposte alle pareti della Torre tappezzate di slogan degli anni ’60 spruzzate a spray come i graffiti di oggi. In un’epoca in cui la poesia è scritta e prodotta “on demand”, la Torre fulcro della mostra, diventa un luogo per la lettura, la discussione e la conversazione, attorno alla quale si raggruppano poi le opere degli altri artisti coinvolti, George Adéagbo, Etel Adnan, Kader Attia, Yael Bartana, Paul Chan, Rivane Neuenschwander, Michelangelo Pistoletto e Haegue Yang. After Babel funge da hub per questa costruzione di ponti tra lingue, tradizioni e continenti in cui le opere poliedriche degli artisti creano nuovi significati e aperture su un mondo più vasto.

"Fantasma" Adrian Villar Rojas Moderna Museet

Dalla serie Pedazos de las personas que amamos – La torta 2007 in “Fantasma” Adrian Villar Rojas Moderna Museet

Successivamente sconfinando per così dire nelle altre sale, mi sono ritrovata davanti all’installazione di Adrian Villar Rojas, “Fantasma” che da il titolo a tutta la sua personale curata da Lena Essling. Per la prima volta in mostra in Scandinavia, l’artista argentino è conosciuto per le sue opere site-specific costruite in loco grazie a un team nomade di artisti ed artigiani. Installazioni monumentali, realizzate in argilla cruda o altri materiali organici, come il muschio o la frutta, a cui integra oggetti prelevati dalla cultura quotidiana moderna come computers, sneakers, posate o tablet, che già alla nascita hanno una radicale ed intrinseca conclusione: germogliano, cambiano e si disintegrano. Sono la rappresentazione di mondi a noi sconosciuti in cui tutto si catalizza intorno al concetto di Tempo, per cui tutta la materia reagisce e cambia, essenziale nell’intera ricerca di Villar Rojas. 

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Infatti scrive la curatrice, “undoes the notion of the finished, completed work. His objects embark on a movement towards dissolution the moment they are created, yet can be seen as something entirely new in every phase. Another kind of alchemical process is also at play here, transforming the simple materials into precious objects“.

Fantasma riguarda vari aspetti della memoria e dell’assenza ripercorsi e mostrati in un ambiente museale particolare dai caratteri distintivi di un mausoleo, con le sue dimensioni surreali e la luce artificiale, con camere sigillate e vicoli ciechi, sia spaziali che ideologici, in cui vi è immersa una collezione di oggetti rari in metamorfosi. Al centro dell’esposizione c’è un’esplorazione della memoria circostante, in cui ogni opera può essere intesa come un dispositivo di registrazione, una traccia delle sue esperienze, ma anche la sua scomparsa. Come dar torto a un artista che vede i propri progetti artistici scomparire, distruggersi, ridotti soltanto a ricordo attraverso la loro documentazione. 

"Fantasma" Adrian Villar Rojas Moderna Museet

“Fantasma” Adrian Villar Rojas Moderna Museet

La mostra si apre con due monumenti: il David di Michelangelo a Firenze e il monumento di Colombo a Buenos Aires recentemente demolito, posti in uno spazio negativo. Poi una torta posta in una grande teca sigillata e illuminata, una delle poche opere chiave recuperate nella produzione dell’artista risalente ad una sua prima installazione, è un monumento personale di tipo diverso ma inevitabilmente nello stato di declino. Poi improvvisamente mi ritrovo davanti a grande piano rialzato che domina tutta la galleria più grande; come su un podio, che sfida la visione dello spettatore, una coreografia di oggetti rari, quasi impossibili da classificare, coinvolti in un percorso verso la dissoluzione del processo alchemico nelle cui diverse fasi qualcosa di completamente nuovo si crea trasformando i materiali semplici in oggetti preziosi.

Più informazioni quì -> http://www.modernamuseet.se/

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Inez & Vinoodh
Pretty Much Everything 2015

from Stokholm with Love | Part 1: Fotografiska

In Agosto ho visitato finalmente una delle più affascinanti e suggestive capitali europee, Stoccolma. Città dei Premi Nobel e dal 2010 Capitale Verde d’Europa, coi suoi parchi bellissimi, un’attenzione e rispetto per l’ambiente ineguagliabili e un’acqua potabile così pura da divenire elisir per i viaggiatori. Definita “la Venezia del Nord”, coi suoi fiordi e canali che mi sono divertita a percorrere in battello per raggiungere le principali isole su cui è costruita la città, detiene anche il titolo di capitale del design capace di influenzare le nuove tendenze artistiche europee – basti pensare che la metropolitana, Tunnelbana, è un vero museo sotterraneo dove artisti e designers sono intervenuti reinterpretando ogni stazione a tema. Una città con un’offerta culturale ampia che dimostra lo studio e l’attenta analisi su quelle che sono le discipline più in fermento e le ricerche più significative del panorama artistico contemporaneo locale e internazionale.

In tutto ciò sono rimasta colpita dal Fotografiska, a cui dedico questa prima parte di reportage. Centro museale per la conoscenza e la diffusione della fotografia contemporanea, con le sue grandi ed eterogenee esposizioni, ricche di opere, organizzate nelle ampie sale sui due piani del complesso di un ex dogana mercantile in mattoni rossi in stile Art Nouveau, che si affaccia sul Saltsjön e da cui è possibile godere del paesaggio della costa opposta punteggiata dalle luci della città e del grande Luna Park Tivoli.

Inez & Vinoodh Pretty Much Everything 2015

Inez & Vinoodh Pretty Much Everything 2015

Inez & Vinoodh Pretty Much Everything 2015

Inez & Vinoodh Pretty Much Everything 2015

Una delle mostre che mi ha lasciata per ore senza fiato è quella dedicata all’opera dell’ormai duo fotografico più conosciuto al mondo per aver immortalato celebreties della musica, del cinema e della moda collaborando con le maggiori riviste di settore, Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin. Talento riconosciuto ed apprezzato proprio per il carattere innovativo, eccentrico, trasgressivo e d’impatto di ogni loro scatto e oggi anche dei loro video, sviluppando un repertorio preciso ed insolito di pose, che grazie alla sperimentazione di nuove tecniche restituiscono un’estetica elegantemente perfetta, a metà tra il bello e l’assurdo, qui presentata alle pareti della mostra Pretty Much Everything 2015 attraverso un’ampia e variegata sequenza di ritratti artistici.

Inez & Vinoodh Pretty Much Everything 2015

Inez & Vinoodh Pretty Much Everything 2015

Ogni ritratto è arricchito dall’inserimento di un particolare artistico che abbellisce o interagisce con il soggetto influenzandone l’atmosfera evocativa talvolta di uno stato d’animo. Gli artisti creano un contesto, una messa in scena che coinvolge i soggetti e il loro lavoro, suggerendo allo spettatore indizi per decifrarne il contenuto. Gli scatti in mostra appaiono come pezzi di un puzzle d’immagini e simboli, senza soluzione perché il fine è lasciarsi andare con l’immaginazione in quei microcosmi sperimentando in modo diverso a seconda delle proprie conoscenze e backgrounds. Un’esperienza estetica esaltante di viaggi immaginari attraverso le bizzarre scelte compositive di colori, simboli, disegni e quant’altro. La fotografia diventa un documento che rimane nel tempo e si deposita nella memoria di ognuno di noi, e ogni essere umano che si pone davanti al loro obiettivo non può che diventare eroe all’istante.

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Nel 2010 poi il duo introduce nel proprio lavoro la telecamera RED, arrivando naturalmente alla decisione di girare film per quasi ogni servizio fotografico da realizzare. Ed è in questo modo che il loro “Bodylanguage” unico e sovversivo ha aperto al cinema e alla moda un nuovo universo di possibilità espressive innovative.

http://fotografiska.eu/

 

 

 

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ImageGen

“Untitled” installation by Carlo Galli for Alternate Residency in Brooklyn NY | Video

“Deconstruction tape” is a short movie about the disassembly part of the installation “Untitled” by Carlo Galli in Brooklyn NY during the Alternate Residency. The installation is made by adhesive dangerous tape. The modules repeated on the surface of the studio, overlaying and aligning the two colors (red and white) in wich the tape is made of, are circumscribed squares one to each other creating a hypnotic effect. The material keep his meaning as delimitation and prohibition, it strengthen the concept of the installation.

“Deconstruction tape” è un video che documenta la fase di smontaggio dell’installazione “Untitled” realizzata da Carlo Galli durante la residenza Alternate Residency a Brooklyn NY. L’installazione è realizzata con nastro segnaletico adesivo. I moduli ripetuti sulla superficie dello studio, sovrapponendo e facendo coincidere le linee per qualità cromatica, sono dei quadrati bianchi e rossi che si circoscrivono l’uno con l’altro creando nell’insieme un effetto ipnotico. Il materiale che ho utilizzato porta con se il significato diretto di delimitazione e proibizione incidendo concettualmente sul risultato finale dell’ installazione.

Video by Sasha Cesana

For more infos about the artist -> http://www.carlogalli.it/

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Veduta dell'esposizione ad Artforms

Rigorosi, rigolards… Chiavacci e Morellet in rigoroso e ludico confronto a Prato

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Due figure importanti nel panorama italiano, francese e internazionale dell’arte contemporanea quelle di Gianfranco Chiavacci e François Morellet per la prima volta in dialogo tra loro all’interno della mostra “Rigorosi, rigolards…“, ospitata in due spazi a Prato: Artforms, giovane associazione inaugurata questa estate, e la Galleria Die Mauer. Entrambi infatti pur avendo fatto esperienze artistiche simili e percorso le stesse strade non si sono mai realmente conosciuti, mai direttamente influenzati. Eppure, da ciò che ho potuto vedere, la loro ricerca ha molti punti di contatto. Il toscano Chiavacci studia, crea e formula in sordina sviluppando un linguaggio geometrico astratto dalla linea minimale; più celebrato e conosciuto invece Morellet, tra i primi esponenti dell’astrazione geometrica francese e fondatore del GRAV (Groupe de Recherche d’Art Visual), che si è interessato alle possibilità espressive del “movimento” nell’arte cinetica accostandosi alle ricerche degli italiani del Gruppo T, Gruppo N e Bruno Munari. Il 1963 è però un anno fatidico per le loro ricerche. Infatti influenzati dalla tecnologia, che in quegli anni fa la sua comparsa, il primo persuaso dall’utilizzo degli elaboratori elettronici, inizia la sua ricerca sul sistema binario basato sui bit, mentre il secondo decide di far uso di materiale tecnologico e inizia a realizzare le sue prime opere al neon.

Un percorso espositivo itinerante ed interattivo quando dagli spazi bianchi e caratteristici della Galleria passiamo a quello unico, lineare ed ex-industriale dell’Interno 8 che si presta a un gioco compositivo del quale il visitatore è protagonista attivo avendo la possibilità di spostare alcuni dei parallelepipedi/espositori, in cui sono racchiuse singolarmente le opere grafiche selezionate, e porli vicino ad altri fissi nello spazio così da stabilire un rapporto diretto tra le opere di entrambi gli artisti e scoprirne inaspettati parallelismi e ideali compenetrazioni. Un’interazione ludica che rispecchia quello che poi è stato e continua ad essere lo spirito con cui i due artisti hanno sempre affrontato la loro ricerca sistematica e rigorosa.

Morellet

Morellet

La scelta curatoriale optata da Alessandro Gallicchio offre quello che io definisco un confronto sinergico che esalta le caratteristiche stilistiche proprie della diversa poetica dei due artisti e al contempo pone in evidenza quella che può comprendersi come una complementarietà delle due ricerche artistiche. Dalle indagini sul concetto di serialità, di casualità e del bit, nei lavori serigrafici e di grafica su carta, alle più audaci sperimentazioni delle proprietà della cinetica. 

Chiavacci - Morellet

Chiavacci – Morellet

Orari di apertura:

Artforms: Dal 18 settembre al 3 ottobre su prenotazione chiamando allo 348 80 29 817 – 329 49 61 998. Interno/8, via Genova 17/8, Prato http://info-artforms.tumblr.com
Dal 25 al 27 settembre apertura straordinaria dalle 15:00 – 18:00.

Die Mauer: Dal 18 settembre al 17 novembre, da martedì a sabato, ore 10:00 -13:00, 16:00 -19:30. Via Firenzuola, 33, 35, 37, Prato www.diemauer.it
Il 24 settembre: concerto “Pieni e vuoti”. La scheda perforata di Jaquard e l’Arte Binaria di Chiavacci nell’interpretazione del Maestro Andrea Nesti.

 

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Felipe Pantone

“Tiger Uncage” by Felipe Pantone @ Galway International Arts Festival 2015 | Video

Il bellissimo video che mostra il dietro le quinte del progetto d’installazione Tiger Uncage realizzato dall’artista spagnolo Felipe Pantone UB in collaborazione con Tiger Beer per il  Galway International Arts Festival 2015. Il famoso street artist, ispirato dalle nuove tecnologie e soprattutto dalla kinetic art, oltre alla realizzazione di murales si cimenta nella creazione di installazioni formate da intersecate forme geometriche precise, informate da una gamma cromatica decisa e varia, che si pongono in rapporto con il paesaggio urbano circostante.

The behind-the-scenes video of the project #‎UNCAGE tiger installation by the spain artist Felipe Pantone UB in association with Tiger Beer for Galway International Arts Festival 2015. The artist ispired by new tecnologies and by kinetic art, creates colourful installation projects in rapport with urban cityscapes.

http://www.felipepantone.com/

http://www.giaf.ie/

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ForA

Leo Ex Machina | BAU porta nuove “macchine” ispirate al genio di Leonardo alla GAMC di Viareggio

Nel precedente articolo vi ho introdotto a una delle due mostre ospitate alla GAMC di Viareggio, in cui vi anticipavo già qualcosa sulla seconda mostra che approfondirò in questo articolo. Leo Ex Machina è una delle esposizioni più ampie, più curiose, più bizzarre che l’Associazione Culturale BAU abbia mai curato all’interno di un museo, portando per la prima volta in Versilia una serie di opere originali di personalità artistiche di fama internazionale della seconda metà del ‘900, grazie alla collaborazione del Museo Ideale “Leonardo da Vinci” diretto da Alessandro Vezzosi e della Collezione Carlo Palli di Prato, che hanno prestato le opere qui esposte insieme ai prototipi delle “macchine” ideati dagli autori coinvolti per il numero Dodici della rivista “BAU Contenitore di Cultura Contemporanea“.

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Il tema, come si evince dal titolo, è quello della macchina, che da sempre ha affascinato gli artisti contemporanei, dalle Avanguardie Storiche fino ad arrivare a Fluxus, alla Videoarte e alla Net Art, ispirando produzioni davvero singolari. E così vediamo le prime due sale dedicate a opere di artisti storici che si sono ispirati a Leonardo, ai suoi dipinti e alle sue macchine, dalle installazioni e il video TV-BOX di Nam June Paik, a “The third hand” di Stelarc, dall’opera “Dear Leonardo – Letter n.10” di Anna Banana, “Leonardo 5” di Pavel Schmidt e la “Palette” di Daniel Spoerri, al ritratto “Joconde – Orlan” di Orlan, finendo poi con i tre disegni “Zeichnungen zu Codices Madrid” di Joseph Beuys.

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L’esposizione nasce e sostiene visivamente l’idea alla base della realizzazione di BAU Dodici, che raccoglie e dialoga con l’eredità del genio leonardesco per affrontare questioni attuali e proporre soluzioni per migliorare, scuotere, risvegliare il nostro futuro, come i dispositivi contro la noia, la brutta musica e per organizzare e focalizzare i nostri pensieri, studiati dal collettivo ForA; l’opera prodotta dalla performance esplosiva di Giacomo Verde, la scultura realizzata da Vittore Baroni con parti e circuiti integrati di vari dispositivi elettronici; il disegno a parete “tank” di Carlo Galli fatto coi micro ritratti da lui rivisitati di Leonardo da Vinci per “Variazioni di stile” all’interno della rivista BAU Dodici; per non parlare poi del dispensatore di solletico a batteria di GianLuca Cupisti utile a “carezzare l’impegno profuso dall’universo nella sua continua espansione”!

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Nell’ultima sala infine ci vediamo presentati, chiusi in teche di plexiglas, i volumi/cofanetti delle precedenti undici edizioni della rivista BAU e su due pareti opposte tutte le opere contenute nel cofanetto della dodicesima edizione. Una mappatura visiva di tutto quello che le menti di oltre cento artisti italiani ed esteri hanno creato, ispirati dal genio leonardesco.

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E’ proprio il caso di dirlo, questa mostra ribadisce il concetto secondo il quale dove non arriva la natura arriva l’uomo e il suo ingegno, l’idea e la sua messa in pratica! Non solo, ma per tutto il periodo della mostra è prevista una lunga serie di incontri, performance, presentazioni con personaggi del mondo dell’arte contemporanea provenienti anche dalla scena underground.

Fino all’11 Ottobre 2015 Per maggiori info. http://www.gamc.it | www.bauprogetto.net

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Segno, Gesto e Materia. Le opere della Donazione Pieraccini alla GAMC di Viareggio

Per le prossime due settimane ci spostiamo a Viareggio negli spazi della GAMC, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani che propone al pubblico due importanti mostre: Segno, Gesto e Materia, che rimarrà aperta al pubblico fino a Luglio 2017 e Leo Ex Machina. Ingegni Leonardeschi nell’arte contemporanea, in esposizione fino all’11 Ottobre 2015. Due bellissime mostre che mettono in risalto esperienze artistiche e sfaccettature diverse che hanno caratterizzato, e continuano a caratterizzare oggi, l’arte contemporanea nazionale ed internazionale.

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Questa settimana vi voglio parlare della prima, che presenta alcune tra le più importanti, ma anche poco conosciute, personalità artistiche del panorama europeo nei tre decenni del secondo dopoguerra facenti parte della Donazione Pieraccini attraverso il nuovo progetto di allestimento curato da Alessandra Belluomini Pucci, Claudia Fulgheri e Gaia Querci.

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Al principio ho usato immagini naturali, poi ho cercato di esprimere direttamente lo spazio che era dentro di me. [Giuseppe Capogrossi]

Allestimento che mette in risalto le qualità intrinseche sia di opere pittoriche e grafiche che scultoree esposte nel sistema ordinato di corridoi e sale del Museo, da quelle più piccole ed intime in cui si crea un’affascinante dialogo tra le opere, a quelle più grandi ed ariose in cui il racconto delle sezioni, in cui è suddiviso il percorso, si dispiega davanti ai nostri occhi in modo chiaro e lineare.

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Sette sezioni ben pensate per condurre il visitatore alla conoscenza delle tendenze che hanno poi segnato lo sviluppo dell’arte contemporanea del secolo successivo; e punteggiate da frasi o citazioni dei grandi maestri atte a rivelarne l’essenza della loro poetica.

Il nero è la notte che eguaglia le cose e riduce tutto a una parata di ombre. Io sono il pittore di queste ombre. [Emilio Scanavino]

Dall’Arte gestuale e segnica di Hartung, Scanavino, Capogrossi, Perilli, Sanfilippo, Guido Strazza, in cui si rivendica la totale espressività contro una figurazione basata su “un’esecuzione immediata di grafismi asemantici e non-concettuali; all’Informale europeo che definisce la sua poetica su tre strade diverse, quella basata sullo slancio gestuale, quella sulle espressività segniche e quella sulle qualità della materia, come possiamo vedere nelle opere di Debuffet, Vedova, Richard Stankiewicz, Claude Viseux, Corpora e Santomaso. Dalla sezione dedicata allo Spazialismo di Lucio Fontana, Toti Scialoja e Castellani, all’Arte Materica di Burri, Arnaldo e Giò Pomodoro, Umberto Mastroianni ed Emil Schumacher. 

Volevo solo mostrare l’energia di una superficie. [Alberto Burri]

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Passando poi per la sezione del Nuovo Fronte dell’Astrattismo, caratterizzato in Italia e all’estero prima dalle ricerche di Dorazio, Afro, Munari, e da quelle di Max Bill, Arp, Magnelli, Ben Nicholson, Victor Vasarely. Fino ad arrivare al fronte della Neofigurazione in opposizione con l’egemonia astrattista in favore dell'”urgenza di un’inedita espressività iconica” da cui nascono molteplici voci come quella di Luca Alinari, Enrico Baj, Valerio Adami ed alcuni degli esponenti del Gruppo Co.Br.A.: Corneille, Alechinsky e Appel.

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Tutto il percorso si conclude poi con la sezione dedicata alle personalità della Versilia che attive da anni sul territorio hanno contribuito alla creazione e definizione di un linguaggio proprio locale.

Una cospicua e propedeutica mostra, affascinante nella disposizione delle opere, per riscoprire e rispolverare quelle che sono state le manifestazioni più belle, audaci ed efficaci che hanno caratterizzato l’arte contemporanea del ‘900 con non poche influenze e ripercussioni su quello che è avvenuto invece nell’arte del XXI secolo.

Per maggiori informazioni: http://www.gamc.it | 0584 581118

 

 

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La nascita di “un’immagine sorprendente”. Mimmo Paladino e la rilettura dei grandi classici | Palazzo Blu Pisa

In una piccola ala al secondo piano di Palazzo Blu di Pisa, dalle pareti storicamente affrescate con squisiti cicli decorativi tardo settecenteschi, spiccano le 98 opere grafiche di uno dei più importanti esponenti della Transavanguardia, Mimmo Paladino. Scelte, ordinate e ben disposte per il piacere e lo stupore del pubblico, le opere sono divise in tre sezioni tematiche che compongono la mostra “Un’immagine sorprendente” a cura di Giorgio Bacci. Ed è proprio la ricerca di un’immagine che sorprenda chi guarda e chi legge un grande classico della letteratura è lo scopo del grande artista contemporaneo nella veste qui di illustratore per opere editoriali rare e preziose, in tiratura limitata come l’Iliade e l’Odissea di Omero, l’Orlando Furioso e Il Milione di Marco Polo, che per opere invece di ampia accessibilità e divulgazione come Le Metamorfosi.

Dalla serie "Tristi Tropici"

Dalla serie “Tristi Tropici”

Immagini originali, in cui vediamo affiorare le influenze e la lezione dei grandi maestri del ‘900, da Picasso a Debuffet e Baj, fino a Matisse e Licini, ai quali il Maestro fa riferimento e con i quali dialoga di volta in volta secondo la sua volontà espressiva; fresche nell’utilizzo quando della matita, dell’acquarello, della xilografia o del collage, e quando di tutte queste tecniche insieme; a volte ironiche ma allo stesso tempo cariche di significato, portatrici di un messaggio più profondo, l’essenza delle pagine scritte.

Tutte nate con la volontà di destituire i vecchi dettami secondo i quali leggere e interpretare questi classici, e dare ad essi una nuova chance interpretativa perché come Calvino insegna e il curatore ci riporta alla mente “[…] 4. D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima. 5. D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura. […] 6. Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.

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Il percorso inizia dal tema del “viaggio”, quello avventuroso di Ulisse e di introspezione e visionario di Dante fino a quello di scoperta dell’Estremo Oriente di Marco Polo dai quali sono nate delle opere letterarie memorabili con cui Paladino si confronta nelle nuove e pregiate edizioni, scegliendo per ognuno una tecnica grafica diversa ad hoc. Di spicco l’uso della xilografia per le splendide e minute cornici decorative in cui sono racchiuse le immagini illustrative de Il Milione.

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La seconda sala  invece dedica spazio al tema della mutazione, della metamorfosi delle forme espresso proprio nella serie di inchiostri de “Le Metamorfosi” attraverso un segno meno preciso e netto ma volubile e sinuoso proprio della sfuggevolezza del concetto stesso. Nell’idea invece di viaggio all’interno del cambiamento si innesta quella che potrebbe essere per l’artista la ricerca della propria autenticità e delle proprie origini con la serie dei “Tristi Tropici”, di particolare pregio per l’uso di diverse tecniche come il collage polimaterico, in cui ritroviamo i canoni stilistici che caratterizzano da sempre la ricerca di Paladino.

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Arrivando infine nell’ultima sala, veniamo messi di fronte a un tema molto importante, che ci riguarda da vicino, quello del “dissidio tra apparenza e realtà, maschera e volto, vero e falso”, esplicato nelle illustrazioni de “L’Orlando Furioso” e del “Don Chisciotte”. Il primo la rappresentazione della perdita di senno associato alla perdita del senso compiuto assunto dalle lettere; il secondo invece diviene il capovolgimento ironico della realtà stessa, in cui si tenta di ricercare il senso nascosto da portare alla luce. Un tema questo che diventa monito costante nel percorso che affrontiamo quotidianamente nella società odierna, e per l’artista è un’occasione per riflettere sul potere che il linguaggio delle parole assume quando evoca, dissimula, lascia intendere diventando ambiguo e ambivalente. 

Fino al 13 Settembre | Ingresso gratuito – Per maggiori informazioni www.palazzoblu.org

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1984/2014 | Arte di Frontiera: 30 anni dopo | Le Grand Jeu

Il mio saggio per il trentennale della collettiva “Arte di Frontiera” per la piattaforma di approfondimento culturale italo-francese Le Grand Jeu -> 1984/2014 | Arte di Frontiera: 30 anni dopo | Le Grand Jeu.

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La camaleontica materia scultorea nelle mani di Carlo Galli | Conversazioni d’autore

Inauguro questo 2014 d’interviste su RDV dedicando lo spazio al giovane artista viareggino Carlo Galli che, forte di una profonda esperienza e conoscenza della modellazione scultorea, porta avanti una personale ricerca e sperimentazione materica, che lo distingue nel panorama di questa disciplina. Le materie scultoree nelle sue mani assumono connotazioni estetico-tattili estremamente interessanti, tanto da poter definire la sua scultura “camaleontica”, volendo rendere in superficie l’illusione di un altro materiale. Le sue elaborate installazioni site-specific, composte di singoli elementi interdipendenti e modellate attorno precise tematiche attuali, intessono un originale discorso critico col contesto che le ospita, come quelle realizzate su grande scala all’interno del Festival austriaco Schmiede 2013, o si fanno simbolo di quello stesso discorso nelle miniature prodotte in serie limitata per il progetto BAU a 3D per questo 2014.

Violet Vaiolent, 2014. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili

Violet Vaiolent, 2014. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili

Ciao Carlo! Parlaci un po’ di te come ti sei avvicinato alla scultura e come hai capito che sarebbe stata la tua disciplina di riferimento.

Ciao Alessandra, innanzitutto grazie per questa intervista.

Credo che sia una dote che porto dentro fin da quando sono bambino. Mia madre si stupiva molto per la creatività con cui costruivo edifici con la lego. A 17 anni mio padre mi ha proposto di andare a fare il ragazzo di bottega nel laboratorio di scenografia di Arnaldo Galli, dove tra l’ altro si lavorava anche per la costruzione dei carri del carnevale. Questa è stata un’esperienza formativa veramente importante, ho imparato a muovermi sin da piccolo in un ambiente di lavoro e ho rubato con gli occhi le tecniche e le soluzioni creative del maestro. Dopo questa esperienza, sin dai 19 anni, mi sentivo già molto sicuro delle conoscenze tecniche apprese; infatti dopo la maturità artistica mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti di Carrara, scegliendo scultura per approfondire e conoscere altre tecniche, come la lavorazione del marmo, del bronzo e la formatura.

Sei parallelamente scultore e docente di discipline plastiche al liceo, vorrei sapere cosa significa per te fare il docente con gli occhi dell’artista? L’insegnamento completa e arricchisce il tuo percorso di scultore?

Mi sono abilitato all’insegnamento di discipline plastiche nel 2007 con il corso cobaslid (SIS).  Soltanto nel 2103 hanno cominciato a chiamarmi come supplente. Il periodo più lungo è stato lo scorso anno: sei mesi al liceo artistico di Lucca. E’ stata un’esperienza emozionante perché ho avuto la possibilità di insegnare nella stessa classe dove sono stato allievo.  Mi sono divertito molto, perché con la classe, a poco a poco, si è creata una bella sintonia. Essere insegnante e artista è senz’altro positivo, infatti i ragazzi sono stimolati e incuriositi da idee differenti e capiscono molto bene se la persona che hanno di fronte possiede le competenze adeguate. Anche se non hanno delle capacità tecniche consolidate, collaborare con gli studenti è interessante, riescono a trovare spunti creativi sorprendenti che possono  influenzare anche il mio lavoro d’artista.

Carlo Galli. Intervento - Rivalutazione urbana, 2013. Colore acrilico su tombino fognario

Carlo Galli. Intervento – Rivalutazione urbana, 2013. Colore acrilico su tombino fognario

Lo scorso 19 ottobre ti è stata dedicata la prima personale alla Casa Museo Ugo Guidi, in cui erano riunite quasi tutte le tue opere scultoree, realizzate dal 2011 al 2013. Niente è lasciato all’immaginazione dello spettatore, al contrario le tue sculture fanno riferimento a specifiche tipologie figurative. Ciò sembra legarsi a una costante che distingue il tuo lavoro: l’atteggiamento critico con cui affronti tematiche ben precise. Ce ne puoi parlare?

L’idea di portare tutte le opere tra il 2011 e il 2013 è stata della curatrice Gaia Querci. Abbiamo creduto necessario fare un punto della situazione. In questi due anni infatti, il lavoro che ho portato avanti è di carattere camaleontico. La sperimentazione è una caratteristica di questi ultimi anni di lavoro e questo si rispecchia anche nella mostra. Nonostante si possa percepire un filo conduttore, ultimamente le tematiche che affronto cercano di sviluppare una critica sui valori deteriorati della società. Mi è capitato più di una volta di iniziare a lavorare ad un progetto, stimolato dalle contraddizioni che osservo. Questi input che ricevo, vengono rielaborati come elementi che cercano di rendere il messaggio finale più comunicativo e chiaro possibile. Emblematica è l’installazione scultorea “Work in progress”, presente in mostra e realizzata nel 2011. Una moltitudine di piccoli manager e imprenditori di gesso, muniti di caschetto antinfortunistico, sono posizionati in cima a dei tronchi d’albero, piantati nella spiaggia del parco naturale di Viareggio. Gli ometti “pianificano” un progetto di cementificazione. Questo lavoro si sviluppa attorno al tema della speculazione edilizia con sguardo critico rispetto a quelli che, al tempo in cui era viva la questione, erano gli interessi economici che miravano a costruire nuovi hotel e locali lungo il litorale del parco naturale.

Work in progress, 2011. Gesso e colore spray, dimensioni variabili

Work in progress, 2011. Gesso e colore spray, dimensioni variabili

Questa tua personale mi ha dato modo di notare uno sviluppo costante nella tua ricerca artistica dal punto di vista tecnico-espressivo. Parlami dei tuoi inizi con la scultura in pietra e di come man mano sei passato a sperimentare il gesso, ma ancor di più la carta pesta.

Il mio percorso artistico inizia con la fine degli studi accademici. E’ un percorso graduale in continua mutazione. I primi anni, fresco delle nozioni tecniche apprese durante gli studi di scultura, mi sono allontanato quasi subito dal marmo e dal legno, ed ho cercato di stabilire un linguaggio con diverse materie plastiche, prediligendo la creta, il gesso e il cemento. Questo approccio è stato fondamentale per assimilare tutto quello che avevo appreso e per capire le mie inclinazioni in questa disciplina. Ho potuto così sperimentare nuove soluzioni, al fine di avvicinarmi ad uno stile più personale. I temi che ho affrontato nelle prime esperienze erano vicini alla cultura classica, con un forte legame al figurativo.

Negli anni poi, proseguendo nella mia ricerca artistica, ho conosciuto nuove persone che, in diversi modi, lavorano nell’ambito dell’arte e mi hanno influenzato. Grazie a Laboratorio21, Associazione Culturale da me co-fondata, che organizza eventi e cura esposizioni, nonché spazio dove lavoro, ho avuto la possibilità di confrontarmi con altri artisti. Sempre di più ho iniziato a documentarmi, a leggere riviste e a guardarmi intorno. Mi sono reso conto che la ricerca della forma, delle linee, del gesto e della rappresentazione della figura umana, non potevano più essere gli unici fattori da prendere in considerazione, per quello che ritengo essere l’evoluzione della mia esperienza artistica. A poco a poco ho avuto la sensazione che fosse necessario distaccarmi da quello che avevo appreso, nonostante ritenessi i risultanti soddisfacenti. Continuare a fare scultura figurativa tradizionale forse sarebbe stato più gratificante, però ho preferito percorrere una strada sterrata dove non vi è nessuna certezza.

Dog and Soldiers, 2012. Cartapesta, colore acrilico, 200x120cm

Dog and Soldiers, 2012. Cartapesta, colore acrilico, 200x120cm

In questa fase, ho comunque cercato di mantenere una linea guida e sviluppare quegli strumenti che conosco meglio, sia per quanto riguarda i materiali che per le tecniche. Ho provato diverse volte ad utilizzare la cartapesta come tecnica scultorea. Una tecnica che ho imparato all’ inizio del mio percorso, nell’ ambiente del carnevale, ma che non ho voluto abbandonare. In questa materia mi piace creare l’illusione di un altro materiale, grazie alle patine e ai colori. In questa materia mi piace creare l’illusione di un altro materiale, grazie alle patine e ai colori. Il colore può dare l’illusione che l’oggetto abbia un valore differente. Per esempio la cartapesta può essere trasformata in una pietra marmorea. Credo sia interessante creare una sorta di incognita sull’origine del materiale di realizzazione. Realizzo patine con colori acrilici o anche sintetici. Mi interessano i materiali come bronzo e marmo, anche se a volte mi piace improvvisare e giocare con i colori, ottenendo spesso l’effetto di leghe metalliche colorate o arrugginite.  Tutto ciò si esplica in Dog and soldiers, l’ultimo lavoro in cui ho voluto dar forma al concetto di ribaltamento di ruoli, sovvertendo le proporzioni dei due protagonisti. Il cane, che normalmente rappresenta l’innocenza e la bontà, si trova qui ad avere una statura molto più grande rispetto al gruppo dei militari, che li sovrasta. L’idea è quella di mettere i militari in una sorta di impotenza rispetto al cane, che convenzionalmente è ritenuto indifeso.  

Dog and soldiers - Carta pesta 2013

Dog and soldiers – Carta pesta 2013

Fino ad arrivare oggi a un uso insolito, ma interessante e di forte impatto estetico, della colla. Esiste un collegamento tra ciò che vuoi esprimere, il messaggio, e il materiale di volta in volta utilizzato?

L’uso della colla a caldo fa parte di un  processo di ricerca sulla materia. Ho cercato a lungo soluzioni che mi permettessero di raggiungere l’obiettivo di rendere la scultura una disciplina che possa essere concorrenziale rispetto alle altre forme d’arte. Con concorrenziale intendo che possa essere realizzata in tempi brevi, economica, ma comunque di forte impatto. L’utilizzo della colla  è il risultato di questa ricerca. Anche se sono ancora nella prima fase della sperimentazione ho potuto notare qualche risultato. . Proprio con la partecipazione nel settembre 2013 al Festival Schmiede, importante manifestazione artistica in Austria, ho avuto la possibilità di realizzare, nei dieci giorni di festival, una delle prime installazioni con questa tecnica dal titolo “Violet violent“.

Violet Vaiolent, 2013. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili_Festival Schmiede

Violet Vaiolent, 2013. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili_Festival Schmiede

I carri armati di Violet violent sono dei simboli: l’inconsistenza del materiale contrasta con la potenza del soggetto, proprio come la fragilità dell’individuo si contrappone al potere che l’uomo può attuare nelle sue strategie di sopraffazione. Un guscio vuoto può essere macchina di distruzione. Un uomo può esercitare le sue strategie anche nella vita comune in una lotta per affermare se stesso. Come in un gioco di ruolo, la strategia si intreccia con il caso, e nell’installazione i “carrarmatini” vengono allineati secondo una tattica di conquista del territorio.

Violet Vaiolent, 2014. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili

Violet Vaiolent, 2014. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili

Parallelamente alla scultura porti avanti un discorso nuovo nell’ambito dell’installazione site-specific realizzando opere con il nastro segnaletico in ambienti industriali abbandonati o luoghi di periferia fortemente degradati, fatta eccezione per quella studiata ad hoc nell’atrio di Palazzo Gambacorti per la Notte Bianca in Blu di Pisa (qui l’articolo). Come hai concepito questo nuovo percorso e qual è l’idea che vi si sottende?

E’ iniziato tutto per caso, una mattina stavo andando al mare (spiaggia libera della Lecciona) e camminando non ho potuto fare a meno di notare quelle capanne realizzate dai bagnanti, per proteggersi dal sole, con canne di bambù e vecchi legni straccati dal mare. Paradossalmente alcune di queste strutture sono state messe sotto sigillo e sequestrate. Su questo episodio è nata l’idea di utilizzare il nastro segnaletico come elemento creativo.  Come può un semplice nastro di plastica tenere lontane le persone delle aree delimitate? Il nastro è un materiale molto volubile, ma nell’immaginario collettivo il nastro bianco e rosso ha un determinato valore di limite intransitabile. Rappresenta qualcosa di inaccessibile, di pericoloso dal quale tenersi alla larga. Quindi mi sono detto, ma perché non proviamo a delimitare delle aree di spiaggia libera come provocazione rispetto ai bagnanti che frequentano la zona? Così è nato Delimitazioni di superficie e l’uso del nastro segnaletico nella mia esperienza artistica.

Delimitazioni di superficie, 2013. Nastro segnaletico e bastoncini di legno, dimensioni varibili

Delimitazioni di superficie, 2013. Nastro segnaletico e bastoncini di legno, dimensioni varibili

Carlo Galli - "Delimitazioni di Superficie" Installazione site-specific Atrio Palazzo Gambacorti Pisa Notte Bianca in Blu 2013

Carlo Galli – “Delimitazioni di Superficie” Installazione site-specific Atrio Palazzo Gambacorti Pisa Notte Bianca in Blu 2013

Puoi darci qualche anticipazione su qualcuno dei tuoi progetti per questo 2014?

Ho vinto la borsa di studio per “Bag Factory”, una residenza d’artista in Sud Africa. Intanto sto lavorando in collaborazione con altri due artisti per realizzare un workshop di scultura all’interno del Festival Schmiede in Austria. Con Laboratorio21, nel mese di giugno, è previsto un evento in collaborazione con un curatore spagnolo, che coinvolgerà artisti delle Canarie. Infine mi sto occupando di realizzare 150 miniature di carri armati per il progetto  BAU a 3D.

Un consiglio d’autore.

Viaggiate il più possibile! Fate anche delle passeggiate a piedi. Aiuta ad aprire la mente! 

http://www.laboratorio21.com

http://www.flickr.com/photos/carlogalliworks/

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“Semi” nella semantica scultorea di Renzo Lulli

Renzo Lulli - "Semi"

Renzo Lulli – “Semi”

In un angolo del cuore storico di Pisa, affacciato su Piazza San Paolo all’Orto, sorgono iPazzi, un bellissimo concept store in cui arte e design s’incontrano per dare vita, lungo le pareti del negozio, ad una continua mostra di oggetti dall’estetica seducente, e a volte bizzarra, dietro cui si nasconde anche qualità ed innovazione tecnologica. Proggetti, frutto di quelli che forse oggi sono proprio “i nuovi pazzi”, brillanti designers e autori che operano una piccola rivoluzione creativa del vivere quotidiano, attraverso soluzioni che in sé coniugano funzionalità e valore estetico, tutto nel segno dell’eco-sostenibilità, proponendo nuovi approcci dell’abitare, del lavorare e del vivere outdoor. iPazzi però vanno oltre e si fanno promotori di altri “pazzi”, artisti che caratterizzano col proprio lavoro il panorama dell’arte contemporanea toscana, grazie alla volontà del proprietario, Fabrizio Trontì, che cura una rassegna espositiva all’interno del negozio, arricchendone e ampliandone la già l’ambiziosa mission. Un luogo d’incontro e scambio insomma, che opera un piccolo approfondimento sulla realtà artistica toscana. Ed è su questa scia che, poco dopo Befana, iPazzi accolgono il 2014 con l’esposizione “Semi”, dedicata a Renzo Lulli, artista di origini toscane attivo da oltre vent’anni nella scultura. Il pubblico avrà conosciuto il suo personaggio nel film “I primi della lista” del regista Roan Johnson, su soggetto scritto dallo stesso Lulli, che da anni ormai vive e lavora in Marocco. Terra magica quella marocchina, non molto lontana geograficamente, ma distante per colori, odori, sapori, suoni e profumi, di cui l’artista presenta qui alcuni preziosi “semi”. Terra tanto affascinante quanto ispiratrice per la sua poetica e lo sviluppo di una personale semantica scultorea, costruita sulla dicotomia del linguaggio di soluzioni formali bicrome dalle sinuose linee concave e convesse, di parti scavate e parti in rilievo.

"Osso di riccio" - legno di limone e palissandro

“Osso di riccio” – legno di limone e palissandro

"La piovra" - legno di limone

“La piovra” – legno di limone

"Il Giunto" - legno di limone e cocco

“Il Giunto” – legno di limone e cocco

Semantica con la quale restituisce immagini e sensazioni della natura esotica che lo circonda, filtrata attraverso la sua sensibilità, e di ciò che per lui sono i valori di unità, di amicizia, di uguaglianza ove c’è un’apparente diversità. Forme “essenziali e semplici”, come scrive Trontì, che mostrano le eleganti caratteristiche del legno, articolate nell’ampio discorso che l’artista intrattiene con la materia in cui si identifica, dimostrando grande esperienza nella padronanza dei mezzi scultorei su materie lignee, molto spesso sfuggenti alla modellazione.

"Bassamarea" - legno di limone e palissandro

“Bassamarea” – legno di limone e palissandro

"La mia impronta" - legno di iroko

“La mia impronta” – legno di iroko

Una “Semi”-esposizione, che anticipa quello che l’artista esporrà, il prossimo 8 marzo, per la collettiva al Centro Espositivo SMS di Pisa, insieme ad altri 22 artisti italiani, di cui la metà pisani, e 7 marocchini. Un riconoscimento per tutto il lavoro di collaborazione e interscambio tra l’Italia e il Marocco, che sin dal 2004 esiste grazie alle residenze d’artista organizzate dal Direttore del Centro d’Arte Contemporanea di Ifitry (Essauri), Mustapha Romli, nonché Direttore della prima Biennale Internazionale di Casablanca del 2012, nella quale confluiscono le opere frutto di tali residenze. Il trait d’union culturale tra le due terre, è incarnato proprio dallo stesso Lulli, che da tre anni collabora con il Direttore Mustapha Romli, divenendo figura di riferimento e coordinazione per l’Italia nella realizzazione dell’interscambio artistico-culturale col Marocco, e di questa prossima grande esposizione d’arte contemporanea patrocinata dal Comune di Pisa, che promuove la città a centro di studio e produzione artistica.

La mostra “Semi” sarà visibile fino al 1 febbraio 2014 in orario di negozio.

http://www.renzolulli.it

http://ipazziblog.blogspot.it/

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L’estetica del FOMENTO | Torino 2013 Reportage Part. 2

-®Stefano Guastella-0320

Se nella prima parte del mio reportage sulla contemporary week di Torino 2013 ho affrontato una la lunga ricognizione su Paratissima 9, in questa seconda parte invece mi concentrerò su alcuni eventi e manifestazioni avvenuti all’esterno del PIX e, se posso dirlo, anche al di fuori dei circuiti consueti dell’arte: dalla periferia fino in centro città, dagli spazi industriali del Bunker, nell’EX stabilimento SICMA di Barriera Milano, a quelli immacolati della Galo Art Gallery in San Salvario, il tutto sotto il segno dell’arte urbana, nelle sue diverse coniugazioni ed accezioni.

Parola chiave fondamentale con cui si decifrano gli argomenti affrontati, e filo rosso che ha cucito insieme i diversi eventi, è FOMENTO; quello artistico, la dose di adrenalina che spinge il writer come lo street artist ad agire illegalmente, a compiere gesti di libertà spontanea e immediata dettata dal momento, ma anche quella che lo spinge ad operare legalmente confrontandosi con nuove sfide sia dal punto di vista tecnico che di nuove dimensioni compositive. Così ne han parlato i curatori e storici dell’arte invitati dall’Associazione URBE all’incontro “Nuove forme di arte pubblica”. Un tema molto sentito oggi soprattutto se pensiamo agli sviluppi che la Street Art e il Graffiti-Writing hanno avuto negli ultimi sette anni in Italia e all’estero. Il dibattito avvenuto al Bunker ha visto riunirsi alcune delle figure di spicco nel panorama curatoriale ed organizzativo di manifestazioni di respiro internazionale nel campo delle suddette discipline, come Riccardo Lanfranco, artista e direttore artistico del Festival di Mural Art PicTurin e fondatore dell’Associazione culturale Il Cerchio e Le Gocce di Torino, Claudio Musso, storico dell’arte e curatore insieme a Fabiola Naldi, del progetto curatoriale di Street Art e Writing Frontier di Bologna, Pietro Rivasi curatore del Festival di Street Art Icone e socio della Galleria D406 di Modena, Luigi Ratclif dell’ufficio cultura della Città di Torino ed infine Christian Omodeo, direttore artistico italo-francese de Le Grand Jeu e curatore del “Il Piano” all’interno del progetto “LaTour13” della Galleria Itinerrance di Parigi, non ché moderatore del dibattito. Quattro testimonianze di casi rappresentativi, di progetti che si sono realizzati negli ultimi anni in tre città italiane e una francese. Un dibattito ricco di spunti riflessivi, “fomentato” dalle idee ed esperienze vissute e affrontate in prima persona, riportate non soltanto col punto di vista curatoriale ma anche con quello dell’artista, che si fa promotore di eventi nell’ambito della propria disciplina, in cui si evidenzia la necessità di regolamentazione delle nuove tipologie di opere d’arte, come il murales, quando entrano a far parte del patrimonio pubblico e diventano bene culturale da tutelare, facendo una distinzione tra espressioni spontanee e illegali e interventi legali, realizzati su commissione. Un tema pregnante che si è aperto sul caso di Torino per il murales realizzato a PicTurin 2010 da Aryz, uno dei muralisti spagnoli più geniali al mondo, che dovrà essere smantellato per il restauro della facciata di Palazzo Nuovo – superficie su cui è dipinta l’opera – ponendo così la questione dell’effimerità di tali opere e successivamente del loro restauro. Ogni caso è a sé stante così come le opinioni, e se per alcuni rimane tutt’ora una questione aperta, per altri invece le opere di questo tipo devono rimanere effimere, non soltanto perché la loro conservazione o restauro comporterebbe una pianificazione a monte e uno sforzo enormi e irrealizzabili per le poche risorse disponibili, ma anche perché secondo l’etica “writing” queste espressioni nascono come azioni spontanee e illegali, che avvengono per strada senza che l’artista si ponga troppi problemi di conservazione quanto quelli di velocità di esecuzione. A questo proposito illuminante è la testimonianza di Riccardo Lanfranco, che afferma “aver realizzato un’opera vicino alla Mole Antonelliana, in pieno centro storico, è un segno che, anche se è durato tre anni, ha cambiato drasticamente in positivo tutta la scena. Ogni volta che realizziamo questi interventi, sì c’è un 10% di persone che non riesce a capire e critica, ma il restante 90% che assiste ai lavori e passa dai luoghi d’interesse, ringrazia per questi interventi. E questo secondo me è un segnale positivo.” Perciò se da una parte non è ancora possibile capire quale comportamenti adottare, dall’altra si auspica l’intensificazione delle operazioni di catalogazione degli interventi e dello sviluppo di un adeguato apparato critico per valorizzarne le qualità intrinseche e rafforzarne la memoria storica. Su questo punto pare risolutiva l’affermazione di Pietro Rivasi quando dice “nel momento in cui l’intervento dell’artista sarà considerato come intervento d’arte pubblica e il budget sarà quello che viene normalmente destinato alla posa di una statua.. non so penso ottanta mila euro… allora in quel caso possiamo cominciare a discutere della tutela dell’opera, del materiale documentativo e di stipendiare qualcuno che stia dietro all’intero intervento. Fin’ora a Modena sono state le persone con un enorme passione a far venire la gente a dipingere perché preferisce vedere dei muri colorati piuttosto che dei muri che vengon giù, perché diciamola tutta più sono malmessi e più li danno volentieri”. Quest’ultima frase poi apre un’altra questione ancora, quando i Comuni e le istituzioni in generale molto spesso vedono, il dare permessi per intervenire pittoricamente su pareti o facciate come un’occasione di restauro o ristrutturazione gratuite delle proprie proprietà immobili, compromettendo però il lavoro degli artisti, che si trovano ad operare su superfici molto danneggiate, e la persistenza nel tempo dell’opera stessa.”

In ordine da sinistra: Luigi Ratclif, Riccardo Lanfranco, Pietro Rivasi, Claudio Musso e Christian Omodeo

Emerge di conseguenza il dover riflette sulla natura e la storia di queste nuove tipologie di opere per poter iniziare a pensare a una ricerca storico-artistica seria e metodologica di questi fenomeni, capirne le dinamiche e stabilire le modalità di comportamento legislativo a riguardo. Tema portato all’attenzione da Claudio Musso, la cui esperienza diretta con gli artisti gli ha permesso di confrontarsi su questioni spinose, anche in relazione a quelle trattate fin’ora, affermando che “il writing andrebbe trattato in maniera non esclusivamente pittorica. Se dovessimo andare a mostrare la parte performativa, la parte energetica, la parte adrenalinica di fomento… diventerebbe molto complicato nel senso che non abbiamo ancora gli strumenti per metterlo in mostra, ma dovremmo poi metterlo in mostra perché ci serve quella parte. Il Writing e la Street Art “sono categorie che possono essere trattate parallelamente, perché pescano da immaginari completamente diversi e per questo vanno studiate. Non per forza in maniera accademica, ma vanno studiate. Francesca Alinovi, che fece la mostra “Arte di Frontiera” a Bologna, era rappresentante di un’accademia ma studiava queste cose in maniera anti accademica, perché per comprenderle bisogna che ci avviciniamo in qualche modo.” E continuando sulla confusione delle terminologie e del loro utilizzo proprio o improprio, per Musso “è sensato a questo punto porre il discorso nei termini dell’Arte Pubblica se è possibile riuscire a restituirlo nella sua complessità”

Infine Christian Omodeo, tirando i fili del discorso, conclude con due note positive accertando ad oggi degli sviluppi nell’universo del Writing e della Street Art, ovvero una certa sensibilità diffusa, rispetto ad anni passati, che fa nascere negli artisti esigenze diverse da quella di fare un’illegale di notte nel più breve tempo possibile, e che li porta più spesso invece ad affrontare nuove esperienze di azioni legali su pareti di 40 metri d’altezza provando però quella stessa carica adrenalinica di cui si è parlato sin dall’inizio, data non solo dal confronto con grandi superfici ma anche dalla responsabilità che un intervento pubblico richiede; conseguentemente diviene chiara l’importanza della funzione rivestita dal bozzetto preparatorio da presentare alle istituzioni di riferimento per l’assegnazione o meno della commissione all’artista, coincidendo con la trasformazione di quest’ultimo in un professionista la cui necessità è quella di un adeguato inquadramento professionale del proprio percorso di ricerca. Da questo punto di vista è molto interessante ed esemplare la testimonianza dello stesso Omodeo sulle modalità di presentazione ed esecuzione delle opere murali pubbliche, all’interno del 13° Arrondissement di Parigi, che spiega “il Comune chiede il bozzetto, anzi due, che mostra agli inquilini dei palazzi – questi subiscono l’intervento perché il palazzo è del Comune – perché possano dialogare con l’artista per arrivare a scegliere un’immagine che sia il più vicino possibile alle loro aspettative. Oggi vengono fatte regolarmente 2/3 facciate l’anno, le ultime sono state fatte da Sainer e Inti, e si sta già lavorando per il prossimo anno, quindi il ciclo è già avviato. So che le procedure per la realizzazione di una facciata durano circa un anno e mezzo, e che l’artista che farà la facciata, durante questo periodo avrà un anticipo per la realizzazione del bozzetto. È già qualcosa di molto inquadrato e che soddisfa sia le istituzioni committenti, sia gli artisti che realizzano gli interventi, in quanto vengono pagati e quindi vedono riconoscersi il loro lavoro, sia il pubblico che vive il quartiere perché adesso il quartiere si è animato, diventando una zona turistica che attrae stranieri che vanno a fare il percorso della Street Art”.

Organizzato in occasione di Torino Contemporanea, questo incontro rientrava nel programma del Festival di Arte Urbana “SUB URB ART 2”, la seconda esperienza di rilettura della città in trasformazione progettata dai ragazzi di URBE, attraverso la riattivazione degli spazi dell’ex stabilimento SICMA con la creatività di artisti internazionali. Un programma folto di appuntamenti tra cui gli interventi pittorici di 108 con “Lo spirito del Monviso”, MP5 con “Panismo”, Chekos’Art con “ART AS METHOD TO UNDERSTAND LIFE, LIFE AS AN ARTWORK” e Frank Lucignolo con “Nulla ci perseguita più di ciò che non diciamo” per Citizens of Cityscape, Seacreative+Ravo, Fra.Biancoshock, e quello installativo di Andreco, che vanno ad arricchire il repertorio di opere realizzate tra giugno e settembre 2012 da artisti come l’inglese Phlegm, il polacco Nespoon, gli spagnoli BToy e Uriginal, il tedesco Dome e l’italiano Pixel Pancho

MP5 "Panismo" Bunker Torino 2013

MP5 “Panismo” Bunker Torino 2013

Andreco Installazione - Bunker Torino 2013

Andreco Installazione – Bunker Torino 2013

 

Il FOMENTO è nuovamente protagonista nella bi-personale dedicata agli street artist romani  JB Rock e  Hogre, a cui da il titolo, curata dallo stesso Omodeo alla Galo Art Gallery. Non una semplice mostra ma un progetto che ha dato il là a tutta la riflessione sul concetto ambiguo di “fomento” nella sua accezione romana. Recuperato positivamente per la prima volta negli anni ’80 dal gruppo Hip Hop romano “Colle der Fomento”, invitati a suonare sul palco del Bunker in occasione dell’inaugurazione della mostra, e tramandato prima tra i writer negli anni ’90 poi tra gli street artist romani dei primi del 2000, il fomento romano è celebrato con tre interventi sui muri messi a disposizione da Bunker e PicTurin, in cui si ripropongono simbolicamente i vagoni della Linea B metropolitana romana su cui artisti torinesi sono potuti intervenire, e con un’esposizione che fino al 24 dicembre porta alla ribalta la spinta creativa che lega i due artisti dello spray e del cutter diversi per stile e tematiche affrontate in diverse serie di opere. Di particolare pregio è la serie “Manipolazioni” di JB Rock, in cui l’elemento anatomico della mano, nelle classiche posizioni col palmo steso, del pugno chiuso, col l’indice alzato, è rielaborato e ripetuto fino a formare composizioni che richiamano alla mente le macchie di Rorschach e come loro possono essere lo strumento attraverso cui poter indagare la carica psicologica che muove l’artista;

Hogre ®Stefano Guastella

JB Rock – Foto ®Stefano Guastella

Hogre - ®Stefano Guastella

JB Rock – Foto ®Stefano Guastella

per quanto riguarda Hogre, le serie esposte mostrano un giovane artista provocatore nell’atto in cui rielabora alcune delle icone pop, attraverso uno svuotamento di significato e un abbassamento del personaggio, trasformandole in icone pubblicitarie contemporanee.

Hogre - Foto ®Stefano Guastella

Hogre – Foto ®Stefano Guastella

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Take a Look! Sguardi dalla città | Notte Bianca in Blu Pisa 2013

Take a Look! è il percorso che si è sviluppato all’interno dell’urbe pisana durante la Notte Bianca in Blu di Pisa, scandito da tre tappe espositive che hanno accompagnato il cittadino, e tutto il pubblico accorso all’evento, a prendere visione su alcune delle più interessanti riflessioni sulla città e sulla società odierna, operate da alcuni artisti toscani e non, che calcano la scena dell’arte contemporanea ormai da tempo dando prova del loro talento nelle diverse discipline di riferimento, dalla scultura all’installazione, passando per il fumetto, fino ad arrivare alla Street Art e al Graffiti-Writing.

Iniziamo con le “Delimitazioni di superficie” di Carlo Galli, l’installazione site-specific studiata all’interno dell’Atrio di Palazzo Gambacorti, sede del Comune di Pisa, dallo scultore viareggino. Essendo una zona deputata al ricevimento, all’attesa e, se vogliamo, anche alla sosta delle persone che frequentano il Comune, sembra l’occasione giusta per l’artista in cui sviluppare la sua personale critica. L’opera infatti prosegue e rispecchia quella che è l’attuale ricerca dell’artista, dal risvolto critico, sui confini concettuali, spaziali, visivi, che ogni giorno vengono posti nei luoghi della quotidianità urbana che le persone esperiscono. L’installazione non a caso consiste nella delimitazione di porzioni di superfici attraverso l’uso del consueto nastro segnaletico bianco e rosso, con cui normalmente si delimitano le aree di cantiere o quelle pericolose per la sicurezza dei passanti. Nel caso specifico, Galli realizza una delimitazione dei confini di un’area precisa del Palazzo, quella del colonnato centrale dell’atrio, creando delle barre tra le colonne che non solo ostacolano il libero passaggio dei passanti, ma la stessa visione dell’intero ambiente, così da riproporre idealmente la sensazione di delimitazione circolatoria e visiva, che l’uomo è costretto a subire in luogo pubblico, divenendo qui ridondante proprio nel dialogo di antitesi che s’instaurava con le opere in mostra per TODO Fumetti&Illustrazioni.

Seconda tappa del percorso, l’esposizione si dedicava ai sei illustratori di fama internazionale, quali AkaB, Silvia Rocchi, Alberto Ponticelli, Tiziano Angri, Lelio Bonaccorso e Simone Cortesi, con cui il free press di Pisa, Lucca e Livorno TODO ha avuto il piacere di collaborare grazie alla pubblicazione delle illustrazioni, che gli autori gli hanno dedicato, nei i numeri di quest’anno, e alle sette tavole della breve graphic novel di Tuono Pettinato, “San Ranieri”, pubblicata in occasione del Giugno Pisano. Durante la serata poi l’autore pisano insieme alla collega Silvia Rocchi hanno deliziato il loro pubblico con fantastici disegni e tanti bellissimi aneddoti sulle loro ultime pubblicazioni, rispettivamente “Corpicino”, edito da gRRRzetic, e “L’esistenza delle formiche”, la graphic novel su Tiziano Terzani edito da BeccoGiallo.

Il percorso si è concluso poi in uno degli spazi più belli e ambiti del centro, quello di Giovanni Allegrini, lo storico negozio di ottica in Via di Borgo Stretto, che all’interno delle sue vetrine ha ospitato la personale, “Atypical Landscapes”, dell’artista fiorentino Etnik, a cura di Alessandra Ioalé, mostrando al pubblico le atipiche visioni di paesaggio cristallizzate nei suoi inconfondibili agglomerati urbani. Scolpiti e realizzati su materiale di recupero, questi rappresentano appieno lo stadio attuale di ricerca dell’autore, uno degli più attivi e completi del writing in Italia, a cui ha apportato insoliti e personali contributi, scaturiti dalle proprie esperienze, nel campo dell’illustrazione e della scenotecnica. Infatti lo studio del lettering non si limita alla pura ricerca estetica delle lettere ma, dopo vent’anni passati a dipingere spazi urbani di periferia e a cercarne di nuovi, l’artista coinvolge questa disciplina nella riflessione sul concetto di “città”, scorgendone un nuovo punto di vista, fino a farne soggetto principale della sua ricerca pittorica. Il lettering diviene la base su cui Etnik imposta l’intero impianto concettuale e compositivo della sua nuova e personale ricerca artistica, che nel 2003 vede la luce sotto il nome di “Città prospettiche”. La trasformazione delle lettere, che compongono il suo nome in masse geometriche, apparentemente irriconoscibili, sono lo spunto su cui costruire moduli architettonici riconducibili a stereotipi di insediamento urbano, che s’intersecano violentemente su piani opposti e punti di vista spiazzanti per rappresentare un cemento sempre più costrittivo e un equilibrio sempre più precario nella vita quotidiana di ognuno di noi. La serie diviene soggetto e oggetto di studio, che trova nella trasposizione scultorea e su muro maggior spettacolarità e arditezza, mentre su tela e tavola riesce a toccare livelli di sintesi geometrica estrema, in cui l’identificazione delle costruzioni è quasi impossibile se non grazie a un uso descrittivo del colore e di una gamma cromatica brillante e di contrasto.

Biografie

CARLO GALLI

Nato a Pietrasanta nel 1981. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Partecipa con il Comune di Viareggio al progetto QUADRO, per l’allestimento di un laboratorio artistico a Cuba. Primo classificato all’esposizione Extempore 2001 (Simposio delle Accademie di Belle Arti d’ Europa) nel comune di Suvereto (LI). Nel 2003 tiene una personale presso la Facultad de Periodismo a La Laguna, Tenerife. Dopo l’esperienza lavorativa nella fonderia artistica L’Arte a Pietrasanta e nel Laboratorio di Carnevale e Scenografia di Arnaldo Galli a Viareggio, si dedica completamente alla scultura. Oggi gestisce Laboratorio21, officina artistica a Viareggio città dove vive e lavora.

Etnik

Nato a Stoccolma (Svezia). Vive attualmente in toscana e lavora tra Pisa e Firenze.

Il suo lavoro trova ulteriore riconoscimento alla II Biennal International of Graffiti Fine Art 2013 al MuBE di San Paolo (Brasil), nel progetto curatoriale “Frontier – La linea dello stile” a Bologna e all’interno del progetto curatoriale La Tour 13 della Galleria Itinnerance di Parigi. Infine nel marzo di quest’anno la Galleria Studio D’Ars di Milano dedica al suo lavoro una bellissima personale. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private.

www.etnikproduction.com

Tuono Pettinato

San Ranieri

Autore, fumettista, illustratore, chitarrista finto. Classe ’76.

Formatosi a Bologna all’Accademia Drosselmeier per editor e librai. Assieme ai Superamicipubblica la rivista Hobby Comics ed il free-press Pic Nic.

Per Repubblica XL realizza la serie dei Ricattacchiotti, per Linus la serie Nitro! Ha illustrato per l’editrice Campanila una serie di libri tra i quali la serie mitologica di Antìkoi. Tra le sue pubblicazioni principali, “Apocalypso – Tuono Pettinato: gli anni dozzinali” (Coniglio editore 2009), Galileo! Un dialogo impossibile (con Francesca Riccioni, Felici editore 2009),Garibaldi (Rizzoli Lizard 2010), Il Magnifico Lavativo (Topipittori 2011), Enigma – la strana vita di Alan Turing (con Francesca Riccioni, Rizzoli Lizard 2012).

Vive a Pisa e va matto per i toast ed il thè freddo.

tuonopettinato.blogspot.com

tuonopettinato.tumblr.com

www.superamici.com

AkaB

Credenti

AkaB, psudonimo dietro il quale agisce Gabriele Di Benedetto, illustratore e fumettista di grande talento. Fondatore dello Shok Studio, con cui ha collaborato con le più importanti case editrici statunitensi come Marvel e DC Comics, oggi collabora con le migliori testate italiane. La sua produzione spazia e va oltre tali discipline, per toccare la pittura e la grafica digitale, fino ad arrivare al cinema con tre lungometraggi.

mattatoio23.blogspot.it 

Silvia Rocchi

Vedo tutto blu

Illustratrice e fumettista pisana. Completa i suoi studi all’Istituto Saint Luc di Bruxelles. Ha esposto al festival del Fumetto di Lucerna e al Bologna Children’s Book Fair. Una delle fondatrici del collettivo “La Trama”, con il quale esporrà dal 5 al 20 aprile alcune sue opere alla Galleria di Via Larga di Firenze per il progetto Bosco di Betulle. Pubblica con BeccoGiallo il suo primo libro a fumetti, “Ci sono notti che non accadono mai”, omaggio a Alda Merini.

silviarocchi.blogspot.it

Alberto Ponticelli

I ribelli dell’anno 2013

Alberto Ponticelli fumettista italiano di fama internazionale. Lavora per le più note case americane Image e Marvel e collabora con importanti  case editrici italiane e francesi. Dal 2007 lavora ai disegni della serie UnKnown Soldier sui testi di Joshua Dysart per il marchio Vertigo della DC Comics. La sua ultima pubblicazione è “Blatta” di Leopoldo Bloom Editore

http://www.albertoponticelli.com

Tiziano Angri

Autoritratto Patafisico

Fumettista ed illustratore italiano di grande talento. Nel 2011 si unisce al collettivo Dummy con il quale pubblica “Le 5 fasi” per BD edizioni, di cui pubblichiamo un estratto. Nel 2012 è stato selezionato per la collettiva di “Futuro Anteriore” al Comicon di Napoli. Di prossima uscita è “La Conversione”, albo realizzato per il collettivo Ernest. Attualmente lavora al suo nuovo libro e collabora con la rivista “Il Male di Vauro e Vincino“. 

piccolaunitadiproduzione.blogspot.it

Lelio Bonaccorso

Todo el Tiempo

Fumettista ed illustratore italiano di grande talento. Nel 2009 realizza insieme allo sceneggiatore Marco Rizzo, “Peppino Impastato un giullare contro la mafia” (Beccogiallo), con il quale esordisce anche in Francia e Olanda; nel 2011 pubblica “Que Viva el Che Guevara” (Beccogiallo), e disegna per Marvel e DC-Vertigo. La sua ultima fatica è “L’invasione degli scarafaggi, la mafia spiegata ai bambini” (Beccogiallo), e per il 2013 sta lavorando ad altre tre pubblicazioni.

www.bonaccorsolelio.blogspot.com

Simone Cortesi

Italia

Dopo la maturità artistica si è diplomato al corso di Fumetto e Illustrazione presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Successivamente, frequenta il biennio specialistico di Linguaggi del Fumetto, sempre all’ABAB. Gli artisti a cui si ispira sono quelli della scuola argentina: Munoz e Pratt, argentino d’adozione. La graphic novel “Enrico Mattei. Vita, disavventure e morte di un cavaliere solitario” è la sua prima opera pubblicata con BeccoGiallo e la sua prima esperienza nel mondo del fumetto. 

simonecortesi.blogspot.it

Articoli in primo piano

Una settimana dedicata all’arte contemporanea. Torino 2013 | Reportage Part 1

Paratissima 9 – PIX

In questa prima parte del mio reportage sulla contemporary week di Torino 2013 farò una ricognizione di una delle manifestazioni più commentata e seguite negli ultimi anni, l’evento OFF di Artissima arrivato quest’anno alla nona edizione: Paratissima 9. Curato, organizzato e realizzato da qualche anno all’interno degli abbandonati Ex-magazzini generali di Torino (EX-MOI) in Borgo Filadelfia, lo staff dell’edizione 9 ci ha riservato bellissimi progetti speciali, mostre, percorsi, installazioni ed opere accompagnando il pubblico (100.000 persone in 5 giorni) in una full immersion alla scoperta delle nuove e attuali ricerche artistiche nelle diverse discipline contemporanee di riferimento, prima fra tutte la fotografia, portate avanti da artisti internazionali e nazionali, tra autori affermati e talenti emergenti; con una panoramica sul mercato dell’arte attraverso una sezione dedicata completamente alle gallerie che si rivolgono a un collezionismo giovane. Seguendo l’ordine alfabetico dei padiglioni, cercherò di riportarvi ciò che ha catturato la mia attenzione e mi ha piacevolmente colpita e sorpresa.

Partiamo dal padiglione centrale, principale contenitore dei così detti progetti speciali, in cui ha avuto un posto d’onore la mostra SKINCODES, a cura di Francesca Canfora e Daniele Ratti. Un viaggio in quelli che sono le pratiche artistiche che operano una riflessione su “la pelle”. Tela bianca su cui tatuare messaggi, segni, incidere idee, l’epidermide è l’involucro che ci difende, è la prima barriera che separa il nostro corpo dall’esterno, su o attraverso cui molti degli artisti in mostra si sono espressi, sperimentandone le qualità intrinseche di comunicazione, attraverso produzioni differenti ed esteticamente tanto affascinanti quanto macabre. Molti gli artisti di fama internazionale affiancati da alcuni giovani talenti, che sono stati selezionati attraverso un bando indetto da Paratissima, tra cui Gianni Depaoli e la sua Fiat 500 interamente rivestita di pelle di pesce, il fotografo di moda Giovanni Gastel che con le sue gigantografie di volti vuole mettere in evidenza la sofferenza e l’angoscia di queste donne che da modelle diventano vittime di questa società; l’artista macedone di istanza a Milano Robert Gligorov e la sua scioccante scultura a grandezza naturale “Vale guarda il mare”; poi nella sezione dedicata al tatuaggio ho incontrato i disegni e le opere di Nicolai Lilin, autore del Best Seller “Educazione siberiana”, la scultura di una mano tatuata di Fabio Viale e un’immagine della nota fotografa iraniana, Shirin Neshat, parte della serie “Women of Allah”, un lavoro con cui l’artista riflette sulle differenze tra la cultura occidentale e quella islamico-orientale per definirne le istanze. Nell’immagine l’artista ritrae se stessa, in questo caso con la sola mano visibile su cui è riportata la frase di una poetessa iraniana con la raffinata calligrafia propria della sua cultura; fino ad arrivare nello spazio in cui campeggia la scultura “Selfportrait (ME)” di Dario Neira insieme all’opera di Francesca Arri. Nelle sale più interne del complesso vi erano esposte le opere video “Amore mio” di Daniela Perego, e quelle dell’artista francese Orlan, che pone in primo piano le modificazioni facciali a cui si sottopone la donna oggi, succube dei modelli estetici prestabiliti, affiancate dalle opere fotografiche dell’artista torinese Olimpia Olivero, della serie “Codes” in cui la superficie epidermica diventa il circuito integrato di un corpo organico.

 

Passiamo poi al secondo spazio espositivo dedicato alla personale Grigio Assoluto di Daniele Accossato, giovane scultore torinese vincitore del “Toro d’Acciaio” 2012 come miglior artista di Paratissima. Opere e installazioni in cui protagonista è il gioco di sensi scaturito dall’estrapolazione dei soggetti rappresentati dal contesto originario di riferimento così da produrne una visione ironica intrisa d’ansia. Ma saranno le immagini a parlare al posto mio.

 

Successivamente ho incontrato le opere degli artisti del MACA per “Young at Art”, progetto itinerante a cura di Massimo Garofalo e Andrea Rodi che, in collaborazione con le associazioni Oesum Led Icima e l’omonima Young at Art, ha la volontà di promuovere su territorio italiano giovani artisti calabresi under 35. Bene di questo folto gruppo sono 5 gli artisti che per motivi differenti hanno catturato la mia attenzione: le opere pittoriche di Anna Capolupo, con “Berlin Spring” e “Ordine” dove la resa cromatica e compositiva degli scorci urbani delle grandi città europee e italiane, che lei stessa vive in prima persona, acquista il sapore del semplice esperire la realtà che la circonda, riuscendo a restituire anche l’aria che vi si respira; Maurizio Cariati e i suoi ritratti su tela hanno qualcosa in più, i volti in primo piano sembrano balzare fuori dal campo bidimensionale del piano pittorico grazie alla tecnica dell’estroflessione che permette una visione originale del ritratto; i collage digitali di Mirella Nania, in cui commistiona elementi architettonici, illustrativi, anche fotografici, appartenenti a epoche passate e diverse riattualizzate in composizioni fresche dall’atmosfera sospesa; per quanto riguarda il video invece incontro Giusy Pirrotta, nella sezione ParaVideo, con “Chroma” che mette in luce i meccanismi che si celano dietro la messa in scena cinematografica, l’ambiguità tra la realtà così percepita dallo spettatore dopo le modifiche con gli strumenti di produzione; insieme a quest’ultima espone un video anche Salvatore Insana, un altro giovane artista del MACA, che invece Young at Art espone parte della serie fotografica “Space Time Lapse”, in cui l’inquietudine va in scena attraverso scatti ambientati in paesaggi cupi dall’atmosfera irreale.

CHROMA Giusy Pirrotta

La Kustom Gallery invece era completamente dedicata alla Lowbrow Art and Kustom Kulture a cura di Giampo Coppa. Un’arte accessibile e comprensibile da tutti le cui radici risiedono nell’onda ribelle dei giovani, nata sul finire della seconda Guerra Mondiale in U.S.A., che adorava sfrecciare per le strade con motociclette e auto customizzate, trasformate in opere d’arte eccentriche e personali espressioni per distinguersi dalla massa perbenista. Dalla fine dei ’60 la Lowbrow Art coinvolge anche i fumetti fino ad arrivare ad influenzare la moda il design e le grafiche dei vinili. Ho potuto scoprire i lavori di alcuni bravissimi artisti, rappresentanti di questo movimento, tra cui lo stesso Giampo, Steuso, Wolfenstein, Malleus, Chopworks, artefici di poster, tele, art work di copertine per 33 giri, motociclette e auto customizzate fino ad arrivare ad oggetti di design davvero ROCK.

 

Un posto riservato lo ha avuto l’Associazione culturale Il Cerchio e Le Gocce di Torino, che dal 2012 collabora con Paratissima, prima seguendo la direzione artistica del murales sulla facciata del Social Club di via Giordano Bruno, affidando l’opera al giovane talento di Vesod, artista torinese che ha lasciato di sé una spettacolare impronta dei suoi virtuosismi in una composizione a dir poco sconcertante per chi percorre la via. Poi con la direzione del progetto di riqualificazione urbana di Borgo Filadelfia, Your Shutter, per il quale sono state dipinte le serrande abbassate di proprietà INPS in Piazza Galimberti e i muri della Palestra dell’Istituto Pertini, e che è continuato proprio durante Paratissima con altri due interventi di questo tipo sulle serrande di altri esercizi commerciali da parte degli artisti Giorgio Bartocci, MrFijodor e Etnik, realizzando opere di alto pregio estetico.

Giorgio Bartocci + MrFijodor

Ma gli interventi degli artisti de Il Cerchio e Le Gocce non si fermano qua e hanno proseguito ben oltre con un’opera pittorica site-secific realizzata in collaborazione da Corn79, Zorkmade e Mr Fijodor all’interno di una delle aree più vandalizzate dell’EX-MOI, grazie al supporto tecnico di Sikkens, marchio della olandese AkzoNobel, leader nel mercato delle vernici per l’edilizia e il restauro del colore. Contemporaneamente anche Giorgio Bartocci e Etnik hanno realizzato un murales all’esterno del padiglione centrale.

 

Proprio per le tante attività e progetti realizzati, l’Associazione in occasione di Paratissima ha curato anche una mostra documentaria sui suoi oltre dieci anni di lavoro in collaborazione con enti pubblici e privati realizzati per la Città di Torino, con video e foto affiancati dalle opere realizzate dagli artisti che nel corso della sua storia l’hanno sostenuta e accompagnata: Corn79EtnikFrancesco BarbieriGiorgio BartocciMrfijodorMauro149 &Rems182 (Truly-Design), VesodZorkmade.

 

Da tenere presente il lavoro di un’altra associazione con cui Il Cerchio e Le Gocce ha collaborato in questa particolare occasione mi riferisco alla tedesca Artsquare, che in collaborazione con l’Associazione “è” di Torino, Together Polska (Po) e Asociatia Club Sportiv (Ro) hanno realizzato il progetto artistico di scambio internazionale “Citizens of Cityscape”, e hanno sviluppato molti altri progetti all’interno di e con Paratissima, come l’organizzazione di incontri in lingua inglese sul tema della professione dell’artista fuori dall’Italia, e “ParaLight!” per cui è stato possibile far arrivare venti artisti internazionali invitati ad intervenire e lavorare in workshop urbani all’interno del quartiere Aurora, portando in mostra i propri lavori all’interno della Artsquare Exhibition; opere realizzate con tecniche sperimentali nelle discipline di riferimento o mixando media differenti come per esempio i lavori di Mirko D’Amato, le immagini di “Simmetrical noise” dell’artista Rajan Craveri, il collage “Youniverse” di Katarzyna Perlak, o le ceramiche di Ola Szumska e le video installazioni di Julie Land, Manuele Di Siro, e quelle di Chekos’Art feat. Carlitops, con “Sofia Loren” e Frank Lucignolo and Macedonia Exchange group, con “The green market”, che trattano la materia del graffitismo in modo originale.

E’ curioso e secondo me molto bello il progetto Botteghe d’artista, l’esposizione che ha portato all’attenzione i risultati della collaborazione di sette artisti “senior” con sette artisti “junior”. Il titolo della mostra prende spunto dal concept che sta alla base del progetto: l’antica tradizione dell’artista apprendista che va a bottega di un’artista d’esperienza. Bene anche in questo caso i sette giovani artisti hanno frequentato gli studi degli artisti “senior”, lavorando e confrontandosi con loro. Un’esperienza formativa e stimolante per i giovani e ricca di nuovi spunti creativi da cui sono scaturite sette opere, risultato di un dialogo nuovo, come “Philokalia” nata dal dialogo tra Daniele Galliano e Chiara Ventrella,  o la scultura “Reliquiae”, nata dal dialogo tra il collettivo multidisciplinare torinese di artisti e designers, Nucleo, diretto da Piergiorgio Robino, e il giovane torinese Gesebel Barone.

“Philokalia”  Daniele Galliano e Chiara Ventrella

“Philokalia” Daniele Galliano e Chiara Ventrella

“Reliquiae” Nucleo e Gesebel Barone

“Reliquiae” Nucleo e Gesebel Barone

Non mi rimane che parlare del progetto speciale Paraphotò, di cui vi vorrei presentare qui una piccola selezione degli artisti che mi hanno piacevolmente colpita. Per la sezione Mostre d’Autore, Luca Caridà con “Suture”, che riflette sul ruolo dell’immagine pubblica intorno al concetto di bellezza sviluppato nella società contemporanea in cui l’accesso e l’eccesso della chirurgia estetica è facilitato; e le fotografie della serie “Blind Russian Blues” di Roberto Luzzitelli, mentre per la sezione Talenti Emergenti, a cura di Davide Giglio e Daniele Ratti, ho trovato interessanti le serie fotografiche di Enrico Doria con “Emotional water”, di Eleonora Manca con “In my secret mirror”, in cui indaga i limiti strutturali del proprio corpo in continua mutazione, Onyricon con “Industrial series #” ed infine la serie di  Vittoria Lorenzetti, foto di ambienti dove la desolazione è sospesa in uno scatto intriso del sapore del tempo vissuto.

 

Rimanendo in tema fotografia, un altro giovane fotografo merita attenzione, sto parlando di Livio Ninni, selezionato al concorso indetto da Nikon Italia per il genere ritratto ed esposto ad Artissima e  risultato non solo vincitore nella sua categoria, ma anche del premio Nikon Talent 2013, che presso uno degli stand ha esposto il suo progetto fotografico work in progress “Fuori di Testa – Oltre al muro”, ricercando i migliori street artist e proponendo loro una seduta di ritratto del tutto originale. L’artista infatti non li ritrae per strada e neanche è invitato nello studio del fotografo, ma al contrario è il giovane fotografo che va a far visita agli artisti prescelti, sparsi per tutta Italia, ritraendoli nei luoghi dove ogni giorno operano ed in cui è esposta anche qualche loro opera.

 

Gironzolando tra i vari stand e spazi ho incontrato anche molti altri artisti affascinanti, come quelli portati dall’Associazione Culturale HeyArt con il progetto espositivo “DENTITY. THE OTHER. THE SELF” in cui cinque ricerche artistiche diverse s’incontrano nel comune dialogo col proprio Io e conseguentemente riflettono sul rapporto che intercorre tra l’opera d’arte e il corpo, elemento su cui si traspongono fisicamente i segni del nostro vissuto. Come il lavoro di Federica Gonnelli sulla sovrapposizione dei volti, intesi come specchi nei quali riconoscersi e immedesimarsi, e le opere eseguite con la tecnica del ricamo su tela con cui Ilaria Margutti ci ricorda che il corpo registra ogni traccia delle esperienze vissute essendo la parte più visibile ed esterna di noi stessi; o le opere di Giancarlo Marcali, dove è preminente la riaffermazione dell’Io attraverso la rinascita dal dolore, e quelle di Virginia Panichi, rappresentazione del corpo che muta, che migra verso identità multiple per superare le rigidità di una identità prestabilita e catalogata.

 

Poi proseguendo per gli stand espositivi dei restanti padiglioni mi sono imbattuta in altri affascinanti progetti. Come quello di “Lesbica non è un insulto”, una serie di scatti, realizzati da Maldestra, di corpi di donne nude con scritte nere “per indagare l’omosessualità femminile, per aprire un dialogo verso chi non la conosce a fondo o la ignora totalmente. Lo scopo del progetto è unire una fotografia essenziale e pulita ad un messaggio diretto ed efficace, che riveli la figura della donna lesbica nell’Italia del 2013 e la liberi da luoghi comuni.

Foto Maldestra

E quello “Memorie di Neve” del torinese Bruno Panebarco. Dall’omonima canzone dei “Prostitutes”, di cui l’autore ne faceva parte negli anni ottanta, si celebra il ricordo dei momenti passati coi componenti della band, abitues del consumo della così detta “polvere bianca”, in un’installazione di circa settecento fotografie in bianco e nero degli anni ’70 e ’80 sparse per tutto lo spazio calpestabile e in sospensione; per non parlare della scultura di terracotta di Joël Angelini, degli intensi disegni di Alessandro Caligaris, e delle opere di Severino Magri.

Tutte le mie passeggiate poi sono state allietate dalle diverse installazioni scultoree di ZOOM Torino, primo bioparco immersivo d’Italia, sparse per tutta l’area degli ex-magazzini generali, come “Piovrilla” di Simone Benedetto, e quella di “Felix” Baumgarthen, caduto dal cielo per schiantarsi al suolo di Paratissima.

“Piovrilla” di Simone Benedetto

“Piovrilla” di Simone Benedetto

“Felix” Baumgarthen

“Felix” Baumgarthen

Concludo con una scorsa al padiglione T, riservato quest’anno al progetto G@P, Gallerys At Paratissima, in cui hanno esposto molte gallerie con proposte davvero attuali di giovani artisti emergenti. L’obiettivo di G@P era proprio quello di ridurre la distanza tra il collezionismo d’élite, con le sue fiere istituzionali, e il nascente collezionismo giovane, con una proposta aperta di uno spazio accogliente e informale in cui è possibile comprare a prezzi sostenibili. Eroici Furori (MI), GAS Gagliardi Art System (TO), Galleria Paludetto (Roma/TO), Paolo Arkivio Gallery (TO), PaoloTonin Arte Contemporanea (TO), Riccardo Costantini Contemporary (TO), Semid’Arte (TO), Studio Ambre Italia (NO), Square23 (TO), UFOfabrik (TN).

 

E se a Paratissima ho trovato questi affascinanti progetti artistici, al di fuori si sono create altrettante situazioni interessanti durante il fine settimana. Dovrete solo aspettare la seconda parte di questo articolo per conoscerle.

To be continued

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Il fervido talento pisano al Lucca Comics&Games 2013

Ebbene sì anche quest’anno la presenza del giovane e fervido talento pisano al Lucca Comics&Games 2013 è importante sotto ogni punto di vista. Non manca proprio nulla alla formazione pisana per ritenersi una delle migliori in quanto a capacità e competenza in questo specifico e effervescente campo dell’arte, non è un caso infatti che alcune delle personalità di spicco della nostra città, siano ospiti a conferenze e talks molto importanti sul tema della narrazione a fumetti e tutte le sue più note declinazioni. Vediamo appunto la partecipazione di Leo Ortolani, autore di “Ratman”, alla conferenza della Panini, dal titolo Panini Comics presenta: ROTFL! LOL! BWAHAHA-HA!, in Camera di Commercio, e a quella del 2 novembre alle ore 12 a Palazzo Ducale per la seconda edizione del Lucca Comics & Science, un ciclo di incontri che ha lo scopo di promuovere il rapporto scienza-intrattenimento, inteso come momento formativo importante per la crescita e l’equilibrio del cittadino e dell’individuo, in cui Ortolani presenterà al pubblico la sua ultima opera “Misterius- Speciale Scienza”, edito da CNR Edizioni, che esplora e narra diversi aspetti del mondo scientifico con l’umorismo che lo ha da sempre contraddistinto. http://leortola.wordpress.com/

Programma incontri PANINI

Programma Lucca Comics&Science

Ratolik - Leo Ortolani

Ratolik – Leo Ortolani

"Misterius" Leo Ortolani

“Misterius – Speciale scienza” Leo Ortolani

Passando poi ad autori come Tuono Pettinato, autore di “Enigma”, che oggi a Palazzo Ducale presenta la sua nuova graphic novel “Corpicino” edito da gRRRzetic, che indaga il macabro e dilagante fenomeno di ossessione per i presunti assassini che diventano dei vip o per i luoghi degli omicidi, attraverso l’ironica narrazione della storia di un infanticidio e dell’ambizione di un giornalista nel risolvere l’enigma http://tuonopettinato.blogspot.it/

http://grrrzetic.blogspot.it/ – Padiglione Giglio Stand E304

"Corpicino" Cover - Tuono Pettinato

“Corpicino” Cover – Tuono Pettinato

"Corpicino" Tuono Pettinato

“Corpicino” Tuono Pettinato

mentre alle 17:45 presenzierà al dibattito Strisce, e ancora strisce L’eterno risorgere della forma-strip: tradizioni, ibridazioni e nuovi esperimenti. per i Comics Talks, ciclo di conferenze a cui interverrà anche Gipi, il 2 novembre alle 17:45 nella sezione Raccontare per dire (e per non dire) Il volto nascosto della narrazione: tre esperienze di racconti indiretti, laterali, enigmatici, mentre Venerdì 1 novembre alle 18, presso la Sala della Fondazione Banca del Monte, presenterà la sua ultima fatica a fumetti, con la quale l’autore pisano fa ritorno al fumetto dopo una lunga pausa di sperimentazione cinematografica, “Una storia” pubblicato da Coconino Press, che in realtà è l’intreccio di due storie, quella del protagonista, la cui vita va in pezzi e perde coscienza della realtà, e quella del bisnonno, di cui si rivivono le terribili vicende da soldato nella Prima Guerra Mondiale. giannigipi.blogspot.it/

http://www.coconinopress.it/una-storia.html – Padiglione Piazza Napoleone Stand E217

Programma COMICS TALKS

"Una Storia" - Gipi

“Una Storia” – Gipi

"Una storia" - Gipi

“Una storia” – Gipi

In questa edizione il talento pisano si esplica e viene premiato sia attraverso le tante pubblicazioni di giovani autori con case editrici di punta nel panorama dell’illustrazione e del fumetto indipendente, come la nuova opera di Silvia RocchiL’esistenza delle formiche”, edito da BeccoGiallo, la graphic novel monografica dedicata alla vita di Tiziano Terzani. silviarocchi.blogspot.it/

 

"L'esistenza delle Formiche" - Silvia Rocchi

“L’esistenza delle Formiche” – Silvia Rocchi

Per poi passare a quelle del giovane Matteo Berton che a Lucca presenta le copertine dei due volumi della raccolta della serie Skinwalker, per la Bookmaker Comics, “Umano, troppo umano” per Passenger Press, parte della raccolta Apocalypse Tarot, e “L’altro” per la casa editrice digitale Manicomix, mentre di prossima uscita per Panini Editore è un’altra sua storia di 10 pagine facente parte del volume collettivo Monoghraph vol.1: Etnik, la graphic novel a 8 mani dedicata a Etnik, writer toscano di fama mondiale. Un giovane e produttivo fumettista la cui bravura è premiata anche al ComicsJam, lanciata dalla prestigiosa Fondazione Ferragamo, con “Let’s have a walk in the city!“, una storia in cui l’artista disegna una città grande 8 pagine a forma di scarpa – una scusa, come spiega Berton, “per sperimentare con la composizione caratteristica principale del mio lavoro” – da oggi in mostra nella chiesa di San Romano. www.matteoberton.com

ComicsJam

"Umano, troppo umano" - Matteo Berton

“Umano, troppo umano” – Matteo Berton

Matteo Berton - "let's have a walk in the city!" Montaggio delle 8 pagine

Matteo Berton – “let’s have a walk in the city!” Montaggio delle 8 pagine

Fino ad arrivare al volume “Homo Homini Lupi”  edito da Stockdom Edizioni, prima pubblicazione di Lupi&Mipi, pronti a firmare le copie in vendita allo stand 103 Padiglione Editori, che saranno anche presenti alla Self Area con il proprio stand in cui poter trovare tante delle loro auto-produzioni, tra cui “Il manuale di fumetto per bambini volenterosi” presentato a LiberL’Aquila 2013. http://lupimipi.blogspot.it/

Lupi&Mipi - "Manuale di Fumetto per bambini volenterosi"

Lupi&Mipi – “Manuale di Fumetto per bambini volenterosi”

Nei meandri del padiglione dedicato ai fumetti autoprodotti troveremo anche quest’anno lo stand di WhenaWorld della mitica Lucia Biagi in arte Whena, che in questa occasione presenta il terzo capitolo dell’opera a più mani “Amenità #3”, che secondo me nel panorama delle autoproduzioni è uno degli esempi di maggior pregio sia estetico che dei contenuti, infatti stavolta l’impegno è stato maggiore ma ben distribuito in quanto a ciascun autore europeo, tra cui non solo la stessa Whena ma anche il giovanissimo fumettista Francesco Guarnaccia, è stato abbinato un autore del mondo orientale e ciascuna coppia poi a formare sei albetti, che rilegati insieme vanno a formare l’opera intera il cui tema è “cuccioli” perché, come spiega Whena, “dopo l’estinzione dei “dinosauri” – tema del primo capitolo – e la sospensione tra la vita e la morte dei “fantasmi” – tema del secondo capitolo – non poteva che esserci la rinascita.www.whenaworld.com

www.amenitacomics.com

Lucia Biagi - "Gatti strambi e alpaca stalker"

Lucia Biagi – “Gatti strambi e alpaca stalker” Amenità #3

Francesco Guarnaccia per Amenità #3

Francesco Guarnaccia per Amenità #3

Per concludere, quest’anno tra gli eventi collaterali organizzati dal Liceo Artistico Passaglia di Lucca in collaborazione con Laboratorio21 di Viareggio, Venerdì 1 Novembre dalle 15 alle 18 in via Fillungo, si terrà il live painting e il workshop con artisti del calibro di Etnik e del pisano Francesco Barbieri.

Laboratorio21

www.etnikproduction.com

www.francescobarbieri.eu

"playground" Francesco Barbieri e Etnik 2013

“playground” Francesco Barbieri e Etnik 2013

 

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Cristina Gardumi e il palcoscenico dell’arte | Conversazioni d’autore

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Cristina Gardumi Performance “Me_chicken” – Photo by Rincen Caravacci

Oggi voglio presentare una nostra cara e stimata artista, che ha scelto proprio Pisa come luogo in cui tornare dopo ogni sua avventura artistica, sto parlando di Cristina Gardumi, artista visiva e attrice teatrale di cui si è conclusa da poco la mostra personale “Soap Operas” al Cineclub Arsenale di Pisa, che ho avuto il piacere di conoscere negli ultimi due anni in cui abbiamo collaborato. Attraverso le sue parole conosceremo le esperienze che hanno segnato la sua ricerca artistica facendola crescere sia come donna che come artista. Dai suoi studi in Accademia di Belle Arti di Verona e quella Nazionale di Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma, ai premi vinti nel 2011 e 2012 fino alla sua prima residenza in Marocco e alla sua esperienza con il mercato dell’arte, Cristina Gardumi ci racconta il peculiare punto di vista di un’artista a tutto tondo; le paure, le emozioni, le aspettative e le riflessioni che l’hanno accompagnata in un percorso di aperto confronto e positivo scambio col complicato mondo dell’arte.

Dalle tue due ultime conquiste quella del Premio Celeste 2011 prima e il prestigioso Premio Laguna 2012 poi, come è cresciuta Cristina Gardumi? Voglio dire.. come si è sviluppata la tua ricerca artistica? Ha subito qualche piccolo cambiamento o una grande svolta? Queste esperienze hanno influenzato il tuo lavoro successivo? Se sì, come?

Vincere sembra un traguardo, ma non lo è mai. Anzi, è piuttosto un inizio, e per alcuni una fine! Per quanto mi riguarda immaginavo ingenuamente che la mia vita avrebbe subito uno scossone rivoluzionario, contatti a iosa, miriadi di nuove esperienze. In concreto il Premio Celeste mi ha portato una certa breve visibilità e una galleria, la Dino Morra Arte Contemporanea a Napoli, giovane, ma già ben quotata. Il Premio Laguna ha permesso che questa visibilità continuasse ancora un po’. Entrambi mi hanno fornito i contributi economici sufficienti per dedicarmi completamente (o quasi) al mio percorso fino ad ora. Ma soprattutto mi hanno dato il bisogno di dare ancora di più, di superarmi sempre, come se fossi in gara con me stessa. Una voce dentro di me mi dice: “Non ti fermare ora o sei perduta”. L’ironia è che alcuni pensano che io sia lenta!

Mi hai parlato delle tue esperienze con le gallerie, vorrei sapere quanto reputi sia importante che un’artista instauri un legame con una galleria?

Sto ancora cercando di decifrare il complicatissimo “Art World”, con tutto ciò che gli gravita attorno: collezionisti, gallerie, art advisor, critici, curatori… Credo che il rapporto con il mercato sia importante, ma molto insidioso. Come il bosco di cappuccetto rosso. I lupi però sono tanti e invece di andare dalla nonna forse è meglio cercare direttamente il cacciatore! A parte le metafore l’importante è avere ben presente che la cosa più importante è il proprio percorso, e non il valore che altri danno ad esso. Non affidarsi mai completamente a qualcuno, ma tenere aperte diverse possibilità, ascoltare tutti i consigli e filtrarli. L’operazione più difficile per me resta ancora questa.

Infatti parliamo della tua ricerca artistica. Noto certi riferimenti tratti dalle tue esperienze di attrice nell’impostazione compositiva di alcune tue opere e anche negli atteggiamenti dei tuoi personaggi. L’essere un’artista visiva e allo stesso tempo un’attrice è un elemento secondo me a cui non si deve prescindere nell’analisi della tua opera. Esiste un’influenza reciproca? Se sì quanto è importante?

La mia ricerca, in particolare in questo momento, procede sempre più nella direzione di una compenetrazione effettiva e concreta tra gesto/voce e immagine. Anche se una cosa non esclude mai l’altra, nemmeno nei miei lavori precedenti. La prossemica, la composizione dello spazio e l’espressività dei personaggi che disegno io credo debba tantissimo al teatro. È solo dopo il diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Verona che mi sono dedicata alla recitazione, credendo fermamente che questo avrebbe arricchito il mio linguaggio artistico. Stranamente per almeno due anni in Accademia d’Arte Drammatica non ho toccato il pennello. Avevo bisogno di concentrarmi unicamente sulla parola e il corpo. Ma dentro di me non ho mai smesso di lavorare: appena ho ripreso mi sono accorta di avere talmente tanto da dire e di avere una tale necessità di farlo da non riuscire più a smettere. Senza contare che uno dei fili conduttori principali del mio lavoro è il concetto di comunicazione, sia sul piano dei soggetti che rappresento, quindi dell’immagine in sé, che rispetto al rapporto “opera-fruitore”, e anche “opera-creatore”. Una delle mie più grandi paure è non riuscire a comunicare ciò che intendo, essere fraintesa. Appena ho ricominciato a dipingere, mi sono accorta che le forme astratte su cui lavoravo durante Belle Arti non mi appartenevano più, anzi mi sembravano vaghe, decorative, poco dirette. Ho preferito cercare un alfabeto nuovo, immediato e apparentemente elementare come questo mio attuale, che unisce illustrazione e pittura, e con il quale sento di poter dire le mie verità (per quanto fastidiose o scomode) in modo accessibile, e a tratti persino seduttivo. Mi rendo conto che molti non riescono a cogliere il senso vero delle mie “storie”, si fermano alla superficie. L’ironia è la chiave.

"good wife" 2013

“good wife” 2013

"Adults don't exist " 2013

“Adults don’t exist ” Installazione 300×200 cm, dettaglio 2013

 

Notebook 6 - Dettaglio 1

Notebook 6 – Dettaglio 1

Per molti ha spiccato il tema della sessualità. Ma vorrei che tu mi parlassi anche degli altri temi che tratti e che magari prediligi e perché.

La sessualità infatti è un tema che emerge accidentalmente, una conseguenza. Mi spiego: Io disegno di getto. I miei Books e i Notebooks nascono sotto i miei occhi senza che io sappia dove sto andando o perché. Solo dopo mi soffermo sull’insieme e trovo il filo che pure ho seguito per arrivare alla fine. Ho fiducia nel fatto che nulla è casuale. Seguo umilmente il sentiero già tracciato dal lavoro scrittori come Ray Bradbury o registi come Lynch che della casualità “fatale” e della libera associazione mentale hanno fatto i loro strumenti. Eppure noto che ci sono temi che nel mio lavoro affiorano sempre: la mancanza, ad esempio, o la scoperta di sé, del proprio corpo, ma non limitata all’infanzia. I miei personaggi, forse data la loro natura contaminata (dall’animale o dall’oggetto), si esplorano di continuo, si misurano persino, seguendo diverse modalità. Se poi misurino il loro Fuori o il loro Dentro non sta a me dirlo. Il mood che domina spesso è quello dell’attesa impaziente del loro Big One, del giorno in cui tutto ci apparirà chiaro finalmente. Da qui l’ansia di colmare un vuoto che forse in realtà non c’è, o meglio si riduce semplicemente a fame e desiderio, due sensi puri, bestiali, e lontani da sclerotiche intellettualizzazioni. 

Notebook 7. "About darkness" 2013

Notebook 7. “About darkness” 2013

 

Notebook 7 - Dettaglio 7

Notebook 7 – Dettaglio 7

Notebook 7- Dettaglio 5

Notebook 7- Dettaglio 5

Notebook 7 Dettaglio 8

Notebook 7 Dettaglio 8

Non parli quasi mai della tua residenza in Marocco, a Ifitry. Ti va di raccontarci questa esperienza?

Ifitry è sulla costa atlantica a Nord di Essaouira in Marocco. È un posto assolutamente unico dal punto di vista del paesaggio e della natura: chilometri e chilometri di spiaggia deserti tranne che per i pescatori del villaggio vicino. Vento e oceano che ti parlano, continuamente. Ma soprattutto una struttura realizzata appositamente per ospitare artisti da ogni parte del mondo, creata per favorire il confronto e lo scambio, e mettere nelle condizioni ideali per creare. È stata la mia prima esperienza di residenza e mi sono innamorata del luogo e delle persone, artisti e non, che ho trovato. Forse quello che mi è mancato è stata la possibilità di spostarmi, il tempo di esplorare meglio la realtà nuova che avevo intorno. Ma consiglio Ifitry a qualunque artista desideri ritirarsi e dedicarsi a creare. Un consiglio: fatevi almeno tre settimane di full immersion. http://www.cac-essaouira.com/

L’importanza del confronto con artisti stranieri e con ricerche artistiche differenti dalle tue. Come vivi il confronto? E come affronti le influenze esterne?

Credo che ci sia un tempo per ogni cosa. Ho periodi in cui il contatto col mondo esterno lo evito perché ho bisogno di ritirarmi e concentrarmi solo sul lavoro. Ma una volta conclusa questa fase io stessa cerco il confronto. Confrontarsi con altri artisti è importante e utilissimo, una cosa che ho imparato fin dai tempi dell’Accademia di Belle Arti, dove ti trovi ogni giorno di fronte ai progressi dei tuoi compagni e il dialogo è costante. A Ifitry ho trovato tanti linguaggi diversi negli artisti marocchini e francesi che alloggiavano lì nello stesso periodo. Erano tutti più maturi e quotati. È stato emozionante sentirmi trattata da pari, con grande rispetto e stima. L’umiltà è una virtù preziosa che aiuta a crescere.

Il tuo lavoro e la tua passione per l’arte ti ha sempre portata in giro per l’Italia e anche fuori ma hai scelto Pisa come porto franco in cui approdare dopo ogni avventura artistica sia come pittrice che come attrice. Per quale motivo?

Mi viene da risponderti: – Perché è l’unica città che ho trovato in cui il fiume scorre al contrario! – . Se ci fai caso, non so per quale miracolo della corrente subacquea, anche se siamo vicini al mare, l’acqua dell’Arno in questo punto del suo corso sembra cambiare idea e fermarsi per un po’. A volte assomiglia più a un lago che a un fiume! Scherzi a parte, fin dalle prime volte che venivo a Pisa a trovare la famiglia di Paolo (il mio compagno) mi sono sentita attratta. La cosa che mi affascinava in particolare era il modo in cui la natura e la città si intrecciano, per cui capita che a dieci minuti dal centro si affaccino tra le abitazioni campi lasciati perennemente incolti, in cui la vita selvatica di piante e animali sopravvive, anche se tecnicamente ci troviamo “in città”. Dopo anni trascorsi a Roma, un posto simile mi sembrava in qualche modo “magico”, senza contare che mi ricorda la mia terra, il Basso Lago di Garda con tutta la sua natura, campi, boschi e montagne vicine. Vivere qui mi aiuta a trovare pace, appunto perché non è semplice gestire due impulsi creativi forti e apparentemente in contrasto come dipingere e recitare.

ade

“Ade” 2013

Dicci alcune anteprime dei tuoi impegni di fine anno.

A dicembre parteciperò alla mostra dei finalisti del Celeste Prize 2013 a Roma, mentre a Milano sto organizzando una residenza d’artista in spazi alternativi, un’idea nuova che porto avanti con un amico curatore: abitare un’area ristretto come un bilocale o un appartamento e rielaborarlo, trasformandolo in spazio espositivo e performativo temporaneo totale, con la possibilità per il pubblico di visitare l’artista e chi lo ospita durante tutto il processo… Stiamo ancora ultimando il progetto per cui non posso addentrarmi troppo nei dettagli. Inoltre sto continuando a lavorare con il video, e ho in vista alcune nuove collaborazioni che mi permetteranno di unire musiche originali alle mie immagini in movimento.

Un consiglio d’autore.

Quando fate un dolce non dimenticate mai un pizzico di sale.

www.cristiagardumi.com

Potrete seguire il blog di Cristina Gardumi sul sito “Pisa è Cultura http://cultura.comune.pisa.it

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MINI MAXI | Progetti e documenti di Urban Art al GAMC di Viareggio

La scorsa domenica, 6 ottobre, ha inaugurato al GAMC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani di Viareggio Mini Maxi Urban Art. Eroi Locali & Star Globali, la collettiva di Urban Art a cura di Gaia Querci in collaborazione col Laboratorio21 in occasione della X Giornata Amici dei Musei promossa dal FIDAM.

mini maxi

Con questa esposizione si introducono per la prima volta all’interno di un’istituzione pubblica come il GAMC, opere e documenti storici per la conoscenza e la diffusione al grande pubblico di due delle più discusse e controverse discipline dell’arte contemporanea, il writing e la Street Art. Un affascinante percorso didattico ed espositivo che si snoda, nelle bellissime ed immacolate sale espositive del Palazzo delle Muse, sull’intreccio di due direttrici tematiche (indicate dai colori giallo e rosso delle strisce poste sul pavimento): quella degli storici film selezionati da Vittore Baroni, che raccontano e documentano il lavoro di molti grandi Star internazionali da Taki183 a Black Le Rat, da Barry McGee a Thomas Campbell, passando per Ron English e finendo con Banksy e Obey, ripercorrendo la storia del writing e della street art dagli anni ’80 fino ad oggi;  e quella dei modellini di Urban Art, che ripropongono visioni personali di città vissute o soltanto immaginate dai cinque artisti italiani, anche definiti “Eroi locali”, che operano da molti anni in questa disciplina, Etnik, Duke1, Francesco Barbieri, Giulio Vesprini e Macs. Ed è su quest’ultima direttrice tematica che si fonda il gioco dicotomico “MINI MAXI”, infatti come spiega la curatrice gli artisti sono stati invitati a realizzare MINI progetti di una città vissuta con le texture, i colori, i font dell’Arte Urbana, che fossero presumibilmente realizzabili in MAXI scala.

Vista corridoio d'entrata

Vista corridoio d’entrata

Appena ci affacciano all’entrata della galleria veniamo accolti sulla sinistra da una prima postazione video che trasmette uno dei film cult in questo settore, “Style Wars” documentario sulla cultura Hip Hop diretto da Tony Silver e prodotto da Henry Chalfant. Proseguendo incontriamo sulla direttrice gialla i primi due MINI progetti di Francesco Barbieri e Duke1. Il primo ripropone di un gruppo di grattacieli che Barbieri caratterizza con una tecnica mista di acrilici e spray dai colori cupi che ricreano sulle superfici visioni psichedeliche; il secondo ricrea un ipotetico ma reale scorcio urbano di periferia immerso nell’oscurità della notte, squarciata da un suo “pezzo” creato in alto rilievo dai toni forti dell’arancio fluo.

Francesco Barbieri - Photo by Elisabetta Orlacchio

Francesco Barbieri – Photo by Elisabetta Orlacchio

Francesco Barbieri - Photo by Elisabetta Orlacchio

Francesco Barbieri – Photo by Elisabetta Orlacchio

 

Duke1 - Photo by Elisabetta Orlacchio

Duke1 – Photo by Elisabetta Orlacchio

Duke1 - Photo by Elisabetta Orlacchio

Duke1 – Photo by Elisabetta Orlacchio

Successivamente ci imbattiamo in una seconda postazione video con “POPaganda” di Ron English, film che mostra il mash-up di simboli della cultura del consumismo con il linguaggio della pubblicità proprio dell’opera dell’artista statunitense, e poco più avanti il terzo modellino, quello di Etnik, che riproduce in miniatura uno dei suoi agglomerati urbani segnati dalla forte presenza industriale e di costruzioni cementizie, trafitte da rami di speranza, su cui non possono mancare i classici graffiti.

Etnik - Photo by Elisabetta Orlacchio

Etnik – Photo by Elisabetta Orlacchio

Etnik - Photo by Elisabetta Orlacchio

Etnik – Photo by Elisabetta Orlacchio

Seguendo il percorso delle due direttrici arriviamo alla terza postazione video con “The Universe of Kaith Hering”, un documentario sull’arte e la vita di Keith Hering, che introduce alla saletta in cui campeggia il plastico di Giulio Vesprini, artista marchigiano che presenta in miniatura la sua geologica visione di forme naturali, dall’essenziale geometria, che si riappropriano degli spazi urbani in degrado.

Giulio Vesprini

Giulio Vesprini

Giulio Vesprini

Giulio Vesprini

Giulio Vesprini - Photo by Elisabetta Orlacchio

Giulio Vesprini – Photo by Elisabetta Orlacchio

Il percorso si conclude nella saletta adiacente in cui al centro spicca l’opera dello street artist abruzzese Macs, che sulle superfici di due piccoli portavasi riporta uno dei suoi “pupi” con le sue immancabili frasi dall’ironico doppio senso; mentre alle spalle dell’opera vi è l’ultima postazione video con il film “Street Art”, prodotto da Arte, canale culturale franco-tedesco ora anche on-line.

Macs

Macs

Macs - Photo by Elisabetta Orlacchio

Macs – Photo by Elisabetta Orlacchio

Due percorsi complementari che servono alla sensibilizzazione e alla conoscenza di questa espressione artistica, che da anni si mostra ai nostri occhi e ci accompagna nell’esperienza quotidiana del vivere le nostre città. Per ciò è pensabile affermare che questo progetto rappresenti anche il primo passo verso una possibilità di accettazione e assimilazione da parte di un’istituzione museale pubblica toscana di grande livello, come quella viareggina dedicata a Lorenzo Viani, di questa disciplina contemporanea, e le sue più articolate accezioni, ancora molto poco studiata.

Questa non è la prima esperienza espositiva di tale tipo per Gaia Querci e per il gruppo curatoriale Lab21, che proprio nel giugno di quest’anno hanno organizzato e curato “Between the lines”. Come spiega la curatrice infatti Laboratorio 21 si occupa di arte contemporanea da oltre cinque anni, con iniziative di differente natura, ma sempre con particolare riguardo alle forme espressive dell’arte urbana intesa nella più ampia accezione del termine.

Il progetto Between the Lines va oltre l’esposizione, a differenza di “Mini Maxi”, portando all’allestimento di un laboratorio nel laboratorio, quello appunto di Lab21, con tutte le attrezzature necessarie per sperimentare la tecnica dell’acquaforte, messe a disposizione di un gruppo ristretto di artisti, la maggior parte proprio urban artist come Aris, Etnik, Fupete, e Moneyless, invitati a realizzare una propria opera grafica a tiratura limitata, successivamente esposta. Come infatti ci dice Gaia Querci l’idea nasce dalla passione del team di Laboratorio 21 per il grande mondo dell’incisione e per la volontà di stimolare l’artista a superarsi ed aprirsi ad una realtà sconosciuta ma, secondo noi, di grande intensità, nonché avere la possibilità di produrre opere di pregio ad un prezzo contenuto, quindi maggiormente fruibili da un pubblico di giovani collezionisti. In generale Laboratorio 21 tende a produrre progetti che stimolano la creatività degli artisti, chiede loro di realizzare opere appositamente pensate o comunque di adattarsi all’abito del progetto espositivo di volta in volta proposto. La direzione curatoriale di Laboratorio 21 parte dal concetto che le linee dell’arte istituzionale possono dialogare con le nuove forme artistiche, l’arte è l’energia che sospinge la società, espressione del vissuto quotidiano, contemporaneo è ciò che vive insieme a noi, qui e ora, dargli supporto e ascoltarlo significa farsi interpreti consapevoli di ciò che ci circonda.

Riflettendo sulle parole della curatrice vorrei concludere che, se con “Mini Maxi” i ragazzi di Lab21 hanno portato l’Urban Art in un museo come il GAMC, nonché uno dei più importanti centri espositivi nazionali specializzati nella grafica d’arte, e viceversa con “Between the Lines” hanno avvicinato l’antica arte delle tecniche grafiche ai così detti urban artist, credo si debba riconoscergli il merito di essere riusciti a raggiungere un buon livello di scambio e di confronto tra queste due discipline ben distinte e di essere riusciti a costruire un dialogo raggiungendo risultati inaspettati e positivi per il futuro studio di entrambe. la duplice volontà

I cinque modellini in miniatura resteranno in esposizione e in vendita nella sezione bookshop del GAMC.

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Su e giù per l’Europa con ETNIK | Conversazioni d’autore

Etnik+Macs "Never Ending Trip" work in progress

Etnik+Macs “Never Ending Trip” work in progress

Oggi vi presento il prodotto della mia conversazione con un altro grande e stimato artista, Etnik. Da oltre vent’anni impegnato nel writing e nella street art, Etnik porta avanti una ricerca artistica molto originale, a metà tra lo studio personale del lettering e gli studi di pittura, scultura e scenografia, su cui imposta quella che è la sua critica nei confronti delle città e del concetto odierno di “città”, attraverso la costruzione di una originale visione compositiva dell’agglomerato urbano, a cui ha dato il nome di “Città prospettiche” o “Prospettive”. Ripercorriamo insieme a lui le diverse tappe in giro per l’Europa che, da dopo l’importante partecipazione alla 2° Biennale Internazionale di Graffiti di San Paolo, hanno visto protagonista la sua opera, come le esperienze personali e collettive o le grandi partecipazioni di respiro nazionale ed internazionale, per cui possiamo vedere e capire, anche dalle immagini, come si traduce in concreto la sua poetica, anche in rapporto ai contesti in cui si esplica, e che sviluppi abbia avuto nel corso di questi ultimi anni.

Parlami della tua prima personale milanese, organizzata e curata da Daniele Decia per la Galleria Studio D’Ars di Milano.

La mia personale si è tenuta ad aprile ed è stata la mia prima personale a Milano, ma non la mia prima esperienza espositiva, in quanto avevo già partecipato a degli eventi nel 2002 e 2004 all’Airbrush Show e a qualche altra collettiva e qualche altro lavoro. La tua prima personale se ricordo bene ti è stata dedicata a Roma alla Galleria RGB di Alessandro Gorla. La mia prima personale alla Galleria RGB è stata curata da Alessandro Gorla sul tema delle mie prospettive, in cui ho presentato un modellino, una delle mie prime sculture e una serie di quadri; successivamente nel 2010 RGB me ne ha dedicata un’altra, ma stavolta il tema era quello dei Puppets, dal titolo “BlackOut”, con un allestimento studiato ad hoc completamente al buio in cui le opere, realizzate con vernici al wood, riuscivano ad emergere in modo del tutto originale.

Articolo di Emanuela del Frate su XL di Repubblica: http://xl.repubblica.it/dettaglio/78691

Invece nell’ultima personale milanese che cosa hai esposto? Beh allo Studio D’Ars ho raccolto i risultati degli ultimi due anni di lavoro e di ricerca sul tema delle prospettive. Una serie di opere realizzate su materiale di recupero – prevalentemente tavole di legno – e alcune sculture; infine la realizzazione di una delle mie prospettive sul muro interno della galleria. Una mostra molto omogenea che presenta al pubblico lo sviluppo da me raggiunto nella mia personale ricerca, sia figurativa che astratta, sul concetto di “città”, che da dieci anni porto avanti e trova nel tema della prospettiva un ottimo spunto di riflessione. Una riflessione che lega il mio lavoro di writer, cioè di studio della lettera, alle discipline che sono da sempre sono state per me punto di riferimento: la pittura, la scultura, l’illustrazione e la scenotecnica. Un tema che mi ha permesso di fondere le tematiche connesse al mondo dei graffiti e quelle invece legate al post-graffiti.

Personale alla Galleria Studio D'Ars di Milano

Personale alla Galleria Studio D’Ars di Milano

 Opera scultorea

Opera scultorea

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Tu hai sperimentato molte tecniche, tra cui quella dell’incisione. Il 2013 infatti ha visto accostarti a questa tecnica in occasione di un altro importante progetto. Me ne puoi parlare?

Nel 2013 ci sono stati molti eventi interessanti a cui ho partecipato, tra cui quella al Laboratorio21 di Viareggio. A me, Aris, Fupete, Moneyless e Magnelli è stata data la possibilità di partecipare al progetto “Between the Lines“, una mostra dei nostri lavori realizzati con la tecnica dell’incisione indiretta, prevalentemente acquaforte e acquatinta. Carlo Galli e Gaia Querci ci hanno invitati ad usufruire del Laboratorio, attrezzato con torchio e tutti gli strumenti necessari alla sperimentazione della tecnica in questione, per realizzare un’opera grafica da stampare in 80 copie. Per me è stato importante perché mi ha dato la possibilità di usufruire di una tecnica che non avevo più praticato da 15 anni. Il risultato mi ha molto soddisfatto e mi ha dato anche degli spunti per tentativi successivi e più sperimentali.

Come hai affermato prima ci sono stati molti eventi interessanti quest’anno in Italia, parlami di quelli di Urban Art a cui sei stato invitato anche come direttore artistico.

Partendo dalla Biennale in Brasile e subito dopo la personale a Milano, si sono susseguiti una serie di interventi in Italia e all’estero. Quelli italiani sono stati in sequenza a giugno: Gemona del Friuli al Festival Internazionale Elementi Sotterranei, in cui ho coordinato l’intervento pittorico sui muri esterni della piscina comunale: a me era affidata sia la scelta del tema sia la scelta degli artisti: DMS, Macs, Vesod, Erase, Arsek, Mankey e Ucon, nonché il coordinamento dell’intera esecuzione; a Cles (Trento) invece sono stato invitato da Luca Pichsteiner al progetto di riqualifica urbana “Wall Lettering”, per un workshop con i ragazzi delle scuole superiori dal titolo “L’eveoluzione del Lettering in prospettiva” e per la realizzazione del muro esterno di un palazzo del ‘700, una delle sedi storiche della città. Devo dire uno dei miei migliori e più grandi muri realizzati quest’anno, che mi ha portato anche un nuovo incarico da parte della sezione didattica del Mart di Trento e Rovereto e che mi vedrà a lavoro nella primavera prossima; infine sono stato invitato all’evento collaterale “Back to Back” della 54° Biennale di Venezia, per l’intervento pittorico a spray su un pannello 2,5mx8m in Piazza Sant’Agnese.

Panoramica della murata per Elementi Sotterranei 2013 - Gemona del Friuli

Panoramica della murata per Elementi Sotterranei 2013 – Gemona del Friuli

"Tracce" - work in progress Cles

“Tracce” – work in progress Cles

"Tracce" 2013 - Cles

“Tracce” 2013 – Cles

"Kome Natura Muore" 2013 Biennale di Venezia

“Kome Natura Muore” 2013 Biennale di Venezia

Un discorso più approfondito vorrei farlo invece per il Festival Icone 5.9, organizzato dalla Galleria D406 di Modena e curato da Pietro Rivasi, a cui sei stato invitato alla fine di Giugno e che quest’anno è stato dedicato ai terremotati dell’Emilia.

Sono stato invitato dalla Galleria D406 per intervenire su uno dei muri che si affaccia sulla ferrovia nei pressi della stazione – un muro che avevo già dipinto nel 2004 – portando un bozzetto ispirato al tema del terremoto e al titolo “5.9” che la Galleria in collaborazione con l’Associazione Fuori Orario ha dato al Festival Icone di quest’anno, proprio in memoria di quel tragico evento. Ho voluto affrontare questo tema elaborando la mia prospettiva in modo molto colorato così che attirasse positivamente l’attenzione per portare colore e allegria. Ho dipinto dei grandi volumi squarciati, poi un grande filo, che gira lungo i 20 metri di muro, ne ricuce gli strappi causati dal terremoto. Una metafora di speranza verso una ripresa positiva della vita. Contemporaneamente è stata organizzata una grande collettiva alla D406, “Disegni e Installazioni” divisa in due parti, che tra giugno e luglio ha portato a Modena una serie di opere di Street Artist di fama mondiale. Io ho partecipato con 108ArisGiorgio BartocciBastardillaEricailcaneNico MingozziOzmoLaurina PaperinaFrancesco BeviniHerbert BaglioneÉlla2501James KalindaZamoc alla seconda mostra di luglio, “Disegni e Installazioni 2”, portando un’incisione di quelle realizzate precedentemente a Lab21, 2 acquarelli e un quadro di grande dimensione.

icone

icone 5.9

Successivamente per tutto il mese di luglio hai partecipato a Oltremare Street Art, primo Festival di questo tipo organizzato a Marina di Grosseto dall’Associazione Artefacto, di cui fai parte, in collaborazione con la Fondazione Grosseto Cultura in occasione dei Campionati di Vela 2013.

E’ il secondo festival che la nostra Associazione organizza in Toscana negli ultimi due anni. Il Festival Oltremare ha previsto la realizzazione di murate, ispirate dal contesto cittadino, all’esterno della Palestra Comunale, rivestendo anche una funzione riqualificativa, e di una grande esposizione, che ha avuto molta visibilità durante tutto il periodo dell’evento sportivo, portando a Grosseto tutta una serie di artisti da tutta Italia di livello internazionale, tra cui Aris, Truly Design, Made514, Dado, Corn79, MrFijodor. Personalmente mi ha permesso di lavorare per la seconda volta quest’anno in collaborazione con un’artista che stimo, Macs, con cui ho realizzato “Never Ending Trip”, uno dei murales esterni della Palestra, e di fare un’altra parete all’esterno di uno dei bagni storici di Grosseto in collaborazione con un altro mio grande amico e collega, Sera.

Etnik+Macs "Never Ending Trip" 2013 Oltremare Street Art Festival Grosseto

Etnik+Macs “Never Ending Trip” 2013 Oltremare Street Art Festival Grosseto

Etnik+Macs "Never Ending Trip" work in progress

Etnik+Macs “Never Ending Trip” work in progress

Parlami adesso degli eventi all’estero a cui hai partecipato quest’anno.

In sequenza: a maggio un muro a Liverpool della sede dell’associazione che organizza eventi per i giovani di strada; poi la partecipazione a Stroke Fiera dell’arte di Monaco in Germania, con un intervento pittorico sui muri interni della struttura che ha ospitato il Festival e un’esposizione collettiva con gli artisti della Galleria Studio D’Ars.

Stroke Art Fair 2013 Monaco - Muro interno

Stroke Art Fair 2013 Monaco – Muro interno

Sempre in maniera più approfondita vorrei che tu mi parlassi invece del progetto “La Tour 13” di Parigi organizzato dalla Galleria Itinerrace e curato dal direttore MEHDI Ben Cheikh, a cui hai preso parte insieme agli altri tuoi colleghi ed artisti italiani quali Dado, Joys, Peeta, 108, MP5, Senso, Moneyless, Hogre, JBrock, Tellas e Iacurci.

Nel mese di giugno ho fatto il mio primo viaggio a Parigi per realizzare un mio intervento all’interno di questo progetto, rimasto segreto fino alla metà di settembre. Un progetto di Street Art basato sull’intervento da parte di un centinaio di artisti invitati da tutto il mondo ad operare, ognuno con i propri mezzi e la propria poetica, nelle stanze dei diversi appartamenti suddivisi sui 9 piani di un palazzo, vicino alla Gare D’Austerliz, di case popolari in disuso – che a novembre verrà demolito e ricostruito successivamente. Dopo quasi un anno di interventi il palazzo è completato e come una galleria dal 1° ottobre è stato aperto al pubblico. Io sono stato invitato da Christian Omodeo, direttore artistico de Le Grand Jeur e curatore del piano dedicato agli artisti italiani a cui ha dato il titolo de “Il Piano“, ad operare in uno spazio molto piccolo dell’appartamento, in cui in precedenza erano intervenuti Dado, Peeta e Joys. Quella tipologia di spazio non mi ha permesso di realizzare un intervento pittorico, ma fare un’installazione site specific coi materiali di recupero dell’appartamento e riorganizzati a mio piacimento. Questo ha portato, dopo due viaggi nella capitale, alla costruzione di una delle mie prospettive, come una mia scultura che comprendesse però tutto lo spazio dato; uno spazio che mi ha da subito fatto pensare a una stanza segreta, sia per fare qualcosa di diverso da quello già visto nella torre e sia per ispirazione a Dushamp, citando la stanza segreta che più di un secolo fa aveva realizzato a Parigi. Una stanza, che rappresentasse anche l’interno della mia testa, interamente chiusa e spiabile da parte del pubblico attraverso un piccolo foro.

"La Stanza Segreta" 2013 - Progetto Il Piano a cura di Christian Omodeo per "La Tour 13" Paris

“La Stanza Segreta” 2013 – Progetto Il Piano a cura di Christian Omodeo per “La Tour 13” Paris

 

Grazie alla disponibilità dell’artista C215 e dell’assistenza di Christian Omodeo in queste due occasioni hai avuto anche la possibilità di dipingere a Vitry, paese vicino Parigi, in cui i muri pubblici sono gestiti in modo da esser dati agli artisti per realizzarci delle opere murarie.

Da sempre nel mondo del writing è tradizione che quando un writer si muove in una città nuova lo scopo principale è quello di dipingere un muro, magari confrontandosi sulla parte con l’artista locale, in modo tale che rimanga un segno del passaggio dell’artista in città. Nel caso specifico, trovandomi a Parigi, ho provato a contattare C215, già conosciuto in una precedente esposizione a Basilea, che ha disponibilità di spazi. Il paese sta diventando sempre più un importante museo a cielo aperto perché si sta dotando di tutta una serie di dipinti di artisti di livello e di fama internazionale. Ho lasciato un primo segno a giugno, e la seconda volta a fine agosto realizzando una murata raffigurante uno spaccato che mostra uno dei miei agglomerati urbani di forte e chiara ispirazione alle piazze e agli edifici della cittadina francese. Un omaggio per così dire. Questo è successo anche in Germania, a Monaco, quando sono andato a Stroke, dove ho incontrato Loomit, storico artista locale e uno dei punti di riferimento in questa disciplina in ambito tedesco, che da sempre gestisce gli spazi in questo modo avendo a disposizione molti muri in un particolare quartiere, KunstPark, da cui sono passati tutti gli artisti che han fatto la storia dei Graffiti sia americana che europea. Succede anche in Italia da sempre, con modalità diverse, con le “hall of fame”; in pratica sono spazi pubblici  gestite da un associazione o da un gruppo di artisti che, con lo stesso spirito che ti ho descritto, invitano a dipingere ospiti o amici di passaggio in città. Ed così che io ho conosciuto tutto il mondo del writing di cui faccio parte e con cui sono rimasto sempre in contatto. Mentre a Monaco è più uno spazio libero dedicato all’incontro, a Vitry è tutto molto più organizzato, dove c’è una troupe che documenta e ci sono delle pubblicazioni curate da una giornalista studiosa; a Vitry c’è la volontà di documentare tutto quello che sta succedendo a Parigi: un work in progress all’aria aperta, in quanto ogni artista che passa lascia il segno e successivamente esce una pubblicazione che ne documenta il passaggio. Giunta alla 2° pubblicazione se ne prevedono altre a documentare il progresso.

Primo muro a Vitry Giugno 2013 - Photo by Brigitte Silhol

Primo muro a Vitry Giugno 2013 – Photo by Brigitte Silhol

Secondo muro a Vitry 2013

Secondo muro a Vitry 2013

L’ultimo tuo progetto realizzato, in collaborazione con Corn79, è quello all’interno della cella dell’ex-carcere di Tirano per “Imprevisti Artistici probabilità sociali”. Ce ne vuoi parlare? 

Si tratta della partecipazione al progetto di riqualificazione dell’ex-carcere di Tirano, “Imprevisti artistici probabilità sociali”, realizzato dall’Ass. Onlus Il Gabbiano in collaborazione con i curatori delle Gallerie Square23 di Torino e Studio D’Ars di Milano. Ha inaugurato lo scorso 21 settembre e si tratta del primo step del progetto di riconversione del complesso carcerario in luogo di accoglienza per i malati di AIDS. Io e Corn79 in questa occasione abbiamo collaborato all’interno della stanza dei colloqui, dando vita a “Dialoghi”, l’opera che mi ha permesso di dialogare appunto con lo stile e la ricerca di Corn79. Intervento divertente e interessante per capire e vedere le infinite possibilità di fusione che i nostri due modi di lavorare con le geometrie ci permettono di fare. Inoltre ho dipinto uno dei muri esterni del complesso con cui ho voluto regalare alla gente del luogo una visione di speranza e libertà, che spacchi idealmente le alte mura del carcere per un futuro nuovo. Anche qui una metafora per la futura riconversione dell’ex-carcere in un luogo di accoglienza. Intervista nell’articolo “Imprevisti artistici probabilità sociali

Panoramica "Dialoghi" Corn79+Etnik   Photo by Livio Ninni Photographer

Panoramica “Dialoghi” Corn79+Etnik – Photo by Livio Ninni Photographer

sondrio

I tuoi progetti futuri 

Per ora ti posso dire che sono stato invitato a Düsseldorf per il progetto “SprayOneWorld”. Un progetto internazionale a cui partecipano anche il brasiliano Binho, il russo Worm e i tedeschi Kj263 e Ami. Avremo da dipingere un grande edificio, dal 12 al 19 ottobre, che sarà inaugurato il 21 ottobre, e contemporaneamente faremo un’esposizione, che inaugurerà Sabato 12 ottobre, a cui parteciperò con un’installazione creata in loco e un dipinto di grandi dimensioni. Per ora ti so dire solo questo, ma ti darò aggiornamenti work in progress.

www.etnikproduction.com

https://alessandraioalerdv.wordpress.com/etnik/

Articoli in primo piano

Un tè con Schinasi | Conversazioni d’autore

Daniel Schinasi nel suo studio

Daniel Schinasi nel suo studio

Il 12 settembre scorso ha inaugurato al Museo Piaggio di Pontedera la grande mostra antologica dedicata al Maestro italo-egizio Daniel Schinasi, fondatore del movimento Neofuturista. L’esposizione, che comprende quasi cento opere (dal ’57 al 2013) tra dipinti, disegni e bozzetti, ma anche documenti storici e libri, cerca di restituire al pubblico una visione completa del significato del lungo percorso di studio e ricerca sviluppato da Schinasi in oltre cinquanta anni di lavoro continuo nel campo dell’arte, e di ciò che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi. Un’antologica in cui si traccia il discorso di un’artista in dialogo con la società in cui vive e lavora, attraverso l’esperire diretto con essa, e lo si apprezza visivamente grazie all’osservazione attenta delle opere in mostra. Un discorso che parte da Alessandria D’Egitto, prosegue in Italia e arriva in tutta Europa.

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In questa occasione ho avuto il piacere e l’onore di conoscere personalmente il Maestro, che nei giorni successivi mi ha concesso un’intervista nella sua casa di Casino di Terra. Un luogo bellissimo, immerso nella campagna, dove ho potuto ammirare da vicino molte delle sue opere sparse all’interno del suo studio, e ascoltare l’affascinante racconto di un’artista, che nella vita ha conosciuto alcune delle più importanti personalità artistiche del ‘900 da cui, non solo ha preso ispirazione, ma sono state anche monito e fonte di conoscenza per tutta la sua opera. Non resta ora che godervi la lettura di questa conversazione d’autore.

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Negli anni ’60, quando sei arrivato a Pisa e hai aperto un tuo studio in cui hai fatto il corso di disegno, qual’era la situazione artistica?

Fin da piccolo ero propenso a dare la mia esperienza agli altri; appena ho preso la matita in mano avevo il coraggio di invitare i miei vicini di casa e insegnargli a disegnare, ma io non sapevo ancora disegnare. Ero soltanto uno che cominciava a disegnare, ma c’era la voglia di dare agli altri quelle piccole esperienze. Appena arrivato in Italia nel ’56 da profugo, e dopo nel ’57-‘58, quando ancora facevo pittura impressionista, con influenze impressioniste di Pissarro, poi Monet, poi Manet, poi Degas, Van Gogh, Seurat.. ho aperto un laboratorio di disegno alla Comunità Ebraica di Livorno. Andavo la domenica e lo facevo gratis. Un anno di corso gratis. Poi a Livorno conobbi un corniciaio, Petrucci, che aprì un negozio a Pisa in Piazza Cavallotti, o per i pisani detta dello Stellino, dove vendeva le sue cornici. Accanto aveva uno spazio per il laboratorio, che mi concesse per farvi una galleria e aprire “Il Corso dell’Artista”, un corso di pittura e disegno aperto a tutti. A Pisa in quegl’anni c’era soltanto la scuola di vetrata, non c’era una scuola di pittura e disegno, e son stato il primo nel dopo guerra, se si può dire, a creare questo corso. Al laboratorio arrivavano dei professoroni curiosi di vedere questo “bimbo” aprire una specie di piccola “accademia”. La scena artistica locale era piuttosto decadente. C’erano due o tre pittori post-macchiaioli credo, poi c’era Viviani e alcuni pittori modesti ma bravi, come Allotti. Quando ho cominciato a esporre a Pisa – feci due mostre – la mia pittura era a spatola, a colpi di pennello impressionista, pennellate quadrate. Il mio studio a Pisa riuscì a diventare un buon punto di ritrovo e aggregazione, dove venivano anche gli universitari delle facoltà vicine.

In questi anni, inizi a maturare una poetica controcorrente rispetto alle neo-avanguardie. Quale è stato il tuo atteggiamento e quali sono state le difficoltà affrontate? Hai trovato consensi a Pisa, tra i giovani artisti/pittori? E in una grande metropoli come Milano?

Non è stato facile. La mia pittura era considerata una pittura arretrata, in quanto mi interessava l’uomo. Al centro della mia ricerca c’è sempre stato l’uomo. Poi ad oggi non è stato così, ma ho avuto costanza, pazienza e passione per andare avanti per la mia strada, e forza ed energia per sopravvivere. Anche perché dal punto di vista del commercio, la mia pittura non è mai stata quella del mercato. Infatti un critico di Milano (Ignazio Mormino) disse “Schinasi, Don Chisciotte senza macchia!”. I critici dell’epoca poi sono invecchiati e son spariti, e al loro posto son venuti fuori questi nuovi critici. Io dico che un critico può presentare l’artista se lo conosce molto bene, quando conosce la sua opera, e non così senza averci neanche mai parlato, come fanno i critici di oggi. Inoltre oggigiorno la firma ha acquistato un significato troppo